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sabato 14 marzo 2015

"Adesso puoi baciare la sposa. Di nuovo"

Maggio 2019 - Phoenix

Nonostante la lontananza Stellan stava facendo del suo meglio per recuperare il tempo perduto. Nel corso dell'ultimo anno le visite a Kim erano state frequenti, e il rapporto tra i due si cementificava gradualmente. C'era tanto da imparare, su quella figlia dallo spirito cosi simile a quello della madre, e c'era ancora di più da apprendere da quel padre stregone, formato in maniera impeccabile dalla vita e dai propri avi. Se è vero che è padre chi ti cresce, e non chi ti genera, e che Kim aveva superato da un pezzo la fase di crescita, era anche vero che avevano molto da condividere. Conoscendolo, la strega aveva in qualche modo avuto accesso a una parte del suo passato che considerava ormai persa per sempre. Il ritratto di Luminitza, pennellato dai ricordi di Stellan, prendeva pian piano forma sotto i suoi occhi. Ad unirli, infine, era la passione per determinate piccole cose. E finalmente l'uomo aveva compreso che piacere si provasse nel vedere la propria stirpe accrescere le proprie conoscenze, i propri poteri, condividere con questa il sapere e la felicità dei successi, l'amarezze degli esperimenti mal riusciti. I rapporti tra l'uomo e Neal...beh. Miglioravano. Non si piacevano a vicenda, questo era chiaro anche ai sassi, ma per amore di quella donna - un amore diverso per ciascuno dei due - si sforzavano di convivere pacificamente, senza perdere il gusto di lanciarsi velenose frecciatine appena ne avevano l'occasione. Il signor Larssen non aveva perso tempo, e forte delle sue buone conosce e dei suoi milioni aveva messo definitivamente in regola la figlia. Kim, adesso, non aveva  più bisogno di documenti falsi e passaporti rubati. Era una Larssen, ora, e le faceva ancora strano pensare di essere ancorata a un cognome, a un posto, a un documento dopo tutti quegli anni passati lontano dalla burocrazia e dalla legge. Certe cose, comunque, rimanevano uguali a prima. Lei continuava a presentarsi come Kim Saunders, alle persone, e Neal continuava a chiamarla Kimberly, quando voleva darle amabilmente fastidio. 
Primavera in Arizona significava vita. E lei non poteva fare a meno di pensare quanta vita ci fosse, nella propria esistenza, mentre sfrecciava con il padre verso il complesso roccioso di Mogollon Rim, con accanto suo padre. Era l'uomo a guidare, ed era stato lui ad organizzare quella piccola spedizione che li avrebbe visti lontani da casa per un'intera giornata. Aveva scoperto che all'interno delle grotte di quella zona particolarmente arida cresceva una speciale qualità di mughetti e diversi funghi, dalle interessanti proprietà. Da tempo stava lavorando a un perfetto Elisir di  Trasparenza, e queste piccole aggiunte alla ricetta base potevano rappresentare la differenza. Kim era emozionata, e continuava a stropicciare l'orlo della t-shirt bianca  che indossava sotto ai jeans e alle scarpe da trekking. I bambini erano stati sequestrati da Norwood e Cassandra,  Thomas incluso, la sera prima. Si erano fermati a dormire dai nonni dopo un pomeriggio fatto di giochi, cucina messicana e partite alla televisione. Neal era partito presto, la mattina, per sbrigare degli affari giù a Tucson. Lei, dunque, era libera di dedicarsi al padre, al viaggio, alla magia.

Erano li, in quella grotta umida, ormai dalla mattina. Niente torce, un incantesimo che aveva popolato la grotta di numerose luci baluginanti si era rivelato più pratico ed efficace. Avevano fatto una piccola pausa per il pranzo, prima di proseguire la ricerca. Alcuni dei funghi ricercati erano stati già raccolti, e messi in un'apposita cassetta. Mancavano all'appello i mughetti, motivo per il quale i due camminavano da qualche ora, il rumore dell'acqua delle stalattiti a fare da contorno al loro chiacchierare sommesso, addentrandosi sempre di più nella grotta. 

"Li dev'esserci una cascata!" aveva detto Kim, indicando una biforcazione del percorso col braccio sollevato. Offa percepiva l'acqua, ne sentiva lo scorrere li vicino, ed era una sensazione talmente meravigliosa da mandarla in fibrillazione. Era commovente vedere come l'aura della Strega ricercasse continuamente l'aura paterna, dimostrando tutto l'attaccamento che loro due, per carattere, non riuscivano a manifestarsi troppo platealmente. Avevano deciso di fare una piccola deviazione, per andare a vedere questa cascata. Kim aveva trattenuto il fiato quando, girando un ultima curva, il soffitto si era innalzato. L'acqua sembrava una sorta di tenda, celeste e trasparente, orlata di schiuma bianca e vaporosa, che schermava la visuale dell'esterno. La luce filtrava in quella colonna tumultuosa, spezzettandosi in arcobaleni e illuminando di riflessi suggestivi le rocce, smussate dalla potenza dell'acqua. Il padre le si era accostato, cingendole le spalle con un braccio, e insieme avevano osservato le proprie aure danzare rincorrendo il precipitare brulicante dell'acqua. Il rumore era assordante ma loro non sembravano farci caso. I mughetti erano proprio li, crescevano ordinati in un angolo luminoso della caverna. Stellan aveva urlato a Kim di rimanere pure li a godersi lo spettacolo, dicendo che ci avrebbe pensato lui



Quando era tornato da lei, e Kim si era girato a guardarlo, aveva storto appena la bocca. Aveva privato la pianta delle radici, e solitamente nei filtri quelle erano utilissime, porgendole un mazzo che assomigliava più a un piccolo bouquet che a una vera e propria raccolta di erboristi. Prima di poter chiedere spiegazioni Stellan si era chinato a sussurrare, al suo orecchio

"Sei felice, con Neal?"

Il tono, lo sguardo, la mimica facciale dell'uomo non lasciavano intendere che fosse pronto ad una nuova paternale sui difetti del marito. Sembrava davvero desideroso di avere un ulteriore conferma, da lei. Kim aveva preferito non dire niente, lasciando che fosse il suo viso a parlare. Senza neppure un filo di trucco, sorrideva al padre in un modo che non lasciava dubbi su quanto una certa gioia riuscisse a illuminarla, da dentro. Stellan aveva annuito, poggiandole un bacio sulla fronte. Aveva poggiato le mani sulle sue spalle, e mormorato parole che il frastuono dell'acqua aveva coperto. Ma era impossibile per lei non capire che si trattava di un incantesimo. L'aura dell'uomo si era gonfiata, avvolgendola in una spirale azzurra, plasmandosi in acqua tiepida con fare amorevole e protettivo prima di virare verso la cascata. Lo stregone si era girato, e con un movimento rotatorio del braccio, con la stessa naturalezza con la quale ne avrebbe spostato il tessuto se quella fosse stata davvero una cortina, aveva plasmato l'acqua della cascata, creando un varco. Il fiume attraversava una radura di pioppi, e gli alberi erano in piena fioritura rilasciando nell'aria il loro carico di odori. Il sole stava tramontando, e la temperatura dell'aria era decisamente piacevole. Eppure, qualcosa non quadrava. C'erano balle di fieno, disposte a raggiera intorno a un piccolo arco. Due alberi erano stati disposti vicini, i rami intrecciati carichi di piccoli mughetti, e di tantissime macchie viola che da li Kim non poteva distinguere bene. E, cosa ancor più scinvolgente, c'erano persone. Sedute li. Tante persone. No, un momento. Non erano persone. Era...la famiglia. Gli amici, i parenti. Lei non riusciva a capire, anche se in fondo capiva benissimo. Teniva il mazzo cosi stretto che la linfa cominciava a grondarle tra le dita, mentre Stellan la prendeva sotto braccio e la scortava fuori. Camminavano su pietre che l'uomo aveva sollevato, con un semplice gesto della mano, ricreando un ponticello dalla cascata alla riva. Ma fu solo quando gli occhi le si posarno su Neal, in piedi sotto l'arco con Joel in braccio, che cominciò a realizzare che era vero, era tutto vero. Indossava un vestito nero, elegante, e al di sotto della giacca invece della classica cravatta e camicia aveva messo una canottiera bianca. La trasparenza del tessuto mostrava l'intricato disegno colorato che i tatuaggi ricreavano sul suo dorso, e sorrideva soddisfatto. Era bellissimo, e lo stomaco si era contratto in una fitta che, al momento, si stava sciogliendo in qualcosa di più piacevole all'altezza del basso ventre. Era bellissimo, sorridente, intrigante. E la stava per sposare. Di nuovo.

