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mercoledì 1 ottobre 2014

Ti ringrazio, mia Dea



I miei figli stanno crescendo. Mi sono ritrovata a  pensarlo, per la prima volta, quando Selene ha tirato su la schiena, decretando che era il momento di stare seduta autonomamente. Poco importa che, poco dopo, sia capicollata all'indietro. E' stato il suo primo atto di indipendenza, dalle mie braccia, e la scarica di orgoglio che ho avvertito ha fatto seguito ad una nuova consapevolezza. Stavano diventando grandi. Presto non sarebbero stati più bebè, ma bambini. I miei bambini. E di Neal, ovviamente, che continua a spupazzarseli con nonscialans aberrante, muovendoli come fossero due wurstel piuttosto che due creature vive. Le vesti di padre gli si addicono particolarmente. Non è il classico papà, quello in giacca e cravatta che va a prendere i figli a scuola nell'auto di lusso.
 Ma è quello che se li carica sul petto, entrambi, tra quelle sue enormi braccia colorate come un album di acquarelli e che racconta loro favole strampalate, metà indiane e metà vissute da lui o da suo padre in persona. Alcune storie le conosco già, ed è buffo come ritocchi un pò le cose per sembrare ancora più forte e cattivo di quanto realmente non sia. Sicuramente i cuccioli cresceranno con una spiccata predilizione per i racconti horror e splatter. Quanto meno non avranno paura di qualche film visto in notturna, il che dal mio punto di vista è un bene.
E' il padre che si vanta, con i suoi amici, di quanto siano cazzuti. E dipinge loro finti tatuaggi sulle braccia, se li porta a spasso mostrandoli con orgoglio e parlando di prodezze a modo suo. Tipo che Devon ama i capezzoli. Pare essere qualcosa che lo rende infinitamente fiero di lui.
Il padre che si accerta, quando torna tardi la notte, che siano al caldo e dormano tranquilli prima di accoccolarsi vicino a loro, ed a me, nel lettone.
Quello che ringhia se, nel sonno, li sente tirare via come se li volessero rapire. Trovo estremamente rassicurante, questa sua ferocia, perchè parte anche della mia cultura. Per quale motivo dovresti vivere se ti viene in mente di toccare qualcosa di mio?
E' un padre tremendamente innamorato della dolcezza della figlia femmina, e scioccamente contento di quanto gli somigli il maschio, nell'aspetto quanto nei comportamenti. E' un buon padre, insomma.

Com'è, invece, mio padre? Me lo chiedo sempre più spesso, mentre guardo Neal prendersi cura dei bambini. Sarebbe stato buono con me, se mi avesse avuto vicino? Chissà. Forse ha la barba come quella del mio uomo, ed anche a me sarebbe piaciuto tirargliela. Oppure no. Magari le sue guance sono lisce e sbarbate di fresco, profumate di tabacco e erbe di campo. Le sue camice odorano come certe giornate estive: di cielo, di vento e di pulito. Forse è  uno stregone, ed io ho ereditato anche un pizzico dei suoi poteri. Oppure un semplice umano, e sarebbe stato sconvolto dalle cose che sua figlia è in grado di fare. Forse. Non ho certezze, in merito. Vorrei tanto che, tutti questi tempi al condizionale, divenissero presente indicativo. Vorrei tanto sapere qualcosa in più di lui, che vada oltre le mie supposizioni, oltre i miei sogni di bambina. Tutto questo potere che mi pulsa dentro, legato al mio sangue, potrebbe essermi utile in tal senso? Secondo Jeanne vale la pena provare. Ma...non mi sentirò un pò una deficiente a chiamare qualcuno "papà" alla mia età? Dopotutto non sono più una bambina. Ok, Neal mi da della bambina cattiva di tanto in tanto ma...ecco, è un contesto totalmente diverso il nostro.

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Boston - 1985

Ne era attratto, e non sapeva neppure bene perchè. Certo, era bella. Ma quante belle donne c'erano, nel mondo? No, assolutamente. Quello che gli piaceva, in Luminitza, non aveva solo a che fare con la bellezza. Leggeva la sorte all'angolo della strada, e si era fatto leggere la mano in cambio di qualche dollaro solo perchè lei aveva insistito, spiegandogli che non accettava l'elemosina. Lei aveva mani forti, ruvide di lavoro, ma anche terribilmente ospitali. Il gelo di Boston rendeva quelle lisce ed eleganti di Stellan perennemente confinate nelle tasche. Certo, non era paragonabile ai climi della Svezia, ma lui era sempre stato di salute piuttosto cagionevole. Incontrare la mano di Luminitza, però, si era tramutato in una sorta di toccasana. Giorno dopo giorno, quel contatto fugace si era rivelato - per il giovane medico - una sorta di rituale del buongiorno. Qualcosa con cui iniziare bene la propria, faticosa, giornata ed il pretesto ideale per continuare a sondare in quegli occhi scuri e neri, macchiati di tristezza, terribilmente in contrasto con quella bocca che conosceva tanto bene il sorriso. Insomma, ogni qualvolta lei gli prendeva la mano, tra le sue, a Stellan sembrava che il proprio arto fosse una nave che, dopo una lunga e burrascosa tempesta, trovava finalmente riparo in un porto sicuro.

"Cosa significa, Stellan?"
"Significa tranquillo. E Luminitza, invece?"
"Luminosa"
"Trovo che ti stia molto bene, come nome"
"Perchè indosso sempre molti gioielli?"
"Perchè...è come se brillassi. Da dentro. Di tanto in tanto ti accendi"

E la mano di lui, lentamente, era scivolata dal palmo al polso di lei, carezzando la pelle olivastra e avvertendo, sotto la pressione lieve dei polpastrelli, l'aumentare leggero del battito cardiaco. Pulsazione dopo pulsazione, quella fragilità nascosta sotto strati di abiti colorati e chiassosi, sembrava affascinarlo sempre di più. Come una maledizione o, ancora meglio, come un potente incantesimo. Luminitza emanava magia, pur essendo sprovvista di Aura, ogni suo gesto era pregno di una forza nascosta eppure allettante, potente. Persino l'aura di Stellan, se n'era accorta, sviluppando nei confronti della donna una propria personale predilizione e ritrovandosi spesso a far fioccare, sui suoi capelli scuri, una fitta pioggia di fiocchi di neve che lei, ovviamente, non poteva vedere.

"Ogni tanto mi ricordi l'inverno"
"Perchè mai?"
"Perchè io amo, l'inverno"





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"Sporcaccione"
"Non sai quanto.. stavo giusto pensando ad un incontro ravvicinato con quel bel culo che hai avuto la premura di sbattermi sotto gli occhi"
"Non sporcaccione in quel senso. Nell'altro. Però, magari, se un bravo padre mette i cuccioli a dormire, una brava madre potrebbe sbattere di nuovo il culo, dove le pare»
"Sono sicuro che i bambini sapranno come dormire da soli. Una ciucciata di birra a loro, un’altra di altro genere a te e vi prometto che vi mando tutti a dormire contenti e sfiniti "

Lui caccia, anche mentre scopa con me. Lo fa come se sfogasse un bisogno istintivo, animale, come se non potesse fare a meno di prendermi e di farlo in un modo tale da sottomettermi per sempre. Oh si, giocare gli piace, ed è alquanto compiaciuto quando sono io a prendere l'iniziativa, a condurre i tempi standogli addosso. Ma queste non sono che parentesi, in un continuo dove è lui a comandare. E' il maschio, della coppia, e neanche dei più tranquilli. Al punto che non si accontenta di spogliarmi, e si limita a seguire l'istinto, strappando via i vestiti, timbrandomi la pelle con lo schiacciapugni, prima di schiacciarmi con altro. Esiste qualcosa di più deliziosamente penoso, del peso del suo corpo contro al mio? Dentro, al mio? Il cuore mi batte talmente forte, nello sterno, che quando afferra il seno nel suo palmo è un pò come se mi stringesse il cuore tra le mani. Non c'è che uno strato sottile di carne tenera e pelle odorosa a separare la sua stretta dal lavorare incessante dei ventricoli. E la sua pelle è cosi calda, cosi profumata, cosi saporita che è un pò come una rara malattia africana. Mi infetta il cervello, e mi ritrovo la bocca riarsa, mi ritrovo a delirare, ad avere caldo, ad avere freddo. Sono malata di lui, eppure lui è la mia cura. Una cura che scivola verso il basso, con la bocca, e lo fa con una lentezza tale da farmi soffrire


