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martedì 11 febbraio 2014

Lettere dall'Inferno

Cara nonna,
non so se tu puoi sentirmi, nelle mie preghiere, nè se nel posto dove sei ora ti è concesso parlarmi. Ma io ho davvero bisogno, di sentirti vicina. Questo è un periodo complicato, una fase difficile, di una vita che non sembra rassegnarsi a voler diventare facile, per me. Ed io avrei tanto bisogno dei tuoi consigli, e della tua pazienza, persino dei tuoi rimproveri. 
Vedo Neal soffrire, e non posso fare niente, per aiutarlo. Sino ad ora ha sempre affrontato il Vizio con una certa strafottenza, come se la cosa non lo riguardasse troppo. Ma adesso...giorno dopo giorno, lo vedo farsi più cupo, e stanco, pensieroso.
E' come vedere una quercia, le radici solide ben piantate nel terreno, i rami possenti e ricchi, piena di vita ed emblema della forza...piegarsi, giorno dopo giorno, sotto il soffiare di un vento che non si sa da dove viene nè quando cesserà. Sta perdendo il vigore, e il suo sorriso è sempre meno luminoso, i suoi occhi sempre più stanchi. Non posso fare nulla, per farlo stare meglio, e davvero non so dirti quanto l'impotenza faccia male.
Certe volte il cuore mi si stringe cosi tanto che credo che stia per implodermi, da un momento all'altro. Finchè io non ero contagiata, era tutto più semplice...ma adesso. Dio. Adesso.
Abbiamo litigato cosi tanto, e con una tale intensità, che credo che dopo questi ultimi mesi, se in futuro staremo ancora insieme, non bisticceremo più perchè abbiamo seriamente finito gli argomenti. Non è umanamente possibile, sfuriare oltre.
Eppure io non riesco a smettere di amarlo. Non posso. E' tardi, è troppo tardi per tornare indietro. Per dimenticare la delicatezza delle sue mani, mentre mi stringe per vedere se ho ancora la febbre, o toglie via il vomito dalla bocca dopo la mia trasformazione. Per scordarmi di ogni piccola, deliziosa, premura che tenta di darmi, anche ora che mi trova spesso insopportabile, anche adesso che delle volte lo tratto di merda. Io non pensavo si potesse sentire cosi, qualcuno, sentirselo dentro e proprio quanto si sente proprio un polmone, una gamba, un rene. 
Trovo tremendamente ingiusto, che per il gusto di qualche entità del cazzo, noi non possiamo stare insieme come vorremmo. Trovo crudele, che dopo esserci trovati, tentino di separarci. 
Neal non è il solo, ad essere contagiato. Lentamente, intorno a me, vedo sempre più vittime. Anche Aria, è stata di nuovo colpita...dalla Gola, questa volta.
Significa non poterla abbracciare, non poterla vedere, non poter trovare conforto nella sua compagnia. Di nuovo.
Ho letto ogni singola pagina, di ogni singolo libro. Ho frugato nella biblioteca dei Nash, in quella comunale, nei libri del MoonGoddess. Le mie dita si sono consumate, a furia di sfogliare la carta, ed i miei occhi hanno trovato la stanchezza e l'affanno di chi cerca, inutilmente, una soluzione. Ma niente. Non esiste...niente.
Allora ho provato a fare uscire il demone da me. Ho pensato che potevo barattarmi, che potevo uccidere per lui per rimanere libera. L'ho invocato, esortato. Ma lui non ha risposto. Di nuovo, non avevo niente.
Nonna, cosa devo fare? Cosa posso fare? Continuo a ripetere a Neal e ad Aria che andrà tutto bene, che ce  la faremo, che guariremo. Ma la verità è che mi sento persa, in una notte buia e senza stelle. Non ho una traccia, nè una cartina, o una bussola. E cammino da cosi tanto che i piedi iniziano a sanguinare, ho cosi tanto male alle gambe, che sto considerando l'ipotesi di camminare sulle mani. 
Se tu avessi una soluzione, da suggerirmi, ti prego...fallo. 

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Kim è sdraiata su un letto in legno, che si trova in un prato pieno di margherite. Ha una coperta in puro stile amish, ad avvolgerla, ed è abbracciata stretta a sua nonna. Baba le accarezza i capelli, con gesti leggeri e cadenzati, e per qualche strano prodigio lei sembra farsi sempre più piccola. Il volto ringiovanisce, le forme si assottigliano, mentre lei regredisce nel tempo senza neppure accorgersene.