Durante il tragitto Kim non aveva fatto altro che ridere. Una risata nervosa, che si affannava a nascondere dietro il mazzetto, e che peggiorava quando l'occhio coglieva nuovi dettagli. Le persone erano sedute su balle di fieno, decorate in modo suggestivo dai fiori che si rincorrevano lungo tutto il percorso. I maschi di casa erano tutti vestiti allo stesso modo, sfoggiando completo e canotta del medesimo colore. Persino Joel, che mentre Kim si avvicinava era stato ceduto a Cassandra, aveva un completino in miniatura. Le macchie viola che aveva intravisto da lontano altro non erano che piccole Tillandsie, il tipo di fiore che vive d'aria ed è privo di radici che Neal le aveva regalato anni prima, e che ora ornava la loro nuova cucina. Colpo di scena finale c'era Aria, accanto a Neal. Teneva in mano un grosso librone, ed era elegante e sorridente. Stellan si era fermato di fronte a loro due, sciogliendo la presa sotto il braccio senza allontanarsi. Kim aveva approfittato del minuto di serietà per uscirsene con un 

"Ciao...posso sapere che cazzo sta succedendo!?" verso il marito. Mannari, membri della comunità Navajo, e altri amici di famiglia erano scoppiati a ridere. Neal aveva infilato le mani in tasca, schiarendosi la voce.

"Prima che tu me lo possa rinfacciare per i prossimi dieci anni come hai fatto col rito indiano" aveva fatto una piccola pausa, per tormentarla ulteriormente "Kimberly Morrison Larrsen Saunders Vattelapesca. Se non hai da fare, ti andrebbe di sposarmi di nuovo, oggi?"

Stavolta gliel' aveva chiesto. Kim aveva risposto dandogli un pugno sul braccio, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime e Aria si affrettava a spiegare che sarebbe stata un unione civile, dal momento che lei aveva l'abilitazione a farlo. In quel momento la nostra povera Strega era cosi sconvolta che anche la presenza di un elefante in qualità di paggetto non l'avrebbe turbata oltre. Si era solo data un'occhiata ai vestiti, e in quel momento Stellan si era chinato a sussurrarle qualcosa, nuovamente.

"Pensa all'abito che vorresti indossare. Pensalo esattamente come lo vorresti"

Lei aveva chiuso gli occhi, il cuore in festa, l'aura tremante. Modulandosi al ritmo dei propri pensieri la t-shirt si era illuminata, sfaldandosi in piccole bolle d'acqua che erano scese a coprirle il corpo. Tra i sussurri meravigliati delle persone, aveva smesso le vesti da esploratrice, e si era trasformata in una splendida sposa. 



- - -

Era stata un matrimonio perfetto, che rispecchiava esattamente il loro stile. La presenza di Aria, in qualità di celebrante, aveva reso le cose più leggere e gradevoli a entrambi. Kim aveva solo versato qualche lacrima, nel vedere Neal metterle le anello al dito, prima di farsi infilare all'anulare la propria fede. L'anello, in semplice oro bianco, andava a sottolineare il nome di lei tatuato sull'anulare, senza coprirlo. Si respirava un atmosfera rilassata e felice, e c'erano grandi facce sorridenti. Sorridevano Jackson e Juniper, presenti in qualità di testimoni, sorrideva Selene che invece di un vezzoso abitino sfoggiava pantaloncini di Jeans e canotta. Sorridevano Gwendolyn, Joy, Jeanne. Sorridevano tutti, insomma. Il punto della cerimonia in cui Aria sanciva la coppia come marito e moglie, era stato accolto da urla tipicamente mannare e grandi applausi. Neal si era chinato, per agguantare la moglie dalle chiappe e tirarsela addosso, in un bacio che aveva scatenato la folla, e fatto storcere la bocca ai bambini. Un lunghissimo tavolo imperiale era stato allestito poco oltre. La cena era abbastanza in voga con le tendenze del gruppo, con pietanze al buffet e tantissima carne arrosto che veniva preparata al momento da alcuni membri del branco. L'alcol scendeva a fiumi, e c'era persino una pista per ballare. Una band abbastanza conosciuta a Phoenix stava scaldando l'atmosfera, e Kim ne aveva approfittato per riformulare i propri pensieri. Il secondo abito incontrava sicuramente più del primo i gusti dello sposo, ed era adatto per scatenarsi.Un vertiginoso spacco lasciava nuda la gamba sinistra, e un pizzo sottile ornava le maniche e la scollatura delicata che orlava a forma di cuore i seni. Neal l'aveva accolta tra le braccia con un mormorio soddisfatto, mentre aprivano le danze, accostandosi al suo orecchio per mordicchiarlo e sussurrare

"Donna, se non la finisci di provocarmi finirà che dovremo ritirare fuori le culle molto, molto presto"


- - -

Ho riso, ho pianto, ho gridato, ho ballato, ho bevuto. Sono stanca da morire, felice da morire, e fottutamente innamorata di questo stupido malefico lupastro. Ci ha tenuto a precisare che ha delegato le cose da checca tipo i fiori a Dakota. Ma è stato lui, a pensare a tutto. A contattare a mio padre, a proporre la cosa ad Aria. E questo spiega perchè tutta quella dannata fretta di mettermi in regola con i documenti. E' stato lui a invitare le persone, ad ingaggiare la band, a decretare che ci si doveva divertire alla maniera mannara. Si è ricordato tutto, tutto quanto. Ho il cuore a pezzi, da quanto sono felice, e il ricordo di lui senza giacca, in pantaloni e bretelle, che culla con Selene addormentata sul suo petto rimarrà nei prossimi giorni a scaldarmi l'anima. Dio, ho un uomo bellissimo. Più lo guardo più mi sento male dalla voglia che mi fa salire. Vorrei essere cosi forte da stringerlo a tal punto da imprigionarlo dentro il mio corpo, e rimanerci legata per sempre. Stavolta c'erano tutti, tutti quelli per cui valesse la pena esserci. Stavolta è stato...fantastico, dettaglio dopo dettaglio, minuto dopo minuto. Era figa persino la torta, metà dedicata al bosco, metà a rappresentare acqua ed aria. Davon e Thomas avevano briciole di cupcakes nei capelli, perchè hanno ingaggiato una piccola battaglia di cibo. I mannari del gruppo hanno fatto una gara a chi riusciva a sollevare più donne contemporaneamente. Le ragazze hanno cantato, con me, e ballato fino alle stremo. Persino Jeanne rideva. Da quanto tempo, non li vedevo? Elinor è cresciuta cosi tanto, Juniper sembra più piena. Non in corpo, intendo nell'anima. O forse è che sono cosi allegra che tutto il mondo mi sembra bellissimo. C'era la mia famiglia stavolta. C'era mio padre. Mi ha portato all'altare mio padre. Cazzo, sono...ho bisogno di bere. E di fumare. E di mio marito. Ho bisogno di questa nuova prima notte di nozze. Ho bisogno di credere che la nostra vita sarà cosi intensa, per sempre. E guardarlo negli occhi, e sentirmi amata. E guardarlo negli occhi, e sentire che lo amo. 

- - -

Avevano disposto nel bosco diverse tende, e tepee, per gli ospiti che volano passare li la notte. Kim e marito avevano un tepee più appartato, lontano dal gruppo. Neal sorrideva nel sentire, in fondo, i bambini gridare allegri mentre Aria raccontava loro una favola della buonanotte ricca di colpi di scena. La voce di Kim, da dentro, l'aveva fatto girare, in mano l'ultima bottiglia di birra della serata che consumava allegramente. L'aveva sbattuto fuori poco prima, perchè "doveva sistemare", e ora lo interrogava.

"Neal sai cos'altro manca per rendere il matrimonio davvero perfetto?"
"No, senti Kim. In Italia non ci torniamo. E non andiamo in nessun fottuto posto che preveda l'aereo. Se vuoi una cazzo di luna di miele ci si va in camper, che ormai la prima te la sei fatta, non sei propriamente vergine di nozze, amore mio"
"Neal.."
"...Insomma, c'erano persino i fiori stavolta!? Non ti pare di pretendere troppo da un povero lup.."

Si era bloccato, perchè lei era uscita dalla tenda. Si era cambiata, di nuovo. O meglio svestita. Gli sorrideva, maliziosa, felice dell'effetto ammutolente che la visione del proprio corpo riusciva a procurargli. Era nuda, dalla cintola in su, i capelli sciolti sulle spalle. Indossava autoreggenti bianche, una sottile fascia di pizzo le cingeva le cosce sottili. Gli slip che indossava erano in tulle completamente trasparente, orlato ai bordi da piccole rouches. 

"Non mi riferivo alla luna di miele, parlavo del velo. Sai, quella cosa che indossano le spose?"