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Un anno fa, circa, i miei poteri venivano a galla. In un bosco popolato da presenze mistiche di ogni sorta, tra driadi danzanti e satiri brilli, lo spirito dell'Aria mi veniva incontro e liberava l'energia che ora mi scorre dentro, in un fiume impetuoso di elettricità e vento. E' stata un'esplosione, come quei documentari sui gayser, dove la pressione dell'acqua e del vapore arriva a spezzare la crosta terrestre con la stessa facilità con cui io rompo il guscio di un uovo alla coque, col cucchiaino. Un anno fa, Santiago entrava nella mia vita in un ruolo nuovo, e con lui Melissa. La cicatrice sulla mano pulsa, maledettamente, ma penso sia solo suggestione. E' necessariamente cosi. Dei tanti tradimenti, subiti nella mia corta vita, e delle ingiustizie sopportate quello della Coven non sarà di certo l'ultimo degli esempi. Eppure mi chiedo possa esser capitato, di cosi terribile, da compromettere il sano e rendere guasto il puro. Sono dubbi che mi sfiorano, di tanto in tanto, con la stessa leggerezza con cui la brezza fuori casa mi mescola i capelli. Il vento sta cambiando, le foglie del bosco accanto si stanno macchiando di oro e arancione, come la prima volta che ho messo piede qui.
Ero un mucchietto di stracci colorati, una giacca da uomo a coprirmi le spalle, lo stomaco quasi mai pieno e le ossa infreddolite fino al midollo. Non avevo altra aspettativa che arrivare al giorno dopo, e il giorno dopo arrivare a quello ancora seguente.  Ma ero libera. Infinitamente libera. Di fare, dire, prendere e volere quello che più mi pareva. Adesso, mi rendo conto, è tutto molto diverso. Non posso buttare due stracci in un borsone e spostarmi in un altro punto, a me più congeniale, sulla cartina. Ho i cuccioli, a cui badare, e Neal. Non so bene se siano o meno due mannari, due streghe, due ibridi o chissà cosa...ma chiamarli cuccioli mi piace sempre un sacco. Mi da l'idea che debbano essere maggiormente protetti, e accuditi. Comunque, dicevo, non posso muovermi cosi, come se nulla fosse. E devo ammettere che l'altro giorno, quando ho visto scivolare via verso l'orizzonte della stataleun'ordinata carovana di camper, ho sentito un morso al cuore che conosco bene. Non sono mai stata tanto a lungo in un posto, e sebbene mi piaccia Bon Temps certe volte mi sembra di impazzire nel vedere le solite facce, i soliti muri, le solite cose. Certe volte il desiderio di prendere la mia famiglia e andare via, anche per un pò, si fa cosi disperatamente intenso da farmi bruciare la gola. Ma non ho cuore di parlarne con Neal, non dopo quello che sta passando il suo branco ultimamente. Non se ne andrebbe mai da Bon Temps in una situazione cosi delicata qual è quella attuale. Sarebbe da vigliacchi, da parte sua. E lui non è codardo, Dio solo sa quanto. Cosi mi faccio forza, inghiotto la prepotenza con lui la libertà viene a sussurrare al mio orecchio, e mi dedico alle piccole cose di ogni giorno. Ai bambini, certamente, a lui. Alle mie amiche. Ad Aria. Al negozio. E quando il vento torna a fischiare, prepotentemente, e sbatte addosso alle imposte della mia casa gridandomi di dissolvermi con lui, di andare via a provare il mondo, io giro il viso dell'altra parte, e do ascolto all'Acqua dentro di me. Acqua che nasce dalla roccia, che si crea in un punto preciso. Poi, però, penso che anche l'acqua scorre via. E allora, per distrarmi, mi metto a fare qualcosa in cui sono tremendamente poco brava. Sbuccio patate. Le pelo davvero di merda, e farlo mi richiede una concentrazione tale da farmi dimenticare il desiderio di vagabondare. Almeno per un pò.



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"Volevo mostrarti il mio nuovo potere ma..."
"Fammi diventare il cazzo ancora più duro. Consideriamolo con un vecchio potere" 

Stronzo. Giuro, glielo strapperei dalla faccia quel sorriso da stronzo che ha, sollevando un vento cosi forte da scorticargli la pelle. Questa prepotenza, e questi modi bruschi. Stronzo. Dio, non voglio che smetta. Non adesso. Ora che mi è di nuovo dentro, e che la sua natura si scontra con la mia, mentre altro di noi due si scontra. E lo fa talmente bene che sembra essere stato fatto apposta per scoparmi. E lo fa cosi divinamente che non importa quante volte capiti, da quando stiamo insieme, in ognuna riesce a levarmi il respiro, e la voglia di andare a godere altrove.

"Hai voglia di scopare sotto i fulmini, Neal?"
"Puoi parlare, puoi gridare, puoi concentrarti e scagliarmi tutti i cazzo di fulmini che vuoi...non smetterei comunque di fotterti "

Ha la voce rauca, impastata ad un ringhiare dannatamente eccitante, che non ha nulla di umano. Cosi come non ha niente di umano la pioggia che comincia, silenziosamente, a scivolare addosso a noi due. Gli ho scritto il mio nome sulla schiena, con le unghie, fino a sentire il sangue sui polpastrelli mentre la pelle si rimargina, Adoro il modo in cui geme, in cui lo faccio gemere. Adoro lo scintillio dorato che assumono i suoi occhi. Lui è un lupo, e me lo dimostra ogni volta. Ma io sono una Strega. Il piacere si condensa in gocce che cadono, una dopo l'altra, sulla nostra pelle accaldata, tra le bocche aperte, nell'incrocio tra i sessi. Piove, e lo sto facendo accadere io. Piove perchè mi ha provocato, eccitato, preso, rivendicato. Piove ed il mio corpo esulta, pago dei brividi che l'acqua mi fa sentire. Si impiglia tra i capelli, scivola sulle curve del mio corpo rendendole lucide e accattivanti allo sguardo. Lui mi gira, ed io semplicemente smetto di pensare. A quattro zampe, come gli animali, a questo punto è troppo tardi per entrambi. Nessuno dei due ha pensato di infilarsi su un pò di ragione, figuriamoci un preservativo.

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Io ti ringrazio, Dea, per quello che mi hai dato. Ti ringrazio vestita d'oro, nel tepore della mia casa, tra la luce di candele marroni e il fumo denso di mirra e di pino. Con una tavola ricca dei tuoi frutti...e di quanto comprato alla tavola calda. Grazie. Mai, come quest'anno, il mio raccolto era mai stato cosi ricco. E tra le mie messi, ho due splendidi bambini, e un marito che mi toglie il fiato. Selene è bella come la luna, le sere d'estate, ogni suo sorriso mi ricorda l'immensità dell'astro, il candore con cui illumina la notte. Va matta per il calore, per l'odore del padre, ed è d'indole abbastanza impulsiva. Lei è la mia piccola esploratrice, irrequieta quanto solo uno spirito libero può esserlo. Ha i miei lineamenti, i miei colori. Chiamarla principessina mi sembra offensivo, noi non siamo tipe da tutù e merletti. Ci vestiamo di sorrisi, e ricopriamo il nostro corpo di magia. Ci sarà altro per lei che un tenue pizzo a renderla accattivante agli occhi altrui. Devon è il mio piccolo uomo, pacato come i laghi d'estate, come le mattinate tra i ghiacci. Mantiene sempre la calma, ma sento che è solo apparenza e che dentro di lui scorre l'impetuosità dei fiumi, la forza degli uragani. Odia l'acqua, intensamente, e fargli il bagno è una tragedia. Ed ama le tette, visceralmente. Quando non ci sta attaccato con la bocca le palpa senza alcun pudore. Mi guarda e tutto ciò che ho intorno si dissolve, perchè riesce a riportarmi indietro nel tempo. Alla prima volta in cui suo padre mi ha sorriso, con quell'aria saccente da sbruffone, e i modi nervosi di una bestiaccia. Lui è il mio piccolo sole, e come tale riesce a dissipare le nebbie di stanchezza che delle volte avvolgono le mie giornate. Neal. Neal è...beh. E' quando hai troppo da dire, e ti accorgi che le parole si incastrano con le corde vocali, annodandocisi. Formano un groppo che non va nè su e nè giù, se ne sta li a fare compagnia alla scarica di emozioni che senti. Lui profuma di adrenalina, di sangue, terra e amore. Si. Se un giorno i miei figli dovessero chiedermi se l'amore ha un nome, io risponderei che si. Che ha l'odore di lui. Ha l'odore del cuscino, quando la mattina si sveglia per andare a farsi la barba e mi lascia li la sua impronta, tiepida e assonnata. Aly tempo fa mi ha detto che Neal nel branco è temuto da tutti. Ma è pur sempre lo stesso uomo che quando mi vede tornare distrutta, da lavoro, mi porta a cena fuori. Solo io e lui. Ti ringrazio, Dea, per questo raccolto.
E ti ringrazio per Jeanne. Per Joy. Per Rahsan. Ognuna di loro è un piccolo mondo, un piccolo universo. Ognuna di loro fa parte della mia fortunata e ricca stagione. Tutti loro, sono la mia luce


"Nel mese del passaggio, nel difficile varco fra i mondi, ci diamo qui oggi l'augurio di custodire, mentre il buio avanza, la memoria della luce"



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Assieme ai miei gemiti, assieme al piacere, cresce qualcos'altro. Finchè la passione non diventa talmente spiccata da abbattere gli argini. E se Neal mi prende, di nuovo, sono io adesso a lasciar defluire via una parte di me.

"Cazzo!"
"Si proprio quello che ti sto’ dando. Fallo ancora…"

Il rumore del fulmine caduto a un passo da noi fa ancora fischiare le orecchie. Espressione palpabile della violenza che mi fa scorrere dentro. I discorsi si fanno sconnessi e non sono che richiami rochi e gutturali. I miei gemiti cercano i suoi, in una corsa sfrenata vicino a un capolinea che conosciamo cosi bene. Sta facendo l'amore con me, con tutta me. Con i miei poteri, con le mie emozioni, con la mia testa. Mi scuce di bocca volgarità e moine, carezze e schiaffi. Ho la schiena  a pezzi,  il corpo mi fa male, e la testa martella violentemente. Ho il suo odore, e i suoi umori addosso, assieme a lividi e graffi che mi sono cercata. Ci sono dolori di cui non potrei mai fare a meno. Ci sono momenti che vorrei portare con me per sempre. Belli e terribili, come il lampo di un fulmine, lo schioccare della saetta. Belli e dolorosi, come un fiume che spezza via gli argini, e la grandine sui vetri, l'uragano tra le assi di una vecchia casa

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Kim sorride, soddisfatta, mentre rivede sul cellulare la foto di Jeanne. L'ha scattata qualche sera prima, la stessa in cui hanno fatto il rito di protezione a cui ha partecipato un ospite inatteso. Gabriel Blanchard. <Pallone gonfiato> Kim lo borbotta, guardando la foto dopo, che ritrae tutti loro intenti a bere vino. Le piace e non le piace. Un pò le sta sul culo un pò...pure. Sta al parco, attende che Neal la raggiunga per fare insieme una passeggiata coi bambini. Rimette il cellulare in tasca, e si china per prendere il pezzo smontabile dell'ovetto e sistemarlo sulle ruote, quando si sente afferrare da dietro. Spaventata, si gira, raddolcendosi quando gli occhi di Neal le sorridono sbarazzini. Con una mano ha afferrato il passeggino, come fosse una bustina di carta velina, sistemando l'ovetto al posto giusto. L'altra mano ha preso Kim dalla vita, scivolando sicura lungo la schiena e fermandosi sul culo. Che sprimaccia, tirandosela vicina

"Ciao, Djali. Qualcuno qui era nostalgico oggi?"
"Ciao BigFoot"

C'è un bacio, una di quelli poco mansueti, eppure sorprendentemente dolci, delicati, sul finale. E poi si spostano, verso le giostrine. L'uomo al chioschetto osserva, interessato. Se avesse una memoria migliore, ricorderebbe. Quella ragazza sporca, che dormiva nel tubo vicino alle altalene dove ora - la stessa ragazza - si diverte a dondolare i bambini. E quel ragazzo sbruffone, che le ha messo una mano sul collo non appena lei si è avvicinata a pulirgli il mento dalla maionese. Ricorderebbe come si guardavano, con diffidenza, e noterebbe quanto diversi siano adesso. Erano arrivati li, un anno fa, ognuno per fatti suoi, con i propri problemi, la propria vita, le proprie tristezze. Adesso erano ancora li, non come singoli ma come famiglia. Altri problemi, altri fattacci, altri tristezze. Ma, stavolta, li affrontavano insieme. In due. In quattro, se ci infiliamo dentro pure i due blablavendoli che si portavano dietro.


sabato 12 luglio 2014

Per ogni giù, c'è sempre un su.