"Io non posso aiutarti a liberarti dei tuoi problemi, Kim. Ma posso darti conforto, se lo vorrai. Quando i tuoi piedi sanguineranno troppo, e le tue gambe saranno troppo stanche, potrai rifugiarti in questo sogno con me. Ed io medicherò le tue ferite, e ti farò riposare. Ma poi, quando aprirai gli occhi, dovrai alzarti e combattere ancora. Senza di me. Sei grande, ormai, è tempo che tu conduca le tue battaglie"

Kim rimane immobile, incerta se accettare o meno quella triste realtà, ma poi annuisce. E sospira. Baba continua, lei stringe ancora di più le braccia intorno al suo corpo.

"I morti non possono soffrire. La sofferenza che provi, adesso, ti ricorda ogni giorno quanto sei viva. Ti ho sempre insegnato che la vita è una delle cose più preziose al mondo...non voglio che tu ti arrenda, voglio che tieni duro e che faccia tutto quello che puoi per riprendertela"

"...e Neal? Cosa posso fare, con Neal?"

"Per quanto il Male possa sembrarti schiacciante, niente può superare certi amori. Neanche il dolore, neanche la morte. E tu devi ricordarti sempre quanto è intenso quello che senti per lui...sempre, Kim, anche quando penserai che la misura è colma. Anche quando sarà difficile, andare avanti, e ti sembrerà di impazzire. Devi essere fedele al tuo cuore, prima ancora che ai tuoi sensi, e al tuo cervello. Se anche qualcuno tentasse di spingervi via l'uno dall'altra, devi avere fiducia. Voi due vi ritroverete"

Kim si limita ad annuire, il viso affondanto nel vestito a fiori della donna. Adesso ha l'aspetto di una quattordicenne, le forme ancora acerbe, le gambe già lunghe ma decisamente da bambina. Solleva il viso, fresco e giovane, a incrociare gli occhi della nonna 

"Canta per me. Per favore"

E Baba rischiara la voce, intonando una vecchia canzone traveller nella lingua che ha cullato la sua infanzia, e che condisce i ricordi più dolci della sua adolescenza.

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Ha aperto gli occhi, e ha allungato la mano per cercare il corpo di Neal. C'è odore di sangue e terra li in mezzo, come ogni mattina dopo le notti di luna piena. Lui è sporco, di sangue e terra. Ed è sveglio. Pare svegliarsi ogni volta che lei solleva le palpebre, come per una strana magia. Non si dicono niente, non c'è bisogno. Lui se la tira più vicino, la imprigiona tra le sue braccia, poggiandole un bacio tiepido sulla tempia. E lei cerca l'incavo del suo collo, ne reclama l'odore con il naso. Sospirano, entrambi, ognuno per i propri motivi, mentre i battiti si fondono. Petto contro petto, quello morbido e rotondo di Kim contro quello sodo e muscoloso di Neal, i cuori cosi vicini da sfiorarsi. E, in mezzo, la collana di Baba. Quasi volesse, con quella sua presenza, proteggere da lontano i suoi ragazzi. E sussurrare, ad ogni bagliore della pietra "Fidatevi. Andrà bene. Andrà tutto bene".


martedì 7 gennaio 2014

BonTemps - Gennaio 2013



Joseph e Melissa se ne sono andati da poco. Nell'aria c'è odore di vodka stappata, di early grey e di erbe bruciate...me ne accorgo io che non ho i sensi sviluppati, figuriamoci Neal. E' stato uno di quei pomeriggi che non ho motivo, nel tempo, di non ricordare con piacere. Penso che a loro, ad entrambi, sia sfuggito quanto fossi entusiasta di accoglierli in un posto che posso presentare come "casa mia". Un posto che in genere amo curare, e visti i momenti di assoluto relax che ci concediamo con Neal solo Dio sa quanto sia necessario che io pulisca, a fondo, ogni santo giorno. Ieri, però, le stanze risplendevano. E ho fatto tutto sola, senza magia, Baba sarebbe stata fiera di me. Al lupastro dei miei pensieri la cosa non ha sconfinferato troppo, se n'è uscito con "Mi spieghi perchè quando ci sono io non pulisci? Intendo...cosi a fondo?". Inutile tentare di fargli capire che, ahimè, quando c'è lui in genere facciamo altro.  E che sporca ad una velocità tale che preferisco levare via il sugo dal tappeto piuttosto che spolverare i quadri. Questione di priorità. Melissa mi ha quasi "perdonato" il tradimento elementale, suppongo un pò per la vodka un pò per averle fatto trovare il camino acceso. In merito al capo...lui ha sempre dei modi tremendamente gentili, con me. Non stucchevoli nè viscidi. Ma proprio gentili. Premurosi. Gwen mi aveva accennato del fatto che lui stesse con Jude, cosa che mi ha confermato lui stesso in maniera spontanea, invitandomi persino a cena da loro. Come ci si veste, per una cena tra amici? Boh. Chiederò a Neal. Che sembrava piuttosto compiaciuto del fatto che avessi scelto, felpa e pantaloni da tuta per accogliere i miei ospiti. Indipendentemente da quello che dice, ultimamente sta diventando più geloso del solito. Ti ringrazio, luna di merda, per gli indimenticabili scazzi di quest'ultima settimana. So che è merito tuo. Maledetta, implodi!