Nel dirlo si era girata di spalle, mostrandogli la schiena. Nel retro dello slip era stato appuntato un pezzo sottile di tulle, ornato da piccoli pois e cinto da un fioccho. Che, effettivamente, ricordava il velo nuziale

"Ti andrebbe di sollevarmelo e di rispettare la tradizione?" aveva sussurrato, girando di poco il viso per lanciargli un'occhiata allusiva da sopra la spalla. Il mannaro aveva lasciato cadere la bottiglia di birra a terra, prima di avvicinarsi e agguantarla dalle chiappe, la fretta di chi ha rimandato per troppo tempo qualcosa che desiderava fare da molto prima.
Come tradizione, quella fu una prima notte ricca di gemiti e miele, sotto una luna decisamente propizia ai nuovi sposi. Vecchi sposi. Insomma, avete capito. 



sabato 25 gennaio 2014

BonTemps - Gennaio 2014





"If you've been hiding from love
I can understand where you're coming from...




< Il biglietto viene attaccato sulla fronte di Kim mentre dorme > 

Bambolina, io sono andato a lavoro ma sto' fuori giusto un paio di ore e poi ritorno. Sono riuscito a fare il caffe' e mettertelo nel contenitore per tenerlo caldo, ma non sono riuscito a non far prendere fuoco alla presina. Quindi se senti odore di bruciato non ti preoccupare, sono vivo. Ti volevo lasciare piu' di una ciambella, pero' avevo notato che erano rovinate..avevano la glassa screpolata, quindi ho pensato di mangiarle perche'..antiestetiche. Comunque la tua sta' in cucina ed e' integra. L'ho gisto assaggiata per sentire se era buona come le altre, un mozzico piccolo. 

Porto il pranzo non stare a sbatterti :3

-

< Post-it attaccato sul recipiente del caffe' in vetro> 

Se stai leggendo questo messaggio, vuol dire che ti sei specchiata ed hai scoperto di avere l'altro sulla fronte, oppure se non fosse cosi, al momento te la stai tocchicchiando in cerca di qualcosa. Nel caso, leggi prima quello e poi questo, li ho creati in una precisa linea temporale e deve essere rispettata. 

Hum, non so'.. cosa si scrive in tutti questi messaggi? Ti ho detto dal ceffe', della ciambella..che ritorno con il cibo. Tu scrivi sempre un sacco di cose belle, io non sono mica tanto bravo.. pero' come promesso ho riempito al casa di post-it. Ti amo. 

< in giro per la sala e per il bagno ci sono centinaia di bigliettini attaccati su ogni cosa, sopra c'e' scritto a cosa sono attaccati. Tipo.. quello sulla lampada del lampadario ha scritto " illuminami", quello sul tostapane " Sono un tipo tosto " etc etc>


Si è preso cura di me. Ho avuto lo stomaco sotto sopra per circa una settimana, e lui si è cura di me. Forse perchè ho iniziato a stare male dopo quel nostro pranzo alla bettola da Joe, dove in pratica lui ha i pasti pagati. Cristo Santo, ci avrò messo dodici ore a digerire quelle costine, e non ero neanche tanto sicura che, al terzo giorno, non resuscitassero. Comunque, io penso d'aver solo beccato un virus, visto che ho avuto anche la febbre. Niente di grave, solo ho approfondito di molto il mio rapporto con il cesso tanto da poter tranquillamente dire che siamo buoni amici. E lui...lui è stato davvero carino, con me. E' passato al MoonGoddess per prendermi dei rimedi preparati da Gwen. Una tisana per la febbre, e una per lo stomaco...puzzolente d'aglio, tra l'altro. Mandarla giù è una vera tortura. E poi mi ha raccontato una delle sue storie indiane (detto cosi, sembra uno sceneggiature di Bollywood, ma vabbè...) perchè sa che mi piacciono. E tempestato la casa di inutili, bellissimi, bigliettini. Bruciato una presina, rotto tre tazze, riuscito a rendere imbevile il succo di frutta con "una mia particolare aggiunta che gli da sprint...". Nessuno si prendeva cura cosi, di me, da tanto tanto tempo. E abbandonarsi a questo genere di coccole fa sempre, dannatamente, piacere. In genere appena stai male le persone ti allontanano con un calcio in culo. Non lui. Non so proprio cosa potrebbe fare, per rendermi più felice di quanto non lo sia adesso.


....
...If you've suffered enough
I can understand what you're thinking of
I can see the pain that you're frightened of...

---



E poi c'è quel buio, che non ti fa paura. Ma no, la parola giusta non è buio. E' penombra. Quando fuori il mondo corre, cammina,  pulsa di vita, gente che muore e bimbi che nascono.  C'è chi mangia, chi prega, chi stupra, chi ride e chi vegeta davanti a una vetrina...un fiume in piena di persone, esigenze, rumori che bussano alla persiana della tua finestra, ma a te non interessa affatto aprire. Il tempo perde, clamorosamente, importanza e decidi di isolarti da quel fluire disordinato e sconnesso, perchè tutto ciò di cui hai bisogno si trova dentro quella stanza. Atipica. Con quel genere di arredamento che non troverai mai esposto su una patinata rivista di interior design. Tequila e sigarette sul comodino, vestiti sparpagliati a caso a terra, sangue e terra sulle lenzuola. Lenzuola? Ah, si. Quel groviglio ai piedi del letto, che porta tracce di sesso, di bosco, di caccia e di febbre. Si, c'è chi le chiama lenzuola. E comunque, la loro due non servono. Non serve il mondo, non serve la luce della mattina che sembra incazzarsi e brillare più forte, tagliata a metà dagli scuri, e si protende a carezzare il corpo nudo di Kim velato di sudore. E c'è fumo, talmente tanto fumo che sembra quasi attutire i  gemiti che sfuggono, alle loro bocche. Quasi le parole si perdessero, in tutta quella nebbia bianca, tra i loro odori e il tabacco che fumano, vagassero come anime in pena senza mai incontrarsi, come invece fanno i loro corpi, più in basso. Amore è condivisione, si dice. E infatti loro stanno condividendo la sigaretta. E' Kim a tenerla tra le dita, e un pò aspira lei, un pò fa aspirare Neal mentre continua a stargli sopra muovendosi lentamente, il ventre che si contorce quasi a ritmo col risalire sensuale delle spire di fumo verso il soffitto. C'è la brace della cicca, e la cenere che scivola sul materasso già sufficientemente sporco da far svenire una di quelle fissate con l'igiene e la pulizia. Ma ci sarà tempo dopo, di pulire. Ogni sussulto, ogni sospiro, ogni spinta fa si che il lupo tatuato sul basso ventre di lei si animi, neanche volesse correre a divorarla, a cibarsi di lei con la stessa fame con cui anche l'altro lupo va a cibarsi di lei. Che le chiede di abbassare la  testa, e di guardarlo. 

...And I'm only here
To bring you free love...


Cosa sono i bei discorsi, le belle parole, di fronte alla potenza di uno sguardo? All'intensità che si è in grado di trasmettere, semplicemente decidendo di tenere la bocca chiusa e di far parlare l'anima, senza filtri e senza abbellimenti, direttamente dai propri occhi? Sono niente, sono nulla. Certi occhi fanno impazzire, fanno arrabbiare, fanno fare sonni tranquilli. Certi altri vanno a curare mali che la medicina ha desistito dal combattere, ed a raccontare di speranze, e di sogni. Gli occhi di Kim, a Neal, danno alla testa. Rompono le dighe nelle arterie, e il sangue inonda ogni fottuta cellula, togliendo spazio alla ragione. E lui le sfila via la cicca di mano, se la prende in braccio, tenendosi dentro di lei, e si alza. Cammina sui cocci dei soprammobili che il potere di lei ha fatto schizzare via, sul soffitto, qualche minuto prima. Incurante di farsi male, incurante di rovinarsi i palmi dei piedi, seppure solo per qualche minuto. La spinge contro all'armadio, e stavolta è lui a dettare i tempi del piacere di entrambi, come se tutta quella lentezza e quei giochi sensuali non avessero fatto altro che aizzarne l'impazienza. Fronte contro fronte, ne aspira l'odore, si preme contro il corpo affebbrato e accogliente della donna, stringendoselo contro come se temesse che qualcuno potesse portagliela via, tanto rapidamente quanto rapidamente è arrivata, nella sua vita. E lei gli carezza la strega, sussurra cose nella lingua della sua infanzia, se ne prende cura con le mani. Sulla sinistra, brilla un anello. C'è uno zaffiro al centro, e due piccolo diamanti ai lati. E se ne sta li, all'anulare, gliel'ha messo lui li mentre lei dormiva. E al mattino è stato cosi stupefacente, quel ritrovamento sulla propria mano, da farle scoppiare il potere. Da farle scoppiare il cuore. E mentre abbassa gli occhi a guardare la pietra, mentre lui la prende e sente l'orgasmo vicino, lei non può fare a meno di pensare che lui in un modo o nell'altro riesce sempre a spostare il limite della propria felicità. Più lei si avvicina a quello che le pare il massimo, più lui le fa capire che c'è ancora molto. C'è ancora tanto. Ancora.