Ho cercato la parola "piacevole" sul dizionario, per essere certa del significato che l'uso comune gli attribuisce. E, sempre secondo il dizionario, si definisce cosi qualcosa che provoca piacere di varia natura o che comunque stimola un senso di benessere. Si, decisamente, la serata di qualche giorno fa è stata piacevole. Nonostante la casa di Gwendolyn fosse piena zeppa di orride piantacce - maledette Rahsan e Melissa e il loro terroso senso dell'addobbo - e nonostante a un certo punto ho davvero creduto che Neal stesse per rompere il braccio a Melissa in quell'assurdo braccio di ferro. E tralasciando il fatto che, Jeanne, a tratti si rabbuiava, specie quando io e Mel le abbiamo passato entrambe contemporaneamente da bere e, scherzosamente, abbiamo fatto una battutina sui riti. Santiago è ancora molto lontano, nella Coven tutto è incerto, ma ieri sera ho respirato aria di casa. Quando ci sono i compleanni non posso fare a meno di pensare a quelli festeggiati con la nonna e, inevitabilmente, mi viene da sorridere. Lo decidevamo noi, il giorno, ed io festeggiavo quando mi pareva. Gwendolyn sembrava commossa...e felice. E Neal ha portato l'alcol, talmente tanto che alla fine brindavamo ognuno con la propria bottiglia. Jeanne gli sta simpatica, lo si vede dal modo in cui la punzecchiava. Ma penso che Melissa e il suo "caratterino" siano ciò che gli va più a genio. Unica pecca...il mio stomaco. Il giorno dopo ho rimesso anche l'anima, eppure non ho bevuto troppo. Tanto. Insomma, al solito. Ho fatto di peggio. Inizio a pensare di avere qualche merdoso virus, di quelli che ti regalano scagazza per dieci giorni. Ma ho paura che Neal si ripresenti con qualcuna delle sue tisane all'aglio, mefistofeliche. Per cui mi terrò il dissesto di budella e amen...passerà. Ne sono passate tante. Spero solo che in futuro ci siano più serate del genere, spensierate e rilassate. Voglio dire, sono pronta a sopportare un pò di diarrea per questo.

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Settembre 2008 - San Diego

Baba era morta da un giorno. E Kim stava sdraiata sul letto, a fissare il vuoto. Il tramonto era passato da un pezzo, e l'interno del carrozzone si tingeva di un nero che sembrava abbinarsi bene all'umore dell'appena ventenne zingarella. Si sentiva incredibilmente sola, adesso. Ora che la nonna era morta, che era stata seppellita, non gli restava che quel carrozzone e la propria carcassa a farle compagnia. Sapeva che d'ora in avanti, quando avrebbe aperto la porta, non ci sarebbe stato il suo sorriso ad accoglierla. Che quelle mani sempre piacevolmente calde non le avrebbero più riservato carezze, e che avrebbe dovuto fare a meno del suo profumo, del battito del suo cuore che ne aveva cullato i sogni da bambina. Con la morte di sua nonna qualcosa di tremendamente importante era finito, ed iniziava per lei un salto nel vuoto da un'altezza considerevole. D'ora in avanti non ci sarebbero stati consigli, rimproveri, divieti, concessioni. D'ora in avanti c'era solo lei, la propria intraprendenza, tutto ciò che le era stato insegnato ed un sano quanto radicato spirito di sopravvivenza. Era immersa in quel denso e freddo torpore che avvolge le persone dopo un lutto, quando gli uomini erano entrati. Prima ancora che potesse rendersene conto l'avevano afferrata e trascinata fuori. A nulla erano valse le urla, le proteste. Kim sembrava una gattina selvatica, a cui avessero bloccato le zampe. Soffiava, rizzava il pelo, miagolava disperata...ma era assolutamente impotente. Una volta fuori, c'era Gaspar ad attenderla, e un circolo di uomini a fare da schermo al resto del campo. Lei era nel mezzo, e si dibatteva selvaggiamente, mentre il capo continuava a parlare

"La morte di tua nonna è stata una liberazione. Non vogliamo figlie del demonio, tra di noi, e se l'abbiamo tollerata in questi anni è stato solo perchè..."
"TU! Avevi paura di lei!"
"...solo perchè era anziana. Tutto qui. Ma non è il tuo caso. Sei giovane e potrai andare dove ti pare. Senza, ovviamente, il carrozzone. Che resta a noi"

Kim era impallidita. La sua casa, la sua splendida piccola casa. Il suo mondo fatto di ricordi felici, di risate, di coccole, di affetto. Aveva scosso la testa, in segno negativo, incapace di parlare, convinta che fosse semplicemente un incubo, che davvero non le stavano togliendo anche l'ultima cosa cara che le era rimasta. A dispetto delle sue convinzioni, però, gli uomini avevano cominciato ad entrare all'interno dell'abitazione mobile. Sentiva il rumore di vetri rotti, cassetti che venivano aperti, cose gettate all'aria, sporcati da un contorno di risate maschili, imprecazioni, commenti. A quel punto, l'ultimo barlume di ragione nella testa della ragazza si era dissolto. E aveva puntato gli occhi azzurri su Gaspar, schiudendo con sdegno la bocca

"Io ti maledico Gaspar Joyce. Che il marchio della Scimmia ti brilli sulla fronte, ti spunti la sua coda, e tu ne abbia la risata. Ti maledico, scimmia, figlia di scimmie, procreatrice di scimmie!"

E nel concludere la frase aveva raccolto la saliva in bocca, arcuato la schiena sfruttando il fatto che due uomini la tenessero tra le braccia per prendere maggior slancio, come fosse lei stessa una fionda, e finendo col colpire il viso di Gaspar col proprio sputo. Lei non era ancora una Strega, i suoi poteri rimanevano ben celati in quel corpicino fragile e delicato. Ma i romanichal erano un popolo molto, molto, molto superstizioso. Nelle credenze comuni, la Scimmia era un animale immondo, grande portatore di sfortuna, e neppure l'uomo più coraggioso usava pronunciarne il nome. Lo sputo, inoltre, sanciva qualsiasi tipo di maledizione. Dunque, le parole di Kim, non erano affatto leggere e sottovalutate, non in una comunità dove l'ignoranza e la ristrettezza mentale dilagavano. Gaspar era rimasto a fissarla, in parte terrorizzato, in parte arrabbiato. Poi si era allontanato, ripulendosi col dorso della mano il viso, e quando era tornato dalla ragazza stringeva, tra le mani, un frustino da cavallo. Se si concentrava, a distanza di anni, lei ricordava ancora il sibilare della frusta nell'aria, e il dolore lancinante che ogni impatto le causava sulla schiena. Se quello era un gruppo, una famiglia, lei era felice di essere rimasta da sola


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Da dove comincio? Da Melissa che mi dice che io non so cosa sia una famiglia, da Reverie che ripete davanti a lei e Santiago che mi ucciderebbe se non fossi un membro della Coven? Da Santiago,  che attribuisce tutte le mie preoccupazioni riguardo quella vecchia a scazzi tra donne mestruate? Non c'è un inizio, in realtà, perchè non c'è neppure una fine. E' tutto un guazzabuglio confuso di cose inspiegabili. Come si può difendere qualcuno che conosci da appena un mese inculando chi  ti è stato vicino durante battaglie importanti, nei momenti del bisogno prima ancora che in quelli allegri? Che logica c'è nel voler aver accanto qualcuno che ammazza chi gli sta sul culo, minaccia random, oppure giustifica lo stupro come l'inevitabile conseguenza in cui imbatte un uomo tremendamente sexy?

Non ho dormito. Ho provato a dare un senso a tutto questo, più e più volte. A pensare che dev'esserci un motivo se Santiago ha agito cosi, che non può essere vero, che davvero non possono essere tutti impazziti come se - improvvisamente -si fossero messi d'accordo. Magari in un'altra vita, un'altra dimensione. Poi, però, ho capito che non c'era da capire. Probabilmente Reverie, a giudicare da tutti quei vezzeggiativi, da come calcava spesso quanto fosse amica di Santiago, e da come la sua aura gli si strusciava addosso, è stata una sua trombamica. O lo è ancora. Qualcosa del genere, insomma.
E Melissa...Melissa. A lei ha offerto un posto di lavoro, e a quanto pare vede del buono in quell'inutile coglione che ha provato a farsi Rahsan dopo lo scoppio del potere. Ha delirato, al granaio, e quando le ho chiesto se lei avrebbe dato modo a un pazzo armato di accetta di farle vedere quanto fosse brava ad utilizzarla ha detto che se il pazzo era lui...si. L'avrebbe fatto. 