Tornando a Joseph. Sto cercando di aiutarlo, per quel poco che so, a migliorare la propria conoscenza magica un pò come hanno fatto Santi e Melissa con me, agli inizi. Ha sete di sapere, è un allievo molto promettente. Fa domande interessanti, dimostra di mettersi in gioco e...cazzo, parlo come una maestrina. Mentre invece, sono io stessa allieva. Lo dimostra il fatto che, con Melissa, stiamo cercando di mettere su una pozione per trasformarci in animali. E sarà più un esperimento, che una vera e propria magia. Ho persino discusso con Santiago sull'opportunità di prendere o meno una cavia. Ultimamente, io e lui sembriamo borbottare spesso e non sono abituata. Non mi piace, litigare con Santiago, è un pò come rompere un equilibrio già consolidato. Non voglio. In realtà, non è che vi è un litigio vero e proprio...certo, se lui si fa beccare con l'aura che fa le moine a quella della Negromante nuova è normale che a me girino i coglioni perchè vorrei evitasse di dare retta al pisello e ragionasse un pò prima di lasciarsi andare. Jeanne. Si chiama cosi, la nuova. Mi spiace, vederlo combattuto e in crisi, io vorrei solo che fosse felice. Una felicità che duri un pò più di un orgasmo, magari. E sereno. Come sarebbe, un Santiago sereno? La parte stupida del mio cervello mi suggerisce un "come un cielo senza stelle". Ma comunque, in certe questioni gli amici possono fare poco, se non allungare una sigaretta e passare una bottiglia di qualsiasi cosa, per un sorso. Dobbiamo andare insieme, allo zoo, perchè mi servono delle parti del lupo per la pozione. Ne approfitterò per parlargli un pò...chissà che non lo aiuti a fare chiarezza. Fortuna che, per questo intruglio, ci serve solo il sangue dell'animale e non anche lo sperma. Ci mancava solo che i guardiani beccassero me  e Santiago intenti a fare una pugnetta ad un lupo addormentato.



A proposito di sangue. Aislyn. La mia piccola Aislyn...è un vampiro. Da un lato...fanculo, tutto questo è orribile. Dall'altro, però, meglio averla cosi che non averla affatto. Lo abbiamo scoperto di ritorno dal Messico, un ritorno trafelato e pieno di ansia perchè, e ad avvisarci di questo è stata Maedb via messaggio, non si trovava più da nessuna parte ed aveva spedito lettere d'addio. Per quell'assurda vendetta contro il padre di suo figlio. Ho fatto un rituale di localizzazione con Joseph, e dopo una spossante passeggiata nei boschi con Neal ci è apparsa davanti. Non mi ero accorta, del suo cambiamento. Neal si. L'ha rimproverata, anche troppo aspramente, trasformando la preoccupazione dell'averla persa per sempre nella frustrazione del ritrovarsela li in quel modo. Le cose, al momento, sembrano più tranquille. Stiamo cercando un nostro equilibrio, un nuovo modo per funzionare tutti e tre insieme. Ci siamo scambiati i regali di Natale, e ora che le feste sono finite andrò in giro di giorno a cercare una nuova casa, adatta a lei. Il bene non si cancella con un morso e una palettata di terra. Quello resta. Ed anche se abbracciarla è agghiacciante, letteralmente parlando, anche se non mangeremo più gelato insieme a letto, continua ad essere una parte importante di me. Specie adesso che le ho rivelato cosa io, realmente, sia. Se l'è guadagnata, la mia fiducia, si è meritata il posto che occupa nel mio cuore e so che con lei posso stare tranquilla perchè non andrà a raccontarlo a cani e porci. Pensare che sia lei che Neal sono, praticamente, in balia di istinti feroci dovrebbe mettermi ansia. In realtà finirà che li sculaccerò come bambini, se ne combineranno qualcuna di veramente grossa.