...Let's make it clear
That this is free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love...


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Messaggio vocale che arriva alla segreteria di Neal

«SEI UNO STRONZO! Hai messo tu l'aglio nella mia tisana! Mi hai visto stomacare per cinque fottuti giorni, e non hai detto un cazzo! Ed io...io mi sono presa 10 litri di birra in testa per te. Che cazzo di scherzi fai!? L'hai fatto apposta per la faccenda del livido sul culo eh?! Sei uno stronzo, io...io stasera dormo da Maya, e se ti viene voglia puoi sempre farti ancora un pò di tisana. Ti odio!» 

ore 18:00
Sono a casa di Gwendolyn ma lei è ancora al negozio. Stasera dormo qui. Neal è uno stronzo. Lo sa lui, lo sa ChangSun, e lo sa mezzo supermercato. Fanculo. Fottutissimo lupo sfiduciato, che non si assume neanche la responsabilità delle minchiate che dice. Mi ha visto stare male per tutto quel tempo, e dentro di sè ne godeva. Per il livido sul culo. Geloso del cazzo, se ragionassi come lui che incontra tipe random per strada che ne decantano il cazzo rifilandogli nomignoli quali sfilatino...o era baguette? Ma fanculo, che importa. Era pane. E lui lo inzuppava ovunque. E tutte li a offrirgli zampetta. Sono stufa, di litigare. Per una cosa che faccio per lui, tra l'altro. Non è giusto, non me lo merito. Non è giusto. In tv non c'è un cazzo, Gwen non ha alcolici in vista, e la gatta mi soffia. Mi ucciderà appena le volto le spalle, a giudicare da come mi guarda. Certo, sente l'odore di un lupo addosso a me. Stupido, stupido uomo, sempre casini, sempre, sempre, sempre. Fanculo.

ore 01:00
Oddio. Chissà se ha cenato. E se anche lui fatica a prendere sonno quanto fatico io. Stupido. Non è che mi preoccupo. E' solo che...cazzo, in teoria dovrei sentirmi meglio a stargli lontana, no? Mi allontano, mi sfogo e e poi è tutto ok. E invece no. Mi manca. Stupido lupastro. Ti odio.

ore 02:30
Ok, ora gli scrivo un messaggio. Ma solo uno. E solo per accertarmi che si sia lavato i denti. Non chiederò mica scusa per avergli mandato tre buste di verdure col taxi e non essere tornata a casa. Nossignore.



...I've been running like you

Now you understand why I'm running scared...


- - - 

"Come fai a mancarmi cosi tanto, anche se io non voglio, che tu mi manchi?"

"Perchè io sono un pezzo di te, te l'ho spiegato come funziona. Per quanto puoi arrivare ad odiarmi non uccideresti mai un pezzo di te e sicuramente ne verresti attratta un pò come funziona con le gocce di mercurio"



...I've been searching for truth

And I haven't been getting anywhere
No, I haven't been getting anywhere...


- - -


Mi ha contagiato un demone dei Vizi. Ero al parco con Neal, e Roman...e mi ha contagiato. A me, ed anche a Roman. Ed ora...ogni occasione è buona per scazzare, far volare le cose, distruggere oggetti. In tutto questo, ho una fottuta paura di ferire Neal. Di fargli male sul serio, e che lui possa...Mio Dio, perchè? Perchè quando sono felice, tanto felice, succede sempre qualcosa di orribile, tanto orribile? Non bastava la Lussuria? Perchè deve sempre sorgere una nuova ansia, una nuova difficoltà, un nuovo fottutissimo ostacolo. Ed ora, cosa devo fare? Ho chiesto a Santiago se può...non so. Limitarmi i poteri, per un pò. E ho chiesto a lui di difendersi, se divento troppo aggressiva. Ma non credo che riuscirei a vivere serena e tranquilla, al pensiero di avergli fatto male in qualche modo. Di nuovo, le paure affiorano prepotenti nella mia testa. Di nuovo, mi trovo a chiedermi se per amore suo non sia il caso che io mi faccia un pò del male, e mi privi di lui. Già solo pensarlo è atroce. Vorrei tanto che mia nonna fosse qui, e mi dicesse come fare. Il nervosismo mi rimane sotto pelle, infetta la mia aura ed i miei atteggiamenti. Sono una me diversa, e non mi piaccio. E non mi piace che io non possa fare niente, davvero niente, per evitarlo.

<biglietto lasciato dentro la tasca della giacca di Kim. Lo stesso e' scotchato ed appiccicato ad un quadratino di cioccolato alla vaniglia, forse un po' sbrodolato.> 

Se c'e' pericolo che qualcuno ti faccia del male forse non e' cosi prudente dare una controllata ai tuoi poteri, preferirei che tu abbia ogni freccia al tuo arco nel caso dovessi difenderti da qualcuno. Abbiamo superato qualsiasi stramberia, supereremo anche questa.. infondo a me piacciono le donne selvatiche, te l ho sempre detto, magari capitera' molto piu' spesso di litigare ma io sono e rimango comunque legato a te. Non sono un grande rassicuratore, effettivamente non sono davvero il tipo forse, ma dopo tutto sono convinto che non sia peggio che la banale degradarsi di una coppia regolare fatta dalla totale sufficienza della compagna ed i tradimenti del marito. 


Va bene. Ci uccideremo, piuttosto, ma non ci lasceremo. E questo è quanto. Sfidiamo la legge, la velocità, la salute, la fortuna...sfideremo anche i demoni. E vinceremo. Fanculo.

...Let's make it clear
That this is free love
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No hidden catch
No strings attached
Just free love.




martedì 7 gennaio 2014

BonTemps - Gennaio 2013



Joseph e Melissa se ne sono andati da poco. Nell'aria c'è odore di vodka stappata, di early grey e di erbe bruciate...me ne accorgo io che non ho i sensi sviluppati, figuriamoci Neal. E' stato uno di quei pomeriggi che non ho motivo, nel tempo, di non ricordare con piacere. Penso che a loro, ad entrambi, sia sfuggito quanto fossi entusiasta di accoglierli in un posto che posso presentare come "casa mia". Un posto che in genere amo curare, e visti i momenti di assoluto relax che ci concediamo con Neal solo Dio sa quanto sia necessario che io pulisca, a fondo, ogni santo giorno. Ieri, però, le stanze risplendevano. E ho fatto tutto sola, senza magia, Baba sarebbe stata fiera di me. Al lupastro dei miei pensieri la cosa non ha sconfinferato troppo, se n'è uscito con "Mi spieghi perchè quando ci sono io non pulisci? Intendo...cosi a fondo?". Inutile tentare di fargli capire che, ahimè, quando c'è lui in genere facciamo altro.  E che sporca ad una velocità tale che preferisco levare via il sugo dal tappeto piuttosto che spolverare i quadri. Questione di priorità. Melissa mi ha quasi "perdonato" il tradimento elementale, suppongo un pò per la vodka un pò per averle fatto trovare il camino acceso. In merito al capo...lui ha sempre dei modi tremendamente gentili, con me. Non stucchevoli nè viscidi. Ma proprio gentili. Premurosi. Gwen mi aveva accennato del fatto che lui stesse con Jude, cosa che mi ha confermato lui stesso in maniera spontanea, invitandomi persino a cena da loro. Come ci si veste, per una cena tra amici? Boh. Chiederò a Neal. Che sembrava piuttosto compiaciuto del fatto che avessi scelto, felpa e pantaloni da tuta per accogliere i miei ospiti. Indipendentemente da quello che dice, ultimamente sta diventando più geloso del solito. Ti ringrazio, luna di merda, per gli indimenticabili scazzi di quest'ultima settimana. So che è merito tuo. Maledetta, implodi!