Che dire? Se metti tanti psicopatici in un'unico posto non hai una Coven. Hai un manicomio. Ed io, con gente del genere, non voglio avere niente a che fare. Ho lasciato il gruppo, senza alcun rimpianto se non quello di aver aspettato mesi nel ritorno del Messia-Santiago, credendo ciecamente nel suo raziocinio. A sapere, che era già tutto deciso, tutto prestabilito, tutto architettato, avrei semplicemente fatto prima questo passo.
Jeanne e Joy se ne sono andate via, con me, ognuna per le proprie ragioni. Chi semina vento raccoglie tempesta, e se loro seminano teste di minchia, si ritroveranno con un gruppo di cazzoni in mano. Dunque...eccoli accontentati.

Di nuovo, mi sento sola. E delusa, e tradita, e sfiduciata nel concetto di gruppo. Di nuovo, mi sento schifata da persone che credevo a me vicine, e che si sono rivelate false, volta gabbana, bandiere esposte al volere del vento. Domani starò meglio, lo so già. Domani è un giorno diverso, ed io sono abituata ai cambiamenti. Ma oggi...oggi non posso fare a meno che sentirmi sola. Ho sempre Neal, Aria...i miei amici. Ma questo è un tipo di solitudine diversa. E' il tipo di vuoto che ti crea l'idea di non rivedere più Maya, il granaio, di non sedermi più su quel divano a stupideggiare. Tanti angolini di quel posto sono pregni di ricordi. Gli allenamenti con Heikki, le chiacchierate con Rebecca, la prima pozione insegnata da Santiago. L'attacco di Enoch, la cerimonia d'iniziazione. Rivedo ogni momento, come un mosaico fatto di minuscole e colorate tesserine. Finchè non arriva il vandalo di turno, che afferra il primo martello utile, e rompe l'armonia dell'insieme. Del mosaico, non resta che la polvere.
Cosa fa, un'Elementale d'Aria, di fronte a un mucchietto di polvere vecchia e maleodorante? Soffia. Soffia forte. Finchè ogni minima traccia non è andata via, altrove, disseminata in un posto lontano.
Rimboccati le maniche, Kim. E' ora di ricominciare. Se solo questa stupida nausea volesse andare via...



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"E' tutta questa notte che sento una cosa strana su di te. Mentre dormivi ti ho annusata piu e piu' volte, non saprei dire cosa..Hai il mio odore. Ok, hai quasi sempre il mio odore ma questa volta e' diverso. L'odore non profiene dalla tua pelle, esternamente. Come quando ti tocco, e' come se tu avessi oltre al profumo della tua carne, anche il mio. E' una cosa davvero molto, molto strana."


"E'...un modo carino, per dirmi che sto per morire? Boh...io non sento niente. Forse dipende dal fatto che ieri, sotto la doccia, ci hai dato dentro nel venire, no? Buh. Devo...preoccuparmi?"

"Non e' la prima volta che ti vengo dentro in un certo modo, e poi non parlo dell'odore del mio sperma dentro le tue gambe. Parlo della mia traccia olfattiva dentro la tua traccia olfattiva, non so come spiegarti. E' come..se il profumo del cioccolato non fosse piu corrispondente solo al cioccolato ma diventasse cioccolato e vaniglia senza che vi sia traccia di vaniglia. Piu o meno.. Comunque non e' il mio naso che fa' le bizze, sta mattina ti ho annusata di nuovo. Ad ogni modo non puo' essere nulla di male..si tratta di odori e si tratta del mio odore, non c'e' da preoccuparsi. E' che non era mai capitato, magari sta sera gia non c'e' piu"

"Forse a furia di tenere la vaniglia appiccicata al cioccolato si sono impregnati. Tu non hai il mio odore, dentro? Cioè, è una cosa che hai notato solo su di me, non anche su di te? Si, magari..magari tutti quei cazzo di fiori ieri hanno fatto qualcosa ai nostri odori. Li ha fatti Melissa, magari erano stregati e ci hanno confuso la pelle. Non lo so. Io comunque sto bene, a parte i postumi da sbornia."

"No, io ho solo il mio odore addosso..in realta' tutti hanno solo il proprio odore. In piu sul proprio odore possono avere di deposito quello di qualsiasi altra cosa, ma ognuno ha un solo ed unico odore..distinguibile da tutto il resto del mondo. E' questo quello che mi confonde. E' impossibile averne due. Tu hai il tuo ed il mio. Si tratta della tua pelle, non c'entrano nulla i fiori. L'aroma che traspira dalla tua pelle e' il tuo. Comunque non so' che dirti..magari il mio naso  che fa' le bizze."

- - -
Kim ha intenzione di starsene sdraiata tutto il giorno a crogiolarsi al sole estivo,ed al momento se ne sta in piedi, in cucina, vicino alla penisola. La gamba destra sostiene il peso del corpo, la sinistra è lievemente piegata, e lei è intenta a farsi una limonata. No, non parliamo di effusioni di bocca, quanto del rimescolare dello zenzero dentro un bicchiere colmo di succo di limone con un cucchiaino. Si è di nuovo svegliata con un fastidioso senso di nausea, e comincia ad essere certa di aver preso un bel virus intestinale alla cena da Gwendolyn.

"Stupidi compleanni. Ecco perchè non lo festeggio" -  Ieri ha rimesso parecchie volte, ma aveva attribuito la cosa ad un attacco di nervi per la vicenda del granaio. Non ha detto nulla a Neal, che però non avrà faticato a sentire odore di bile nel bagno, nonostante le pulizie di lei

"Neal, hai visto le mie sigarette?!"

Non le trova da ieri sera, eppure era certa che il pacchetto fosse pieno e di averlo lasciato in questa stanza. Non urla, perchè sa che lui può sentirla tranquillamente anche se al momento si trova in giardino a parlare col padre, al telefono. «In questa cazzo di casa le mie cose sembrano avere i piedi» brontola, mentre l'altra mano si sposta a carezzarsi lo stomaco. Dalla finestra che da  proprio verso quello squarcio di terreno li di fuori per lei è possibile vederlo, seduto su una sdraio a tracannare la prima bottiglia di birra della giornata e a parlare al telefono con il padre anche se d'un tratto ha cambiato letteralmente espressione. E' saltato in piedi con la bocca aperta, neanche qualcuno gli stesse dicendo che ha appena vinto alla lotteria. Poi ha iniziato a fare avanti ed indietro piu e piu volte blaterando al telefono.Blocca finalmente da quell' andirivieni in giardino e poi fa un enorme sorrisone buttando successivamente tutta la bottiglia di Birra in gola, neanche ci si volesse affogare. Attacca il telefono e lo getta sulla sdraio, neanche volesse assicurarsi che stia zitto, non per niente si ritrova a fissarlo e passarsi le mani sulla faccia piu e piu volte. In tutto ciò lui Kim la sente, l'ascolta sempre. La sente blaterare di compleanni ma soprattutto di sigarette. Corre in casa con l' aria stralunata di chi non ci sta capendo nulla, sniffa l' odore del tabacco e senza troppi preamboli stritola il pacchetto fra le mani e lo butta nel cesto "No non le ho viste.." la osserva aspirando nuovamente il suo odore, il loro odore, poi ci si avvicina non sapendo bene come fare o cosa dire. 
"Hey..ciao.."
"Bene. Mi dai le tue? Pomeriggio le vado a comprare"  L'odore dell'uomo lo precede, mentre le si affianca, e quando solleva lo sguardo da lui al giornale se lo ritrova stralunato e...salutante. Batte le palpebre
"Ciao, come stai? Ci siamo visti meno di dieci minuti fa, ma...ehi, quanto tempo"
Lo prende in giro, per quel saluto, poco prima che lui tenti di prenderla per le mani e di metterla seduta 

"Mettiti a sedere, non dovresti affaticarti..ci penso io stai buona tu.." inizia gia con le premure, anche se ora parrebbero tanto insensate. " Evita lo sgabello potresti cadere..mangiamo in sala.."  Lei ha provato a fare una debole protesta, dal momento in cui l'ha afferrata dalle braccia facendola sedere, lanciando un'occhiata scettica alle  proprie gambe. Gambe chilometriche, che anche da seduta arrivano ampiamente a toccare il suolo, azzerando la possibilità che lei cada da li facendosi male. Neal si umetta le labbra e poi si gira verso la zona cucina iniziando a prendere un pò di roba, tra cui i piatti ma sarà un pò l'emozione o l'enfasi del momento riesce perfino a spaccarli fra le dita facendo rovinosamente cadere i cocci. " Cazzo"  borbotta, poi ritorna a parlare ad alta voce " Nulla..questi stupidi piatti sono cosi..fragili..ora sistemo io rimani li eh "Kim sposta, su di lui, uno sguardo preoccupato. Che si accentua nel sentire il rumore di piatti rotti. Offa allunga due tentacoli. Con uno scherma gli occhi di Kim, con l'altro si picchia addosso come in un facepalm "Tesoro..."  lei tenta di intavolarci un dialogo, osservandolo con una lieve apprensione "Guarda che se Trotto Arrapato ha perso non fa niente eh...ci rifaremo. Di quanto siamo sotto?" Crede che sia quello, a renderlo cosi nervoso e confuso, una scommessa ai cavalli andata male. Neal, nel frattempo, inizia totalmente a sclerare, ma sempre cercando di camuffare un po’ l’agitazione perche nel suo mondo giocoso lui sta’ facendo quello che fa’ al solito eh. " Si si, sono contento per il trotto arrapato, chissa quanti figli avra’ con tutta quella foga.." da’ le spalle a Kim, e si morde la lingua per costringersi ad un silenzio orripilante, perche e’ ovvio che la sua testa al momento sia proiettata solamente verso certi tipi di discorso. Si posa con ambo le mani sul lavandino, schiena curvata e sguardo fisso sul porcaio che ha lasciato a colazione all’interno, cercando di fare un po’ di training autogeno. Grandi respiri e rilascio d’aria dalle labbra e questo per piu’ volte. "Bambolina lascia stare trotto arrapato va’ tutto bene, non ansiarti. I soldi vanno e vengono , l’importante e’ che ora ti rilassi.." A questo punto le salta un'altra idea in mente. Forse quelle premure sono dovute ad altro. Al fatto che sia stata depressa, nei giorni precedenti. Si affretta, dunque, a rassicurarlo "Mi sono ripresa, sai? Non sono più triste" la bocca va a sorridergli, compiaciuti di quel suo modo di trattarla "Però dovrei essere triste un pò più spesso" adocchia, nel suo trafficare, del cibo oltre alle suppellettili. "Non devi essere triste, ci sono io con te ad aiutarti..imparero’ a fare la spesa ed a cucinare.." Lei lo guarda, schiudendo la bocca in una "o"di sgomento. "Imparerai a fare la spesa e a cucinare" Ripete, interdetta. Qualcosa non va, è evidente. D'improvviso, il cuore comincia ad accelerare "Neal? Che hai fatto?" Una scena simile di caos, anche se meno buffa, l'ha vissuta quando le ha parlato del tradimento. Il cuore vacilla, per un attimo, all'idea di nuove corna sulla sua testolina. Un'idea che viene scacciata con forza, dal pensiero di quanto siano felici ultimamente.  A proposito di cucinare... Le sue omelette stanno andando a fuoco in pratica, si sono carbonizzate. E poi parla tanto male delle doti culinarie della moglie. Le rigira di corsa e poi le mette sul piatto buttandoci un po’ di formaggio e delle salcicce trafugate dal frigorifero, continuando a parlare."Poi ti accompagno io ovunque, con la macchina..la bicicletta e’ pericolosa". 