Chi ne combina, di grosse, è Heikki. Certe volte ho la netta sensazione che a lui piaccia, sotto sotto, stare male e farmi stare male. Se non altro per il tempismo con cui mi comunica certe notizie e il modo, subdolo e sottile, col quale gira le cose. Alla fine, chissà come, sei sempre tu quella in torto o ad avere sbagliato qualcosa. Sbagli se gli vuoi bene, sbagli se non gliene vuoi. Alla fine, ridendo e scherzando, contro ogni nostra previsione, ha provato davvero ad ammazzarsi. Per me, tutto questo, è inconcepibile. Non ha il diritto, di morire. Ha senso togliersi la vita per qualcosa o qualcuno che non ti vuole? Sapendo che ci sono altre alternative da tentare e che questo gesto, comunque, non offre nessuna garanzia di riuscita? Ha senso pretendere che di fronte alla dichiarazione "voglio suicidarmi" chi ti vuole bene rimane impassibile? Come se ciò, di suo, non mi facesse incazzare da morire ha anche la felice, geniale, pensata di rimproverarmi se al momento non me la sento di parlargli, quasi volesse farmi sentire in colpa. Delle volte ringrazio che simili discussioni avvengano solo tramite sms perchè dal vivo potrei non controllarmi e fargli friggere quel suo ottuso, egoista, cervello bacato. Comunque. Non so cosa fare con lui. Di certo, niente sarà come prima. Non so neanche se riusciremo mai a fare pace davvero, fino in fondo. Non lo so. 



 Joy è una strega. Neal mi aveva avvisato che ci fosse questa possibilità, la sera in cui è andato al cinema mi ha detto che ha visto fluttuare borse nella sala, e che c'era lei mezza svenuta a terra. Ora ne ho, definitivamente, la conferma. E' sola anche lei, sta crescendo piano piano da sola con le proprie forze...ma i misteri della magia non sono cose che puoi apprendere, del tutto, in toto. Ha bisogno di una guida, di un consiglio. Per il momento, può allenarsi con me. Di sicuro, io non sono una guida nè sono in grado di istruire bene qualcuno. Ho ancora tanto, da imparare. E cosi tanta voglia, di farlo.


giovedì 26 dicembre 2013

All I want for Christmas is...



Dicembre '95 - Pennysilvania 

"Adesso possiamo, nonna?"
"No"
"...e ora?"
"Neppure"
"...adesso?"
"Kim..."
"...ma nonna!"
"Se li decoriamo adesso si scioglierà tutto. Ancora qualche minuto. Nel frattempo, però, possiamo affettare le arance"

I biscotti di Kim erano orribili. Più che omini di zenzero sembravano sventurate creature, aborti malformi di mostri e sirene, piccoli orrori che nessuno avrebbe mai pensato neppure di mangiare, figuriamoci appenderli su un albero come decorazione. Ma lei era pur sempre una bambina, quello rimaneva Natale, e loro non potevano certo permettersi il lusso di acquistare sciocchezze come addobbi. Quando vivi in un carrozzone, inoltre, lo spazio vitale è quello che è ed occuparlo con ninnoli che sfoggi una sola volta l'anno non è particolarmente furbo. Inoltre, a Baba piaceva che la bambina si desse da fare. Era tremendamente carina con il grembiule che le stava lungo quanto un vestito, i lacci avvolti più e più volte attorno alla sua vita perchè non era della sua misura, le maniche rimboccate e i boccoli raccolti, sporca di farina e miele, mentre impastava con fervore o lasciava colare la glassa sui biscotti già freddi. A Kim, di suo, l'albero sembrava bellissimo. E le piaceva fare quelle cose con la nonna. Le piacevano i racconti intorno al fuoco, all'aperto, e le canzoni che le sussurrava tra i capelli, come fossero una ninna nanna. Era tutto cosi semplice. E tutto cosi felice.





Dicembre '00 - West Virginia 

"Ecco fatto...a che ti serve il fuoco?"
"A niente. Avevo solo freddo"
"E quella cos'è?"
"Non è niente. Piuttosto, hai preso quelle luci per me? Sennò vado io al negozio..."

Kim ha dodici anni. Sta accanto a Leon, che ha acceso per lei un piccolo fuoco dentro un bidone, e si scosta dal ragazzino solo per fare scivolare una busta tra le fiamme. Lui la guarda ma non dice niente, continuando a fumare la sigaretta che poi le passa. Le dita sottili di lei si intrecciano al filtrino, mentre aspira una boccata. Ma gli occhi, seriosi, rimangono fermi sulla busta che si contorce sotto le fiamme, diventa nera al passaggio di lingue rosse che strisciano, come serpenti, divorando la carta millimetro dopo millimetro.