Tornando a Joseph. Sto cercando di aiutarlo, per quel poco che so, a migliorare la propria conoscenza magica un pò come hanno fatto Santi e Melissa con me, agli inizi. Ha sete di sapere, è un allievo molto promettente. Fa domande interessanti, dimostra di mettersi in gioco e...cazzo, parlo come una maestrina. Mentre invece, sono io stessa allieva. Lo dimostra il fatto che, con Melissa, stiamo cercando di mettere su una pozione per trasformarci in animali. E sarà più un esperimento, che una vera e propria magia. Ho persino discusso con Santiago sull'opportunità di prendere o meno una cavia. Ultimamente, io e lui sembriamo borbottare spesso e non sono abituata. Non mi piace, litigare con Santiago, è un pò come rompere un equilibrio già consolidato. Non voglio. In realtà, non è che vi è un litigio vero e proprio...certo, se lui si fa beccare con l'aura che fa le moine a quella della Negromante nuova è normale che a me girino i coglioni perchè vorrei evitasse di dare retta al pisello e ragionasse un pò prima di lasciarsi andare. Jeanne. Si chiama cosi, la nuova. Mi spiace, vederlo combattuto e in crisi, io vorrei solo che fosse felice. Una felicità che duri un pò più di un orgasmo, magari. E sereno. Come sarebbe, un Santiago sereno? La parte stupida del mio cervello mi suggerisce un "come un cielo senza stelle". Ma comunque, in certe questioni gli amici possono fare poco, se non allungare una sigaretta e passare una bottiglia di qualsiasi cosa, per un sorso. Dobbiamo andare insieme, allo zoo, perchè mi servono delle parti del lupo per la pozione. Ne approfitterò per parlargli un pò...chissà che non lo aiuti a fare chiarezza. Fortuna che, per questo intruglio, ci serve solo il sangue dell'animale e non anche lo sperma. Ci mancava solo che i guardiani beccassero me  e Santiago intenti a fare una pugnetta ad un lupo addormentato.



A proposito di sangue. Aislyn. La mia piccola Aislyn...è un vampiro. Da un lato...fanculo, tutto questo è orribile. Dall'altro, però, meglio averla cosi che non averla affatto. Lo abbiamo scoperto di ritorno dal Messico, un ritorno trafelato e pieno di ansia perchè, e ad avvisarci di questo è stata Maedb via messaggio, non si trovava più da nessuna parte ed aveva spedito lettere d'addio. Per quell'assurda vendetta contro il padre di suo figlio. Ho fatto un rituale di localizzazione con Joseph, e dopo una spossante passeggiata nei boschi con Neal ci è apparsa davanti. Non mi ero accorta, del suo cambiamento. Neal si. L'ha rimproverata, anche troppo aspramente, trasformando la preoccupazione dell'averla persa per sempre nella frustrazione del ritrovarsela li in quel modo. Le cose, al momento, sembrano più tranquille. Stiamo cercando un nostro equilibrio, un nuovo modo per funzionare tutti e tre insieme. Ci siamo scambiati i regali di Natale, e ora che le feste sono finite andrò in giro di giorno a cercare una nuova casa, adatta a lei. Il bene non si cancella con un morso e una palettata di terra. Quello resta. Ed anche se abbracciarla è agghiacciante, letteralmente parlando, anche se non mangeremo più gelato insieme a letto, continua ad essere una parte importante di me. Specie adesso che le ho rivelato cosa io, realmente, sia. Se l'è guadagnata, la mia fiducia, si è meritata il posto che occupa nel mio cuore e so che con lei posso stare tranquilla perchè non andrà a raccontarlo a cani e porci. Pensare che sia lei che Neal sono, praticamente, in balia di istinti feroci dovrebbe mettermi ansia. In realtà finirà che li sculaccerò come bambini, se ne combineranno qualcuna di veramente grossa.



Chi ne combina, di grosse, è Heikki. Certe volte ho la netta sensazione che a lui piaccia, sotto sotto, stare male e farmi stare male. Se non altro per il tempismo con cui mi comunica certe notizie e il modo, subdolo e sottile, col quale gira le cose. Alla fine, chissà come, sei sempre tu quella in torto o ad avere sbagliato qualcosa. Sbagli se gli vuoi bene, sbagli se non gliene vuoi. Alla fine, ridendo e scherzando, contro ogni nostra previsione, ha provato davvero ad ammazzarsi. Per me, tutto questo, è inconcepibile. Non ha il diritto, di morire. Ha senso togliersi la vita per qualcosa o qualcuno che non ti vuole? Sapendo che ci sono altre alternative da tentare e che questo gesto, comunque, non offre nessuna garanzia di riuscita? Ha senso pretendere che di fronte alla dichiarazione "voglio suicidarmi" chi ti vuole bene rimane impassibile? Come se ciò, di suo, non mi facesse incazzare da morire ha anche la felice, geniale, pensata di rimproverarmi se al momento non me la sento di parlargli, quasi volesse farmi sentire in colpa. Delle volte ringrazio che simili discussioni avvengano solo tramite sms perchè dal vivo potrei non controllarmi e fargli friggere quel suo ottuso, egoista, cervello bacato. Comunque. Non so cosa fare con lui. Di certo, niente sarà come prima. Non so neanche se riusciremo mai a fare pace davvero, fino in fondo. Non lo so. 



 Joy è una strega. Neal mi aveva avvisato che ci fosse questa possibilità, la sera in cui è andato al cinema mi ha detto che ha visto fluttuare borse nella sala, e che c'era lei mezza svenuta a terra. Ora ne ho, definitivamente, la conferma. E' sola anche lei, sta crescendo piano piano da sola con le proprie forze...ma i misteri della magia non sono cose che puoi apprendere, del tutto, in toto. Ha bisogno di una guida, di un consiglio. Per il momento, può allenarsi con me. Di sicuro, io non sono una guida nè sono in grado di istruire bene qualcuno. Ho ancora tanto, da imparare. E cosi tanta voglia, di farlo.


giovedì 26 dicembre 2013

All I want for Christmas is...



Dicembre '95 - Pennysilvania 

"Adesso possiamo, nonna?"
"No"
"...e ora?"
"Neppure"
"...adesso?"
"Kim..."
"...ma nonna!"
"Se li decoriamo adesso si scioglierà tutto. Ancora qualche minuto. Nel frattempo, però, possiamo affettare le arance"

I biscotti di Kim erano orribili. Più che omini di zenzero sembravano sventurate creature, aborti malformi di mostri e sirene, piccoli orrori che nessuno avrebbe mai pensato neppure di mangiare, figuriamoci appenderli su un albero come decorazione. Ma lei era pur sempre una bambina, quello rimaneva Natale, e loro non potevano certo permettersi il lusso di acquistare sciocchezze come addobbi. Quando vivi in un carrozzone, inoltre, lo spazio vitale è quello che è ed occuparlo con ninnoli che sfoggi una sola volta l'anno non è particolarmente furbo. Inoltre, a Baba piaceva che la bambina si desse da fare. Era tremendamente carina con il grembiule che le stava lungo quanto un vestito, i lacci avvolti più e più volte attorno alla sua vita perchè non era della sua misura, le maniche rimboccate e i boccoli raccolti, sporca di farina e miele, mentre impastava con fervore o lasciava colare la glassa sui biscotti già freddi. A Kim, di suo, l'albero sembrava bellissimo. E le piaceva fare quelle cose con la nonna. Le piacevano i racconti intorno al fuoco, all'aperto, e le canzoni che le sussurrava tra i capelli, come fossero una ninna nanna. Era tutto cosi semplice. E tutto cosi felice.





Dicembre '00 - West Virginia 

"Ecco fatto...a che ti serve il fuoco?"
"A niente. Avevo solo freddo"
"E quella cos'è?"
"Non è niente. Piuttosto, hai preso quelle luci per me? Sennò vado io al negozio..."

Kim ha dodici anni. Sta accanto a Leon, che ha acceso per lei un piccolo fuoco dentro un bidone, e si scosta dal ragazzino solo per fare scivolare una busta tra le fiamme. Lui la guarda ma non dice niente, continuando a fumare la sigaretta che poi le passa. Le dita sottili di lei si intrecciano al filtrino, mentre aspira una boccata. Ma gli occhi, seriosi, rimangono fermi sulla busta che si contorce sotto le fiamme, diventa nera al passaggio di lingue rosse che strisciano, come serpenti, divorando la carta millimetro dopo millimetro.