Kim fissa, con orrore, quella cosa carbonizzata che lui vorrebbe farle trangugiare. Lo stomaco si fa sentire, di nuovo, lei ci porta una mano sopra "No, Neal, ti prego. Io oggi non mangio. Niente burritos, niente tacos...ho preso il succo di limone, con lo zenzero, va bene cosi" E poi si trova ad ammettere, riluttante "Sai, mi sa che ho preso di nuovo quel virus intestinale. E il dottore diceva di evitare di mangiare certe cose" Neal si ritrova a voltarsi con il viso verso di lei, corruga la fronte e ritorna poi sul piatto appena cucinato. Piatto che trasporta fin sopra il bidone della spazzatura, che viene fatto aprire con il pedale prima di buttare tutto all'interno. Richiude le labbra, e lo fissa "Sei sicuro che fuori non ti abbia punto un insetto?"» Chiede, cominciando a sospettare che lui sia vittima uno shock anafilattico in corso. Neal, nel frattempo, parla ancora di cibo "Va bene non mangiamo..queste cose cancerogene…mangiamo cose salutari..tipo..» tipo? Non sa’ bene quali cose siano salutari. Ma il formaggio gli pare una buona idea, infatti prende il tagliere, il coltello e la forma portandolo sul tavolo vicino a lei. "Almeno mangia un po di questo..e’ fatto con il latte, il latte..» oddio il latte. "Delle mucche. Oddio che cosa orribile, prendono il latte delle mamme mucche. Amore, non mangeremo piu formaggio" pausa "Dopo questo pranzo. Ho fame". Quando lui parte con quella filosofia sul latte lei scosta le chiappe dallo sgabello "No ok, ora chiamo Moonie" Evidentemente, vuole ricoverarlo. Non fa in tempo a recuperare il cellulare, però, si sente acciuffare dal collo e carezzare delicatamente, prima di vederlo chinarsi e darle un bacio. Uno di quelli dolci, stranamente delicati che pian piano si dilungano in qualcosa di sentito, sensuale, ricercando la lingua dell’altra con lappate lente. " Amore è sempre bello rivederti, sei bellissinma. Ti amo..tu non sai quanto" 

Kim si spinge verso di lui, sentendo sciogliere l'ansia da dosso, le mani che risalgono lungo le spalle dell'uomo, si intrecciano dietro il suo collo. Si scosta a guardarlo, facendo naso naso con lui, colpita da quel contatto "Marito, calmati. Qualsiasi cosa è successo, la risolviamo, ok?" Richiama a sè il proprio potere, quel tanto che basta per inumidirsi i palmi delle mani. L'acqua si forma sull'epidermide morbida della Precettrice, e lei sposta le mani a carezzargli il viso e il collo, con dolcezza, rinfrescandolo "Se hai perso soldi, li recuperiamo. Se hai perso la casa, vivremo dove ci capita. Se hai scopato con un'altra, te la uccido davanti prima di farti morire con atroci tormenti" bisbiglia, calma, quasi snocciolasse la lista della spesa, con un sorriso lieve sulla bocca. Gli occhi chiari rimangono fissi su quelli della moglie, lasciando quel corpo poderoso alla merce’ delle cure dell’altra " Non c’e’ niente da risolvere..davvero nulla " sente il potere dell’altra rinfrescargli la pelle, lasciandosi qualche istante a godere di quel tocco umido sulla pelle bollente. Emette perfino un mugugno compiaciuto mentre scivola con il viso contro quello della strega, in una carezza ruvida e sorniona, docile cosi solamente con lei. "Non dire sciocchezze..io non perdo mai soldi, la casa e’ nostra e rimarra’ nostra e non hai bisogno di uccidere proprio nessuno..." le da’ tre baci lungo la linea del collo, lenti e succhiati prima di tornare a guardarla in viso. Kim fa un pò più seria, dopo, fissando gli occhi nei suoi "Dunque? Che c'è?"

E lui è felice, maledettamente felice, e poi e’ preoccupato stupidamente preoccupato ed e’evidente che in tutto questo sia anche agitato. Non ha neanche pensato di andare li e dirlo a Kim tanto e’ preso dai propri pensieri, perche gia si vede con un figlio e si sta facendo tutti i filmini del caso, perche questo figlio non e’ nulla di improvviso e di non voluto, anzi sono mesi che ne avevano gia discusso, il suo arrivo oltre ad essere una notizia bella e’ qualcosa che lo fa’ andare su di giri. "Stavo solo cucinando..."  risponde a quella domanda sul cosa lui avrebbe o meno fatto, perche effettivamente gli pare la risposta piu sensata dal momento che oltre a quello non ha fatto davvero un bel niente. " Per te." aggiunge poco dopo quella piccola postilla, qualcosa di estremamente strano dato che lui non si mette ai fornelli neanche a spararlo. L' ha fatto giusto un paio di volte e per occasioni speciali, ed ovviamente sempre per lei. Nel sentirne il contatto con le labbra sembra essersi un poco tranquillizzato, tant’e’ che lo prolunga quel tanto da lasciarsi andare in un sospiro piacevole quando le due labbra schioccano poco prima di scivolare via l’une dalle altre.  " Beh.." come dirlo? Solitamente sono le madri a dire ai padri che sono incinte, mica il contrario. "Io e mio padre..crediamo che tu.." ok meglio non mettere di mezzo il padre, non e’ carino in quel momento no? Si umetta le labbra grattandosi un poco la barba all’altezza della mascella. " Diciamo..amore..aspettiamo un bambino.." plurale? " cioe’ tu aspetti un bambino ma io sono il padre, per cui..."

- - - 

Per cui siamo incinti. Sono incinta. C'è un cucciolo in arrivo.
E improvvisamente, un raggio di sole arrivò d'improvviso a spazzare via il grigiore dei miei pensieri, luce densa che spunta a riempire il vuoto creato da altri. Si, è vero. Probabilmente non sapevo ancora bene cosa fosse, una famiglia. Ma adesso...adesso lo so. 




martedì 25 marzo 2014

"La fine di ogni cosa, non è altro che l'inizio di qualcos'altro" - (Parte I)

Io e Neal dormiamo tra le macerie della nostra casa. C'è il materasso a terra, e  tra i nostri corpi un lenzuolo strappato e il plaid portato in Messico. Mi respira addosso, finalmente calmo, ed è assurdo pensare che dopo aver passato una notte a combattere gli amici, debba tornare a casa e fronteggiare il mio compagno. Offeso, perchè non riusciva a trovarmi, arrabbiato, perchè la mia sparizione aveva un senso ahimè sin troppo conosciuto, preoccupato, perchè temeva che di me non gli rimanessero altro che video e bigliettini...ha pensato bene di demolire tutto. Mobili rotti, muri traforati, cocci e calcinacci ovunque. Si sarà anche fatto male, ma la rigenerazione nasconde ai miei occhi nocche frantumate e escoriazioni papabili. Non mi ha mai tenuto cosi strettamente a sè. Di tanto in tanto apre gli occhi, un ringhio roco che sbuffa via dalle labbra, e lo sguardo smarrito e incazzato di chi teme di aver perso di nuovo qualcosa a lui profondamente caro. Ma io mi spingo di più contro di lui, e gli carezzo il viso in punta di dita, tenendo fermo il mio sguardo nel suo. Allora il ringhiare diviene un borbottio mite, mi sospira contro il suo sollievo, cinge più saldamente il mio corpo e riabbassa le palpebre dopo avermi guardato a lungo, finchè non è certo che non sia un miraggio. Le ore passano, e noi rimaniamo incatenati alle nostre paure reciproche e a questo materasso. A tenerci caldi, a renderci felici, il pensiero che Ira sia morta per sempre. E che questo grosso incubo si avvia a conclusione. Se chiudo gli occhi rivedo la battaglia. Rivedo la pioggia, e l'aura di Santiago stare accanto alla mia - premurosamente - mentre avanziamo verso un pick up. C'era un tizio dall'aria familiare, eppure non ricordo dove l'abbia già visto. Un brujos. Che strano, però, che non mi ricordi della sua aura.  E c'era Hank, quel tizio muscoloso che incrocio di tanto in tanto. Nessuno può chiamarmi bambolina, nessuno tranne Neal. Tra la pioggia di una serata fredda, ricordo le grida della gente, il fuoco sulla mai pelle, i fulmini tra le mie dita. Le stesse che ora tengo intrappolate tra quelle del mio lui. Di combattere ancora non se ne parla. Almeno per oggi. E quando, finalmente, il sonno si decide a bussare alle mie palpebre allora c'è solo una frase che mi viene in mente, e scivola via dalle mie labbra impastate:

"Non voglio arrabbiarmi mai più"

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Londra, Febbraio 2012

"Per amor di Dio, come stai versando quel  Whiskey?!"
"Come lo sto versando?"
"Levati donna, lo stai uccidendo!"
"..ma che dici!"
"Piccola tu non hai proprio idea di come cazzo si debba bere..."

Benjamin O' Doerty era una gran testa di cazzo. Il classico tipaccio da strada, randagio come me, irlandese fino al midollo e con una spiccata propensione al taglieggio. Ha provato a scipparmi via la borsa, ed io gli ho puntato il coltello alla gola. Siamo diventati amici. Durante il mio soggiorno londinese, abbiamo bazzicato insieme. Ci siamo divisi i pasti, i soldi racimolati...ci siamo anche scambiati i corpi, qualche volta. Amplessi frettolosi e per nulla romantici, più per necessità che per reale affezione. Semplici esigenze, buttate li senza complicazioni e senza troppi rimpianti. L'amore era qualcosa di assurdo, a quei tempi, di lontano. C'era solo un buco da riempire, e qualcosa per riempirlo. Fine. Però, di quel gran testa di cazzo, ricordo con piacere la filosofia sul bere. Un discorso privo di senso, un vero e proprio elogio all'ubriachezza.

"Stammi a sentire, Kim. Si beve perchè si è tristi, e si beve perchè si è allegri. Bevi quando ti senti solo, e quando stai in compagnia. Ogni giorno, ogni ora, ogni momento è buono per brindare. Ma va fatto con criteri diversi, e con riti particolari. Va fatto con una certa logica, e non a casaccio. Se stai male, non berrai uno sherry. Se sei felice, non andrai giù di gin. Quando ti senti depressa, quando hai paura, quando stai male...allora riempi la tua bocca con qualcosa che ami. Che sia forte, ed insapore. Qualcosa che ti bruci la lingua, e ti accenda fuoco nei polmoni. Ogni volta che senti una fitta, manda giù un sorso. Perchè vedi, bambina, la guerra si fa con le bombe. E se ti lanciano addosso granate, tu saresti una gran cogliona, a rispondere coi fieri. Fuoco contro fuoco, capito? Contati le contrazioni del petto, e bevi ad ogni contrazione. Funziona amica mia...vedrai come funziona"

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Mi è venuto in mente Benjamin. Chissà perchè, proprio oggi. Ma tanto, questa giornata è talmente assurda, talmente triste, talmente priva di senso che potrei pensare davvero a chiunque, non ci sarebbe poi granchè da sorprendersi. Io non riesco a capire più niente, della mia vita. So solo che ho la testa piena di confusione, e il cuore cosi pesante che pare non farcela più a contrarsi. So solo che vorrei dormire, ma ogni volta che chiudo gli occhi lo vedo con un'altra. Sclero, mi incazzo, mi affanno. E quando mi sveglio sono di nuovo qui, punto a capo. Vorrei tanto tornare indietro nel tempo, e cancellare quel giorno. Ma non posso. Non posso fare niente. E allora bevo. Per ogni sua fottuta frase, per il modo brusco in cui mi ha detto che si è trombato un'altra per via di un Vizio domato male. Mi scopro, d'incanto, a odiarlo. A odiarne la superficialità, a odiarne il sorrisetto, il fare da paraculo, le richieste di hamburger. Se ne stava li a mordermi il cuore, e intanto faceva finta di niente. Quasi dovessi applaudirlo, quasi fosse una cosa da ridere. E la mia testa pulsa di dolorose domande che non avranno mai risposta. Non mi do tregua, non ci riesco. Quando non ne posso più, mi allontano da lui nel letto. Ma poi mi manca, e allora rotolo di nuovo verso il suo corpo. Sto tentando di levarmi via il suo odore, per ragionare meglio, per prendere lucidità. Ma il tabacco non basta, non è sufficiente l'odore del fumo. Mi sento come se mi avessero succhiato via la voglia di vivere, di sorridere. Lui continua a dire che non è cambiato niente. Che è tutto come prima. Ma certo. Mi chiedo se riuscirò mai a stare tranquilla, ogni qual volta uscirà con lei...perchè, ovviamente, usciranno. Non è un'estranea, è la sua cazzo di femmina alfa. E ogni volta che ho una nuova domanda, su di lei, una parte di me soffoca. Perchè ammetto, ancora una volta, che l'ha fatto. Ci è andato. E' stato meglio, che fare l'amore con me? Ci sono altre cose, che mi nasconde? Perchè non gli ha raccontato di noi due? Perchè non è venuto subito qui quando l'incantesimo non funzionava?
Perchè non esiste pace, in questa cazzo di vita?


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Kim è tornata a casa. Si dirige verso la camera da letto, in testa solo il cinguettio degli uccellini all'esterno. Era una bella giornata, e lei sembra essersi divertita un mondo, a giudicare da come sorride. Apre la porta della camera da letto, e se li trova davanti. C'è Neal in piedi, una rossa piegata sul letto a novanta,ed entrambi stanno scopando. Ogni espressione  di piacere di lui, è qualcosa che ha già visto. Qualcosa che gli è estremamente caro, e che vuole tenere per sè solamente. Vorrebbe. In realtà adesso è la rossa a goderselo, e non è l'unica cosa di cui gode. Kim grida, ma quando si avvicina al letto viene spinta lontano. Rimbalza contro una parete invisibile, e altrettanto invisibili sono le mani che l'afferrano e basta. Neal si gira verso di lei, a guardarla, senza smettere di farsi la donna, che volta il viso a guardare pure lei. E Kim grida ancora, si agita impazzita, finchè lui non parla

"Andiamo Kim, è solo una trombata. Che male c'è, mh? Non vuoi che io sia felice? Piuttosto, va a farmi un hamburger!"

E parla pure lei, tra l'altro. Sorride, tra i gemiti, il viso stravolto dal piacere

"Guarda, bambina, impara come scopiamo noi mannari..chissà che non migliori"

E' troppo. L'energia scoppia, nel corpo di lei, e colpisce entrambi. Fulmini che partono dal petto della Strega e si dividono a colpire sia lui che lei, e per un attimo, c'è solo luce. Talmente tanta che persino nel buio dei pensieri di Kim, si affaccia un soffio di brace. 


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Riapre gli occhi, ansante. Un brutto sogno, di nuovo. E' mattino, ormai, è andata avanti cosi tutta la notte. Cambiavano le scene, cambiavano le "Astrid". Il succo era sempre quello. Si mette a sedere, prende la bottiglia sul comodino, combatte il lieve senso di nausea e  il cerchio alla testa. E poi fa come Ben le ha insegnato. Attende la prima fitta al cuore, e manda giù. Finchè la morsa non si allenta, e il respiro non torna regolare. Sorsi piccoli, brucianti, dolore con dolore. E poi si alza, raccatta le sigarette. Si infila qualcosa, se ne va in cucina. Fuma in silenzio, per qualche minuto, e scrive un messaggio per Neal. Prima di andare torna in camera, gli da un'occhiata. Quel corpo grande, assonnato, cosi tranquillo. Allunga la mano, in piedi davanti al letto, per sfiorargli con calma il tatuaggio sul dito. Si è scritto il suo nome sulla pelle. E Kim non può fare a meno di piegare la bocca di lato, in un mezzo sorriso

"Paraculo. Sapessi che notte d'inferno, mi hai regalato" 

Sospira, chinandosi a poggiare la bocca sulla sua tempia. E poi sul naso, sulla guancia, sulla bocca dell'uomo. Ne lecca via il sapore, il calore, ne apprezza la consistenza. Proprio quando un certo languore pare affacciarsi, tra le cosce della strega, il flashback dell'ultimo incubo ritorna, prepotente. E lei si rialza, tristemente. Tira su col naso lo scazzo, la frustrazione, la malinconia. Poi gira le spalle ed esce di casa. Non sa bene dove andare, nè che fare. Ma sa che non avrà troppa voglia di fermarsi per tanto, tanto tempo





-- continua -- 

sabato 25 gennaio 2014

BonTemps - Gennaio 2014





"If you've been hiding from love
I can understand where you're coming from...




< Il biglietto viene attaccato sulla fronte di Kim mentre dorme > 

Bambolina, io sono andato a lavoro ma sto' fuori giusto un paio di ore e poi ritorno. Sono riuscito a fare il caffe' e mettertelo nel contenitore per tenerlo caldo, ma non sono riuscito a non far prendere fuoco alla presina. Quindi se senti odore di bruciato non ti preoccupare, sono vivo. Ti volevo lasciare piu' di una ciambella, pero' avevo notato che erano rovinate..avevano la glassa screpolata, quindi ho pensato di mangiarle perche'..antiestetiche. Comunque la tua sta' in cucina ed e' integra. L'ho gisto assaggiata per sentire se era buona come le altre, un mozzico piccolo. 

Porto il pranzo non stare a sbatterti :3

-

< Post-it attaccato sul recipiente del caffe' in vetro> 

Se stai leggendo questo messaggio, vuol dire che ti sei specchiata ed hai scoperto di avere l'altro sulla fronte, oppure se non fosse cosi, al momento te la stai tocchicchiando in cerca di qualcosa. Nel caso, leggi prima quello e poi questo, li ho creati in una precisa linea temporale e deve essere rispettata. 

Hum, non so'.. cosa si scrive in tutti questi messaggi? Ti ho detto dal ceffe', della ciambella..che ritorno con il cibo. Tu scrivi sempre un sacco di cose belle, io non sono mica tanto bravo.. pero' come promesso ho riempito al casa di post-it. Ti amo. 