"Caro papà. Oggi ho sentito dire da una donna, al centro commerciale, che se si pensa intensamente a qualcuno, gli si scrive una lettera e la si brucia il fumo correrà verso di lui, e lui sarà in grado di trovarti. Insomma, lei ne parlava per Babbo Natale. Ma insomma, io credo che se funziona  con lui potrebbe funzionare anche con te. Per cui ecco. Ti scrivo. Non voglio soldi da te, non voglio neanche che mi vieni a prendere. Sto bene con la nonna e con Lèon, che sarebbe un mio amico...sai, penso che lui voglia sposarmi un giorno, ma io non ne ho voglia. Comunque, non so neppure se sai di me. Io sono Kim, ho dodici anni e voglio conoscerti. Voglio solo vedere se è vero, come pensa la nonna, che ho i tuoi occhi. Gli zigomi no, sono di mamma. E pure la bocca. E poi vorrei parlarti, ma solo per un pò. Magari ci prendiamo una cioccolata calda e mi racconti di te, e di come hai conosciuto la mamma. La mamma non c'è più...ma da tanto, e non mi va di parlartene per lettera. Comunque, papà, io starò qui per altri cinque mesi. Quindi, se riesci a trovarmi prima di allora bene...altrimenti ti scriverò un'altra lettera nel prossimo stato che visiteremo. Noi siamo zingari, lo sai, non stiamo in un posto solo. Tu cosa sei, papà? Ripeto...non voglio soldi, non voglio regali. Voglio soltanto parlare un pò con te. Vieni. 
Kim"




Dicembre '07 - Oregon 

"Cazzo, è bellissimo!"
"Kim, queste parole..."
"Nonna, guarda cosa mi ha regalato Lèon!"
"Buonasera Baba"
"Accomodati ragazzo...tua moglie sta bene? I bambini?"
"Stanno tutti bene. Ho un pensiero anche per lei..."
"Grazie! Siediti, ti do un bicchiere di chai caldo...Kim, scartalo tu il mio regalo"
"Ecco qui...oh, uno scialle! E' bellissimo anche questo! Grazie Lèon!"

Kim rimirava compiaciuta il proprio braccialetto. Era pieno zeppo di sonagli e ciondoli, e faceva un sacco di rumore al minimo movimento. Lo zingaro le aveva detto che l'aveva preso proprio per questo, perchè aveva trovato qualcosa di chiassoso e rumoroso almeno quanto lei, e pensava stessero bene insieme. Sdraiata nel suo letto, la penombra nella stanza interrotta dalle lucine intermittenti che avevano messo all'esterno del carrozzone, teneva il sinistro ripiegato tra la testa e il cuscino, e il destro sollevato facendo roteare il polso. Si sentiva fortunata, molto più di qualsiasi altra ragazza avesse mai incontrato. Sorrideva, a quel tintinnio gentile, continuando a muovere il polso sottile con la grazia di una danzatrice e il candore di una bambina




Dicembre '11 - Parigi

Se ne stava seduta a terra, e a separarla dal pavimento della stazione c'era solo un cartone sottile. Aveva il braccio destro ingessato, e le faceva un male cane. Un vecchio plaid, drappeggiato sulle gambe, e l'espressione attenta di chi cerca di mangiare giù un doppio cheeseburger usando una mano che non è abituata a sfruttare in situazioni normali. Si era avvicinata una bambina, a darle una moneta, ma lei aveva fatto cenno di no, con la testa. Assolutamente, l'elemosina non è nel suo stile. Gira la testa nel sentire scivolare accanto a sè qualcuno, ed amplia il sorriso nel vedere che si tratta di Manon. Una barbona piuttosto anziana, piuttosto sporca, ma anche piuttosto simpatica

"Ce la fai? Vuoi che ti spezzi il pane?"
" Si, ce la faccio...tu hai cenato?"
"Oh si, alla Caritas...e guarda, ti ho portato questo"
"Che cos'è?"
"Qui lo chiamiamo Bouche de Noel...vedi? Assomiglia a un ciocco di legno, ma è dolce"
"E dove lo hai preso?"
"Al supermercato"
"E perchè?"
"Perchè non è Natale senza un dolce..."
"Ah...oggi è Natale?"
"Si"
"Va bene...tagliamene un pezzo. Auguri Manon"
"Auguri Kim"



Dicembre '13 - BonTemps

Ho fatto regali di Natale. Erano anni, che non ne facevo. Ho comprato, e rubato, cose per persone importanti della mia vita. E ho un albero. E' il mio primo Natale con un uomo, con Neal, ed abbiamo un albero. Gigantesco, fuori casa, è pieno di luci e l'abbiamo fatto insieme. Lui districava i fili ed io li sistemavo con la magia. Ho appeso le calze in casa, ma a lui non piacciono molto queste tradizioni, per cui la sua l'ho presa cinque volte più grande della mia, e l'ho riempita di cose buone. E' stato gentile ad assecondarmi, per rendermi felice, penso che si meriti una ricompensa. E' il primo Natale in una casa dopo anni, una casa dove c'è qualcuno che mi ama e non sono un'estranea. Ho fatto i biscotti, e mi sono usciti come sempre orribili, ed ho modellato il polpettone, la ricetta è del libro di  Aislyn, a forma di tonno cosi tecnicamente mangiamo pesce, ma lui ha la sua amata carne. E abbiamo fatto l'amore, in ogni punto della casa, perchè gli è ritornato il vizio. Ma finchè sta con me, il vizio mi sta bene. Lui mi fa stare, dannatamente, bene. 
Ho ricevuto anche io dei regali. La collanina, da parte di Aislyn, che ha per pendente uno splendido pavone multicolore, un ipod da Joy...e un libro di poesie, da una cliente del MoonGoddess. Di Neruda. Ce n'è una, che mi ricorda tanto me e Neal. Una che mi fa tremare i polsi, da quanto mi piace. 

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Si, è vero. Noi stiamo così vicino, che la mia mano, sul suo petto, è la sua. Cosi vicino che si chiudono i miei occhi, col suo sonno. Cosi vicino che non sono, non è, ma siamo.
Non ho più mia nonna, non ho una madre, non so chi sia mio padre. Ma ho tanti amici. Ho Aislyn, e Santiago...Melissa, Gwen. Ho un lavoro, e colleghi a cui mi sto affezionando. Ho una casa, un mio posto nel mondo. Ed ho Neal. Questo è il dono più grande di tutti...ho Neal. Ho una  famiglia.
Avendo tutto questo, per me Natale è un pò tutti i giorni.



giovedì 12 dicembre 2013

Dicembre 2013 - Coven (part II)





L'inizio non è stato dei migliori. Per niente. Ci siamo viste al MoonGoddess, e un pò perchè le nostre auree sono legate ad elementi opposti, un pò perchè veniva fuori da un brutta vicenda che riguardava un'altra elementale dell'Aria mi ha dato contro. S'è proprio incazzata, ed io ovviamente le ho risposte per le rime prima di uscirmene da li convinta che non l'avrei più rivista. Ritrovarmela in Coven, quindi, li per li mi ha un pò destabilizzato. Uno dei pochissimi meriti che riconosco ad Enoch, comunque, è quello di averci fatte avvicinare con la scusa degli allenamenti e delle spedizioni punitive. Penso che certe immagini, una volta viste, ti rimangono marchiate a fuoco nel cervello, per sempre. E tra queste, senza dubbio, c'è la scena di Gwendolyn che viene stritolata da delle gigantesche radici...se pensiamo che solo qualche settimana prima i miei stessi occhi avevano visto Vince Nash morire infilzato da radici del tutto simili capirete bene perchè, in preda alla disperazione nel vedere che il mio incantesimo non aveva loro fatto effetto, mi sono precipitata a togliergliele di dosso usando le mani. Con la bruta forza. Come se un topolino si mettesse in testa di spostare un elefante, praticamente. Brutti momenti a parte...abbiamo trovato un nostro equilibrio. Quando stiamo insieme, nello stesso luogo, spostiamo le auree sufficientemente lontano da non avere la nausea l'una dell'altra, e teniamo le finestre ben aperte. Funziona...chiacchierare è piacevole, anche se lei è decisamente più timida di me. No beh, io non sono timida, lei si. Insomma, abbiamo due caratteri molto diversi, ma a quanto pare funzioniamo insieme. Specie al sushi bar. Specie se io, in preda al fervore del discorso, faccio finire un maki direttamente nell'esofago di uno sconosciuto, e dobbiamo battere in ritirata. Non c'è che dire, comunque, ha gambe piuttosto veloci la ragazza. E negli occhi le leggo un innocenza che io, francamente, non credo di aver mai avuto. Ispira un senso di tenerezza e protezione insieme senza riuscire, però, a passare per debole. E' davvero come la Terra, che esternamente appare immobile e serena e internamente è scossa, nel profondo del suo nucleo, da terremoti  e correnti di lava. Si intravede ciò che prova, di tanto in tanto affiora negli occhi, e non è niente di timido e pacato, niente di noioso o soffuso. Guardarla è un pò come sbirciare la crisalide di una farfalla. In trasparenza, contro luce, si vedono vibrare le ali, e sono dense di colori e di promesse.

"La mia vita è uno schifo"
"Sto ripulendo un capanno. E' sporco, probabilmente c'è qualcosa di morto dentro e c'è cosi tanta roba che non si vedono le pareti. E' senza luce, senza riscaldamento, senza colore. Ci sarà ancora molto, da lavorare...ma io sono convinta che sarà un laboratorio bellissimo. O un antro bellissimo. Sarà bellissimo. Io non so se davvero e quanto la tua vita faccia schifo. Ma si può rimediare. Si può pulire. Noi zingare siamo brave, a pulire"

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E il Signore prese la classe dei porci e l'indelicatezza degli elefanti, diede loro lineamenti strafottenti e decise di piazzare questa sua bislacca creatura in sella ad una moto, sapendo bene che quando il suo culo fosse sceso da li sarebbe stato solo per andare incontro a qualche calcio. Io non so, davvero, come faccia ad essere cosi irritante, ma è evidente che provi un gusto tutto suo e perverso nel vedermi stizzita. Gode, evidentemente, nel creare fastidio agli altri e disturba come può cogliendo spunti e riflessioni possibili. A furia di allenamenti abbiamo collezionato, rispettivamente,  lui un mio paio di mutande (usate) ed io una sua mentre indossa dalla vita in giù coulotte di seta rosa, giarrettiera e ciabattine di pelo. Che meraviglioso orrore. Riusciamo a litigare anche nelle situazioni più drammatica e delicate, perchè lui non conosce il significato della parola silenzio, ed io non riesco ad accettare che possa averla vinta in qualcosa. Tra di noi non c'è mai un vero e proprio dialogo, se non risposte alla cazzo e silenziosi scambi di sigarette. Blayne ha fatto il suo "ingresso in scena" la notte in cui Enoch ci ha attaccato, e il giorno dopo s'è presentato dai Nash ubriaco. A pestarlo ci ha pensato Santiago, e piuttosto che mettermi in mezzo e dividerli ho preferito tornare dietro da Maya. Tanto ero sicura che erano meritate, e che il viola gli sarebbe stato benissimo. Forse più del rosa. 

"Ciao, bella figa. Non ti emozionare troppo quando mi vedi"
"...Troppo tardi, mi sono già bagnata guarda"
"Si, mi sa che una volta di queste dovrò controllare"
"Come no. Ti manderò un mio assorbente per posta cosi avrai modo di controllare con tutta calma"

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Rebecca e Joseph sono due new entry. Non possono ancora definirsi ufficialmente in Coven, ma hanno iniziato a bazzicare sempre più spesso intorno a noi. Joseph, tra le altre cose, è il mio nuovo capo. E per mia fortuna non è un capo rompicoglioni, bigotto e con la puzza sotto al naso. Ha la luce del viaggiatore, negli occhi, qualcosa che ci portiamo dietro e che ci fa riconoscere anche a distanza. Noi che abbiamo consumato le scarpe su strade straniere, e respirato aria di luoghi che non rivedremo e che non ci hanno mai visto prima, abbiamo una sorta di sistema di riconoscimento "a pelle". Ha dei capelli bellissimi, viene voglia di intrecciarli. Però mi pareva troppo sconveniente chiedergli di farci le treccine a vicenda al primo colloquio di lavoro. Sarò anche poco avvezza alla timidezza, ma so bene quando non è il caso di fare certe cose. In compenso, gli ho incantato uno specchio, in modo che possa guardarci dentro non il proprio riflesso ma un mazzo dei suoi fiori preferiti. Mi ha messo a mio agio e si è offerto di insegnarmi nuovi metodi di divinazione...è Strega da poco, e magari anche io potrò insegnarli qualcosa. Sarebbe figo, insomma.

"Ecco qui. Questo è per te"
"E' davvero un bel regalo"
"...Di la verità, stai pensando di fabbricarne in serie per metterli in vendita, mh?"


Rebecca è bellissima. E' proprio la classica donna che gli uomini si girano a guardare quando passa per strada, e non perchè è pucciosa, carina, dolciosa...no no, ispira proprio sesso. Di quello violento. E per dirlo da eteresessuale, insomma...e poi è una tipa a posto, diretta e schietta nei modi. Mi spiace solo che il suo apparato digestivo le dia qualche problema con le canne. Che vita di merda a non potersi mai fare un tiro senza dover correre al bagno. Lei è strega da più tempo di me, ma a parte questo non so praticamente niente di lei. Ah, no! So anche che è di New York. E dal modo in cui si muove, in cui parla, in cui batte le palpebre persino si capisce che è una abituata ai soldi, senza tuttavia essere incapace al vivere comune. Sa godersi il lusso...e qualcosa mi suggerisce che non è l'unica cosa, che è in grado di godersi

"Uhm. siamo in due. ho fatto molte cose, da sola, ma qui..trovo che sia un ambiente stimolante. non ho mai frequentato nulla di simile"
"Grazie ma..non hanno un buon effetto sul mio stomaco"
"Ah no? Come mi dispiace!"

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La strada scorre frettolosa oltre il finestrino, e Kim ha poggiato la testa al vetro lasciando vagare lo sguardo su paesaggio in notturna. La luna illumina la strada, contorna i rilievi di un bianco soffuso e ovattato, regala sfumature spettrali a quella terra di confine che separa la Louisiana del Texas. Nella macchina c'è silenzio, se si eccettua la musica tenuta a volume cosi basso da risultare irrisorio. L'aura di lei gioca, con quella di Heikki, scivolano silenziose oltre il finestrino boccheggiando in cerca del loro elemento per poi rituffarsi in azzurrine acrobazie all'interno dell'abitacolo. Ma quella del ragazzo è meno tranquilla del solito. Alterna momenti di furia ad attimi di inerzia, e acquisisce quando i connotati dell'uragano e quando le caratteristiche dell'aria piatta e apatica di certe notti d'autunno, malinconiche e sole. Stanno camminando cosi da ore, senza dirsi niente. I loro respiri hanno appannato il vetro, e Kim solleva la punta dell'indice a disegnare una faccina felice sul proprio finestrino. Preme col polpastrello due volte, per creare gli occhi, e poi traccia al di sotto un arco. Ma fa talmente freddo e la differenza tra fuori e dentro è cosi spiccata che il vapore acqueo di uno dei due occhi si condensa. Crea una goccia densa, che scivola giù fino a toccare il bordo dello sportello. E da lontano, quel piccolo smile felice, pare stia piangendo.

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Stiamo tornando a casa. Ho un sonno allucinante, Heikki di nuovo chiuso in uno stato di cupo silenzio e Neal che se non è incazzato è molto poco felice della situazione. Siamo arrivati in Texas.  E stiamo tornando. Insomma Heikki sta male per la sorella, e dice tutta una serie di cose inquietanti su cosa sia giusto fare e non fare, condendo ogni pensiero con la tragica conclusione di "Non c'è altra soluzione, è troppo tardi". Questo ragazzo mi farà morire, e se non morirò io morirà lui sbranato da Neal. Mi ha pianto tra le braccia, mentre provavo a spiegargli che ciò che si è perduto si può ritrovare, che non è solo e che gli vogliamo tutti bene. Perchè non si confida con Melissa? Perchè non riesce a condividere i propri problemi con la sua donna? Perchè non crede a nessuno dei suoi amici, e si ostina a vedere le cose sempre da un solo punto di vista che, guarda caso, è il più tragico tra tutti i punti di vista possibili?
Voglio dormire, ma ho paura che abbia un colpo di sonno e sbandi, quindi resto sveglia a tenere d'occhio lui e la strada. Voglio la mia casa e il mio letto.Voglio aiutarlo a diventare forte, a risolvere  i problemi palle in mano e petto in fuori. Voglio Neal.

Forse voglio troppo...ma una volta che mi spremo le meningi per stare sveglia, e attacco a desiderare, tanto vale farlo in grande.

giovedì 14 novembre 2013

Novembre 2013 - BonTemps








"Stai tranquilla, ok? 
Sei una donna meravigliosa e Neal non è perduto, si renderà conto di nuovo che non sei solo un involucro vuoto. Tranquilla, risolviamo. 
Ti voglio bene Kim."

Messaggi. Vado avanti coi messaggi. Mi aggrappo ai fili di speranza che gli altri mi gettano, ed ora capisco cosa prova un uomo in mare, durante la tempesta, quando si rende conto che la sua unica possibilità di ritornare all'asciutto sulla nave e di sopravvivere è rappresentata da una fradicia, sottile, stupida corda. Ho riletto il messaggio di Heikki talmente tante di quelle volte che mi chiedo come abbia fatto a non consumare il tasto. A breve anche il cellulare, mi manderà a fanculo. Ma ho bisogno, davvero, di credere che è come dice lui. Che certi modi di fare che Neal ha avuto con me si ripeteranno anche nel nostro futuro. Che ci sia un futuro, per noi. Dov'è l'uomo che mi ha spogliato e curato, la notte dopo l'attacco di Enoch? L'uomo che mi ha baciato e si è tirato indietro perchè non voleva stancarmi? Dov'è? Dove sono quegli sguardi, quelle strette, fatti solo per il piacere di stare insieme e non da preludio alla ginnastica da letto? Io...penso che siano ancora li, tra quei pensieri confusi, e quegli scatti improvvisi. E' cosi...smarrito. In generale non gli piace non avere il controllo delle cose, figuriamoci adesso che gli pare di non controllare più un cazzo. In tutti i sensi.
Di positivo c'è che ho scoperto cosa significhi davvero fare parte della Coven. Tutti si sono mobilitati per aiutare un estraneo, solo perchè quell'estraneo fa parte di me. E se da un lato c'è tutta l'ansia, la rabbia e la preoccupazione. Dall'altro c'è gratitudine, infinita, conforto e protezione, cose che spesso mancano in una "famiglia tradizionale" ma che in Coven sento e vedo, giorno per giorno. Santiago, Melissa, Gwendolyn...grazie. Un giorno vi prenderò da parte, uno ad uno, e vi dirò in faccia che vi voglio bene. E poi vi offrirò da bere. E da fumare. Un giorno non ci saranno incontri per risolvere casini, ma solo baldoria e risate. Grazie.