< in giro per la sala e per il bagno ci sono centinaia di bigliettini attaccati su ogni cosa, sopra c'e' scritto a cosa sono attaccati. Tipo.. quello sulla lampada del lampadario ha scritto " illuminami", quello sul tostapane " Sono un tipo tosto " etc etc>


Si è preso cura di me. Ho avuto lo stomaco sotto sopra per circa una settimana, e lui si è cura di me. Forse perchè ho iniziato a stare male dopo quel nostro pranzo alla bettola da Joe, dove in pratica lui ha i pasti pagati. Cristo Santo, ci avrò messo dodici ore a digerire quelle costine, e non ero neanche tanto sicura che, al terzo giorno, non resuscitassero. Comunque, io penso d'aver solo beccato un virus, visto che ho avuto anche la febbre. Niente di grave, solo ho approfondito di molto il mio rapporto con il cesso tanto da poter tranquillamente dire che siamo buoni amici. E lui...lui è stato davvero carino, con me. E' passato al MoonGoddess per prendermi dei rimedi preparati da Gwen. Una tisana per la febbre, e una per lo stomaco...puzzolente d'aglio, tra l'altro. Mandarla giù è una vera tortura. E poi mi ha raccontato una delle sue storie indiane (detto cosi, sembra uno sceneggiature di Bollywood, ma vabbè...) perchè sa che mi piacciono. E tempestato la casa di inutili, bellissimi, bigliettini. Bruciato una presina, rotto tre tazze, riuscito a rendere imbevile il succo di frutta con "una mia particolare aggiunta che gli da sprint...". Nessuno si prendeva cura cosi, di me, da tanto tanto tempo. E abbandonarsi a questo genere di coccole fa sempre, dannatamente, piacere. In genere appena stai male le persone ti allontanano con un calcio in culo. Non lui. Non so proprio cosa potrebbe fare, per rendermi più felice di quanto non lo sia adesso.


....
...If you've suffered enough
I can understand what you're thinking of
I can see the pain that you're frightened of...

---



E poi c'è quel buio, che non ti fa paura. Ma no, la parola giusta non è buio. E' penombra. Quando fuori il mondo corre, cammina,  pulsa di vita, gente che muore e bimbi che nascono.  C'è chi mangia, chi prega, chi stupra, chi ride e chi vegeta davanti a una vetrina...un fiume in piena di persone, esigenze, rumori che bussano alla persiana della tua finestra, ma a te non interessa affatto aprire. Il tempo perde, clamorosamente, importanza e decidi di isolarti da quel fluire disordinato e sconnesso, perchè tutto ciò di cui hai bisogno si trova dentro quella stanza. Atipica. Con quel genere di arredamento che non troverai mai esposto su una patinata rivista di interior design. Tequila e sigarette sul comodino, vestiti sparpagliati a caso a terra, sangue e terra sulle lenzuola. Lenzuola? Ah, si. Quel groviglio ai piedi del letto, che porta tracce di sesso, di bosco, di caccia e di febbre. Si, c'è chi le chiama lenzuola. E comunque, la loro due non servono. Non serve il mondo, non serve la luce della mattina che sembra incazzarsi e brillare più forte, tagliata a metà dagli scuri, e si protende a carezzare il corpo nudo di Kim velato di sudore. E c'è fumo, talmente tanto fumo che sembra quasi attutire i  gemiti che sfuggono, alle loro bocche. Quasi le parole si perdessero, in tutta quella nebbia bianca, tra i loro odori e il tabacco che fumano, vagassero come anime in pena senza mai incontrarsi, come invece fanno i loro corpi, più in basso. Amore è condivisione, si dice. E infatti loro stanno condividendo la sigaretta. E' Kim a tenerla tra le dita, e un pò aspira lei, un pò fa aspirare Neal mentre continua a stargli sopra muovendosi lentamente, il ventre che si contorce quasi a ritmo col risalire sensuale delle spire di fumo verso il soffitto. C'è la brace della cicca, e la cenere che scivola sul materasso già sufficientemente sporco da far svenire una di quelle fissate con l'igiene e la pulizia. Ma ci sarà tempo dopo, di pulire. Ogni sussulto, ogni sospiro, ogni spinta fa si che il lupo tatuato sul basso ventre di lei si animi, neanche volesse correre a divorarla, a cibarsi di lei con la stessa fame con cui anche l'altro lupo va a cibarsi di lei. Che le chiede di abbassare la  testa, e di guardarlo. 

...And I'm only here
To bring you free love...


Cosa sono i bei discorsi, le belle parole, di fronte alla potenza di uno sguardo? All'intensità che si è in grado di trasmettere, semplicemente decidendo di tenere la bocca chiusa e di far parlare l'anima, senza filtri e senza abbellimenti, direttamente dai propri occhi? Sono niente, sono nulla. Certi occhi fanno impazzire, fanno arrabbiare, fanno fare sonni tranquilli. Certi altri vanno a curare mali che la medicina ha desistito dal combattere, ed a raccontare di speranze, e di sogni. Gli occhi di Kim, a Neal, danno alla testa. Rompono le dighe nelle arterie, e il sangue inonda ogni fottuta cellula, togliendo spazio alla ragione. E lui le sfila via la cicca di mano, se la prende in braccio, tenendosi dentro di lei, e si alza. Cammina sui cocci dei soprammobili che il potere di lei ha fatto schizzare via, sul soffitto, qualche minuto prima. Incurante di farsi male, incurante di rovinarsi i palmi dei piedi, seppure solo per qualche minuto. La spinge contro all'armadio, e stavolta è lui a dettare i tempi del piacere di entrambi, come se tutta quella lentezza e quei giochi sensuali non avessero fatto altro che aizzarne l'impazienza. Fronte contro fronte, ne aspira l'odore, si preme contro il corpo affebbrato e accogliente della donna, stringendoselo contro come se temesse che qualcuno potesse portagliela via, tanto rapidamente quanto rapidamente è arrivata, nella sua vita. E lei gli carezza la strega, sussurra cose nella lingua della sua infanzia, se ne prende cura con le mani. Sulla sinistra, brilla un anello. C'è uno zaffiro al centro, e due piccolo diamanti ai lati. E se ne sta li, all'anulare, gliel'ha messo lui li mentre lei dormiva. E al mattino è stato cosi stupefacente, quel ritrovamento sulla propria mano, da farle scoppiare il potere. Da farle scoppiare il cuore. E mentre abbassa gli occhi a guardare la pietra, mentre lui la prende e sente l'orgasmo vicino, lei non può fare a meno di pensare che lui in un modo o nell'altro riesce sempre a spostare il limite della propria felicità. Più lei si avvicina a quello che le pare il massimo, più lui le fa capire che c'è ancora molto. C'è ancora tanto. Ancora.

...Let's make it clear
That this is free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love...


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Messaggio vocale che arriva alla segreteria di Neal

«SEI UNO STRONZO! Hai messo tu l'aglio nella mia tisana! Mi hai visto stomacare per cinque fottuti giorni, e non hai detto un cazzo! Ed io...io mi sono presa 10 litri di birra in testa per te. Che cazzo di scherzi fai!? L'hai fatto apposta per la faccenda del livido sul culo eh?! Sei uno stronzo, io...io stasera dormo da Maya, e se ti viene voglia puoi sempre farti ancora un pò di tisana. Ti odio!» 

ore 18:00
Sono a casa di Gwendolyn ma lei è ancora al negozio. Stasera dormo qui. Neal è uno stronzo. Lo sa lui, lo sa ChangSun, e lo sa mezzo supermercato. Fanculo. Fottutissimo lupo sfiduciato, che non si assume neanche la responsabilità delle minchiate che dice. Mi ha visto stare male per tutto quel tempo, e dentro di sè ne godeva. Per il livido sul culo. Geloso del cazzo, se ragionassi come lui che incontra tipe random per strada che ne decantano il cazzo rifilandogli nomignoli quali sfilatino...o era baguette? Ma fanculo, che importa. Era pane. E lui lo inzuppava ovunque. E tutte li a offrirgli zampetta. Sono stufa, di litigare. Per una cosa che faccio per lui, tra l'altro. Non è giusto, non me lo merito. Non è giusto. In tv non c'è un cazzo, Gwen non ha alcolici in vista, e la gatta mi soffia. Mi ucciderà appena le volto le spalle, a giudicare da come mi guarda. Certo, sente l'odore di un lupo addosso a me. Stupido, stupido uomo, sempre casini, sempre, sempre, sempre. Fanculo.

ore 01:00
Oddio. Chissà se ha cenato. E se anche lui fatica a prendere sonno quanto fatico io. Stupido. Non è che mi preoccupo. E' solo che...cazzo, in teoria dovrei sentirmi meglio a stargli lontana, no? Mi allontano, mi sfogo e e poi è tutto ok. E invece no. Mi manca. Stupido lupastro. Ti odio.

ore 02:30
Ok, ora gli scrivo un messaggio. Ma solo uno. E solo per accertarmi che si sia lavato i denti. Non chiederò mica scusa per avergli mandato tre buste di verdure col taxi e non essere tornata a casa. Nossignore.



...I've been running like you

Now you understand why I'm running scared...


- - - 

"Come fai a mancarmi cosi tanto, anche se io non voglio, che tu mi manchi?"

"Perchè io sono un pezzo di te, te l'ho spiegato come funziona. Per quanto puoi arrivare ad odiarmi non uccideresti mai un pezzo di te e sicuramente ne verresti attratta un pò come funziona con le gocce di mercurio"



...I've been searching for truth

And I haven't been getting anywhere
No, I haven't been getting anywhere...


- - -


Mi ha contagiato un demone dei Vizi. Ero al parco con Neal, e Roman...e mi ha contagiato. A me, ed anche a Roman. Ed ora...ogni occasione è buona per scazzare, far volare le cose, distruggere oggetti. In tutto questo, ho una fottuta paura di ferire Neal. Di fargli male sul serio, e che lui possa...Mio Dio, perchè? Perchè quando sono felice, tanto felice, succede sempre qualcosa di orribile, tanto orribile? Non bastava la Lussuria? Perchè deve sempre sorgere una nuova ansia, una nuova difficoltà, un nuovo fottutissimo ostacolo. Ed ora, cosa devo fare? Ho chiesto a Santiago se può...non so. Limitarmi i poteri, per un pò. E ho chiesto a lui di difendersi, se divento troppo aggressiva. Ma non credo che riuscirei a vivere serena e tranquilla, al pensiero di avergli fatto male in qualche modo. Di nuovo, le paure affiorano prepotenti nella mia testa. Di nuovo, mi trovo a chiedermi se per amore suo non sia il caso che io mi faccia un pò del male, e mi privi di lui. Già solo pensarlo è atroce. Vorrei tanto che mia nonna fosse qui, e mi dicesse come fare. Il nervosismo mi rimane sotto pelle, infetta la mia aura ed i miei atteggiamenti. Sono una me diversa, e non mi piaccio. E non mi piace che io non possa fare niente, davvero niente, per evitarlo.

<biglietto lasciato dentro la tasca della giacca di Kim. Lo stesso e' scotchato ed appiccicato ad un quadratino di cioccolato alla vaniglia, forse un po' sbrodolato.> 

Se c'e' pericolo che qualcuno ti faccia del male forse non e' cosi prudente dare una controllata ai tuoi poteri, preferirei che tu abbia ogni freccia al tuo arco nel caso dovessi difenderti da qualcuno. Abbiamo superato qualsiasi stramberia, supereremo anche questa.. infondo a me piacciono le donne selvatiche, te l ho sempre detto, magari capitera' molto piu' spesso di litigare ma io sono e rimango comunque legato a te. Non sono un grande rassicuratore, effettivamente non sono davvero il tipo forse, ma dopo tutto sono convinto che non sia peggio che la banale degradarsi di una coppia regolare fatta dalla totale sufficienza della compagna ed i tradimenti del marito. 


Va bene. Ci uccideremo, piuttosto, ma non ci lasceremo. E questo è quanto. Sfidiamo la legge, la velocità, la salute, la fortuna...sfideremo anche i demoni. E vinceremo. Fanculo.

...Let's make it clear
That this is free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love.




martedì 7 gennaio 2014

BonTemps - Gennaio 2013



Joseph e Melissa se ne sono andati da poco. Nell'aria c'è odore di vodka stappata, di early grey e di erbe bruciate...me ne accorgo io che non ho i sensi sviluppati, figuriamoci Neal. E' stato uno di quei pomeriggi che non ho motivo, nel tempo, di non ricordare con piacere. Penso che a loro, ad entrambi, sia sfuggito quanto fossi entusiasta di accoglierli in un posto che posso presentare come "casa mia". Un posto che in genere amo curare, e visti i momenti di assoluto relax che ci concediamo con Neal solo Dio sa quanto sia necessario che io pulisca, a fondo, ogni santo giorno. Ieri, però, le stanze risplendevano. E ho fatto tutto sola, senza magia, Baba sarebbe stata fiera di me. Al lupastro dei miei pensieri la cosa non ha sconfinferato troppo, se n'è uscito con "Mi spieghi perchè quando ci sono io non pulisci? Intendo...cosi a fondo?". Inutile tentare di fargli capire che, ahimè, quando c'è lui in genere facciamo altro.  E che sporca ad una velocità tale che preferisco levare via il sugo dal tappeto piuttosto che spolverare i quadri. Questione di priorità. Melissa mi ha quasi "perdonato" il tradimento elementale, suppongo un pò per la vodka un pò per averle fatto trovare il camino acceso. In merito al capo...lui ha sempre dei modi tremendamente gentili, con me. Non stucchevoli nè viscidi. Ma proprio gentili. Premurosi. Gwen mi aveva accennato del fatto che lui stesse con Jude, cosa che mi ha confermato lui stesso in maniera spontanea, invitandomi persino a cena da loro. Come ci si veste, per una cena tra amici? Boh. Chiederò a Neal. Che sembrava piuttosto compiaciuto del fatto che avessi scelto, felpa e pantaloni da tuta per accogliere i miei ospiti. Indipendentemente da quello che dice, ultimamente sta diventando più geloso del solito. Ti ringrazio, luna di merda, per gli indimenticabili scazzi di quest'ultima settimana. So che è merito tuo. Maledetta, implodi!


Tornando a Joseph. Sto cercando di aiutarlo, per quel poco che so, a migliorare la propria conoscenza magica un pò come hanno fatto Santi e Melissa con me, agli inizi. Ha sete di sapere, è un allievo molto promettente. Fa domande interessanti, dimostra di mettersi in gioco e...cazzo, parlo come una maestrina. Mentre invece, sono io stessa allieva. Lo dimostra il fatto che, con Melissa, stiamo cercando di mettere su una pozione per trasformarci in animali. E sarà più un esperimento, che una vera e propria magia. Ho persino discusso con Santiago sull'opportunità di prendere o meno una cavia. Ultimamente, io e lui sembriamo borbottare spesso e non sono abituata. Non mi piace, litigare con Santiago, è un pò come rompere un equilibrio già consolidato. Non voglio. In realtà, non è che vi è un litigio vero e proprio...certo, se lui si fa beccare con l'aura che fa le moine a quella della Negromante nuova è normale che a me girino i coglioni perchè vorrei evitasse di dare retta al pisello e ragionasse un pò prima di lasciarsi andare. Jeanne. Si chiama cosi, la nuova. Mi spiace, vederlo combattuto e in crisi, io vorrei solo che fosse felice. Una felicità che duri un pò più di un orgasmo, magari. E sereno. Come sarebbe, un Santiago sereno? La parte stupida del mio cervello mi suggerisce un "come un cielo senza stelle". Ma comunque, in certe questioni gli amici possono fare poco, se non allungare una sigaretta e passare una bottiglia di qualsiasi cosa, per un sorso. Dobbiamo andare insieme, allo zoo, perchè mi servono delle parti del lupo per la pozione. Ne approfitterò per parlargli un pò...chissà che non lo aiuti a fare chiarezza. Fortuna che, per questo intruglio, ci serve solo il sangue dell'animale e non anche lo sperma. Ci mancava solo che i guardiani beccassero me  e Santiago intenti a fare una pugnetta ad un lupo addormentato.



A proposito di sangue. Aislyn. La mia piccola Aislyn...è un vampiro. Da un lato...fanculo, tutto questo è orribile. Dall'altro, però, meglio averla cosi che non averla affatto. Lo abbiamo scoperto di ritorno dal Messico, un ritorno trafelato e pieno di ansia perchè, e ad avvisarci di questo è stata Maedb via messaggio, non si trovava più da nessuna parte ed aveva spedito lettere d'addio. Per quell'assurda vendetta contro il padre di suo figlio. Ho fatto un rituale di localizzazione con Joseph, e dopo una spossante passeggiata nei boschi con Neal ci è apparsa davanti. Non mi ero accorta, del suo cambiamento. Neal si. L'ha rimproverata, anche troppo aspramente, trasformando la preoccupazione dell'averla persa per sempre nella frustrazione del ritrovarsela li in quel modo. Le cose, al momento, sembrano più tranquille. Stiamo cercando un nostro equilibrio, un nuovo modo per funzionare tutti e tre insieme. Ci siamo scambiati i regali di Natale, e ora che le feste sono finite andrò in giro di giorno a cercare una nuova casa, adatta a lei. Il bene non si cancella con un morso e una palettata di terra. Quello resta. Ed anche se abbracciarla è agghiacciante, letteralmente parlando, anche se non mangeremo più gelato insieme a letto, continua ad essere una parte importante di me. Specie adesso che le ho rivelato cosa io, realmente, sia. Se l'è guadagnata, la mia fiducia, si è meritata il posto che occupa nel mio cuore e so che con lei posso stare tranquilla perchè non andrà a raccontarlo a cani e porci. Pensare che sia lei che Neal sono, praticamente, in balia di istinti feroci dovrebbe mettermi ansia. In realtà finirà che li sculaccerò come bambini, se ne combineranno qualcuna di veramente grossa.



Chi ne combina, di grosse, è Heikki. Certe volte ho la netta sensazione che a lui piaccia, sotto sotto, stare male e farmi stare male. Se non altro per il tempismo con cui mi comunica certe notizie e il modo, subdolo e sottile, col quale gira le cose. Alla fine, chissà come, sei sempre tu quella in torto o ad avere sbagliato qualcosa. Sbagli se gli vuoi bene, sbagli se non gliene vuoi. Alla fine, ridendo e scherzando, contro ogni nostra previsione, ha provato davvero ad ammazzarsi. Per me, tutto questo, è inconcepibile. Non ha il diritto, di morire. Ha senso togliersi la vita per qualcosa o qualcuno che non ti vuole? Sapendo che ci sono altre alternative da tentare e che questo gesto, comunque, non offre nessuna garanzia di riuscita? Ha senso pretendere che di fronte alla dichiarazione "voglio suicidarmi" chi ti vuole bene rimane impassibile? Come se ciò, di suo, non mi facesse incazzare da morire ha anche la felice, geniale, pensata di rimproverarmi se al momento non me la sento di parlargli, quasi volesse farmi sentire in colpa. Delle volte ringrazio che simili discussioni avvengano solo tramite sms perchè dal vivo potrei non controllarmi e fargli friggere quel suo ottuso, egoista, cervello bacato. Comunque. Non so cosa fare con lui. Di certo, niente sarà come prima. Non so neanche se riusciremo mai a fare pace davvero, fino in fondo. Non lo so. 



 Joy è una strega. Neal mi aveva avvisato che ci fosse questa possibilità, la sera in cui è andato al cinema mi ha detto che ha visto fluttuare borse nella sala, e che c'era lei mezza svenuta a terra. Ora ne ho, definitivamente, la conferma. E' sola anche lei, sta crescendo piano piano da sola con le proprie forze...ma i misteri della magia non sono cose che puoi apprendere, del tutto, in toto. Ha bisogno di una guida, di un consiglio. Per il momento, può allenarsi con me. Di sicuro, io non sono una guida nè sono in grado di istruire bene qualcuno. Ho ancora tanto, da imparare. E cosi tanta voglia, di farlo.