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Kim ha appena finito di farsi il bagno. I capelli umidi, di un tono più scuro, sono stati ordinatamente pettinati all'indietro lasciando del tutto libero il viso e il corpo è fasciato da un asciugamano bianco. Si avvicina al lavandino, e solleva la mano a ripulire lo specchio dalla condensa che vi si è formata sopra. Il palmo della destra scivola sulla superficie fredda, mentre la mano sinistra si appoggia alla ceramica del lavabo, e strofina finchè finalmente non appare il proprio riflesso. Rimane per un pò ferma a specchiarsi dentro ai propri occhi, immobile. Poi si umetta le labbra, e abbassa nuovamente gli occhi verso il lavandino

"Ne vale la pena?"

Risolleva la testa di scatto, girandosi verso destra dove si trova la porta del bagno. Ma non c'è nessuno. La mano destra stropiccia gli occhi, a scacciare via la stanchezza e l'impressione di aver sentito una voce, quando in realtà è sola. 

"Ne vale davvero la pena?" - di nuovo, la voce. La sua voce. Riabbassa la mano, mentre un brivido corre lungo la spina dorsale e lei spalanca gli occhi, fissando lo sguardo sullo specchio. Il riflesso sorride, mentre lei no. Kim tiene le labbra schiuse in una smorfia stupita, mentre l'immagine allo specchio le mostra un sorriso pieno di indulgenza. E' lei a parlare. E continua, tra l'altro

"Hai idea del casino in cui ti stai cacciando? Hai idea di cosa ti toccherà sopportare? Ne vale la pena, Kim? Vuoi davvero farci questo?" - Il tono che assume è odioso. Ironico e incredulo al tempo stesso, ma lei continua ad ascoltare, ancora piuttosto sconvolta per poter articolare parola o fare qualcosa

"Per un uomo che "crede" di amarti e che potrebbe riempirti di botte al primo screzio? Tu lo sai bene, cosa succederà. Non è più in lui, e forse non lo sarà mai...forse rimarrà cosi per sempre. Credi davvero che a un uomo dispiaccia avercelo sempre duro e scopare come un pazzo?"- ride, persino, una risata spiacevole e che a Kim fa venire, di nuovo, i brividi.

"Lui non vuole guarire, Kim. Ed anche se volesse, forse non esiste neppure rimedio. Te la senti, di vivere in questo modo? No...non puoi. Non devi. Puoi prendere le tue cose e andare via, trovare altri uomini, legami più semplici. Puoi occuparti di te stessa, come hai sempre fatto" - il riflesso si sporge un pò in avanti, e piega la voce in un sussurro - "...D'altronde, non hai imparato nulla dal passato? Anche Daniel ti ha liquidato cosi, baciandosi con qualcun'altro. Neal l'ha persino fatto davanti a te, e magari anche di proposito. E poi ti ha portato nel retro perchè eri la prima vagina disponibile. Sei una puttanella, lo sappiamo entrambe, ed è cosi che ti vede la gente. Solo perchè lui ti ha coccolato un pò più degli altri e per qualche settimana in più non significa che la pensi diversamente"

"Smettila" questa, invece, è la voce di Kim. Lo sguardo si è fatto duro ed ha contratto i pugni, serrato le mascelle. Si sta arrabbiando e il sangue corre più veloce, nelle vene. Ma il riflesso non si preoccupa e ride, di nuovo, e fa cenno di no con la testa

"Brucia, la verità, vero? Ma se non ti fidi di ciò che dico io, che sono solo la tua proiezione, di chi ti puoi fidare? Ascoltami...lascia perdere. Non ne vale la pena. Per nessuno. Prendi le tue cose e scappa. Dimentica, come sempre. Altrimenti sarà lui, a dimenticare te. Ti ridurrà come la porta, e continuerà ad essere sempre peggio. Gli offri il tuo cuore, povera sciocca, ma è un altro organo che lui vuole. E ne vuole tanti, tanti altri. Finirai come tua madre, strangolata da un marito pazzo e violento. Ti ritroveranno col collo spezzato gettata a terra come un qualsiasi sacco dell'immondizia. Perchè è ciò che sei. Da li vieni e da li ritornerai"

"Stai zitta!" - si tappa le orecchie con entrambe le mani ma la voce continua, incessante, le martella dentro come una sveglia impazzita. Ogni domanda, ogni affermazione, strappa ferocemente brandelli di lei ad un ritmo sempre più veloce. Le sta scarnificando l'anima, e l'espressione felice della Kim nello specchio pare sottolineare quanto questa sofferenza a lei non dispiaccia.

"Non ti vuole Kim. Andiamo via. Andiamo altrove. Non ti ama. Ti ha mentito, ha mentito sempre. E' questa è la tua punizione per tutta la felicità avuta sino ad oggi e che non meritavi. Non è per te, non è da te. E' il prezzo da pagare per tutta la gioia che hai rubato. Neal non è altro ch..."

Crack. Il rumore del vetro che si infrange, sotto il pugno destro di Kim, interrompe bruscamente il discorso. Crepe sottili si aprono lungo la superficie dello specchio assumendo la forma di una ragnatela mentre il sangue delle nocche ferite scivola in quelle fessure tingendo di rosso il disegno. E Kim grida, come impazzita, grida finchè i polmoni non scoppiano e la gola non si graffia, grida tutta la rabbia e la disperazione che si tiene dentro, perchè non le resta altro da fare, da dire, se non urlare.



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Kim riapre gli occhi, nel letto. Sono le due del pomeriggio, e Neal le dorme accanto. Ha sognato, ha solo sognato, ma il cuore batte ancora all'impazzata e lei è in un lago di sudore. Si controlla la mano, per sicurezza, ma non ci sono ferite sulle nocche. Piano, con delicatezza, si mette girata di fianco a guardarlo. Hanno mangiato all'alba, si sono coricati alle dieci, sfiniti dopo l'ultima scopata di un interminabile giorno. E lui ora riposa tranquillo, anche se di tanto in tanto nel sonno aggrotta le sopracciglia. Si china a sfiorare la mano, che lui tiene vicino al viso di lei, con un bacio. Leggera, la bocca si posa sul dorso e lascia la sua impronta sulla pelle. E' vero, il palmo è cosi grande che le prenderebbe mezza testa con una sola manata. Lentamente, lei riappoggia la guancia sul cuscino e sposta gli occhi sul suo viso. Lentamente, la sua mente formula un pensiero, mentre la mano sinistra cerca nello scollo il ciondolo della nonna e va a stringerlo. Non mormora, non sussurra, per evitare di svegliarlo. Quello che pensa lo dice a se stessa, nella  sua mente, ma è a lui che si rivolge, come se gli stesse parlando a tu per tu.

"No, non è vero che mi hai mentito. Ho sangue romanì nelle vene, e per quanto tu mi possa picchiare, tradire e insultare io non intendo lasciarti. Non intendo pensare a me, finchè tu non starai di nuovo bene. E non me ne fotte niente di ciò che penseranno gli altri, e se dovrò piegarmi a fatiche indicibili e a dolori atroci, perchè mi rialzerò sempre. Stringerò patti col demonio e porterò a calci in culo fino alle porte dell'inferno chi o cosa ti ha ridotto cosi, se necessario. Ma non intendo arrendermi cosi, adesso che ti ho trovato. Che so che esisti. Non sei Daniel, non sei nessun'altro. Sei tutto ciò che sei, e ti amo cosi, vai bene cosi. Un giorno penseremo a questi momenti e ne rideremo, te lo prometto. Perchè staremo ancora insieme, un giorno. O per lo meno, ci proveremo. Perchè sei...sei come quella canzone. Sei il buco nella mia testa, sei lo spazio nel mio letto. Sei il silenzio tra quello che ho pensato e quello che ho detto. Sei la paura della notte, sei la mattina quando è serena...quando sarà finita tu inizierai. Tu sei la mia testa. Tu sei il mio cuore"