"Caro papà. Oggi ho sentito dire da una donna, al centro commerciale, che se si pensa intensamente a qualcuno, gli si scrive una lettera e la si brucia il fumo correrà verso di lui, e lui sarà in grado di trovarti. Insomma, lei ne parlava per Babbo Natale. Ma insomma, io credo che se funziona  con lui potrebbe funzionare anche con te. Per cui ecco. Ti scrivo. Non voglio soldi da te, non voglio neanche che mi vieni a prendere. Sto bene con la nonna e con Lèon, che sarebbe un mio amico...sai, penso che lui voglia sposarmi un giorno, ma io non ne ho voglia. Comunque, non so neppure se sai di me. Io sono Kim, ho dodici anni e voglio conoscerti. Voglio solo vedere se è vero, come pensa la nonna, che ho i tuoi occhi. Gli zigomi no, sono di mamma. E pure la bocca. E poi vorrei parlarti, ma solo per un pò. Magari ci prendiamo una cioccolata calda e mi racconti di te, e di come hai conosciuto la mamma. La mamma non c'è più...ma da tanto, e non mi va di parlartene per lettera. Comunque, papà, io starò qui per altri cinque mesi. Quindi, se riesci a trovarmi prima di allora bene...altrimenti ti scriverò un'altra lettera nel prossimo stato che visiteremo. Noi siamo zingari, lo sai, non stiamo in un posto solo. Tu cosa sei, papà? Ripeto...non voglio soldi, non voglio regali. Voglio soltanto parlare un pò con te. Vieni. 
Kim"




Dicembre '07 - Oregon 

"Cazzo, è bellissimo!"
"Kim, queste parole..."
"Nonna, guarda cosa mi ha regalato Lèon!"
"Buonasera Baba"
"Accomodati ragazzo...tua moglie sta bene? I bambini?"
"Stanno tutti bene. Ho un pensiero anche per lei..."
"Grazie! Siediti, ti do un bicchiere di chai caldo...Kim, scartalo tu il mio regalo"
"Ecco qui...oh, uno scialle! E' bellissimo anche questo! Grazie Lèon!"

Kim rimirava compiaciuta il proprio braccialetto. Era pieno zeppo di sonagli e ciondoli, e faceva un sacco di rumore al minimo movimento. Lo zingaro le aveva detto che l'aveva preso proprio per questo, perchè aveva trovato qualcosa di chiassoso e rumoroso almeno quanto lei, e pensava stessero bene insieme. Sdraiata nel suo letto, la penombra nella stanza interrotta dalle lucine intermittenti che avevano messo all'esterno del carrozzone, teneva il sinistro ripiegato tra la testa e il cuscino, e il destro sollevato facendo roteare il polso. Si sentiva fortunata, molto più di qualsiasi altra ragazza avesse mai incontrato. Sorrideva, a quel tintinnio gentile, continuando a muovere il polso sottile con la grazia di una danzatrice e il candore di una bambina




Dicembre '11 - Parigi

Se ne stava seduta a terra, e a separarla dal pavimento della stazione c'era solo un cartone sottile. Aveva il braccio destro ingessato, e le faceva un male cane. Un vecchio plaid, drappeggiato sulle gambe, e l'espressione attenta di chi cerca di mangiare giù un doppio cheeseburger usando una mano che non è abituata a sfruttare in situazioni normali. Si era avvicinata una bambina, a darle una moneta, ma lei aveva fatto cenno di no, con la testa. Assolutamente, l'elemosina non è nel suo stile. Gira la testa nel sentire scivolare accanto a sè qualcuno, ed amplia il sorriso nel vedere che si tratta di Manon. Una barbona piuttosto anziana, piuttosto sporca, ma anche piuttosto simpatica

"Ce la fai? Vuoi che ti spezzi il pane?"
" Si, ce la faccio...tu hai cenato?"
"Oh si, alla Caritas...e guarda, ti ho portato questo"
"Che cos'è?"
"Qui lo chiamiamo Bouche de Noel...vedi? Assomiglia a un ciocco di legno, ma è dolce"
"E dove lo hai preso?"
"Al supermercato"
"E perchè?"
"Perchè non è Natale senza un dolce..."
"Ah...oggi è Natale?"
"Si"
"Va bene...tagliamene un pezzo. Auguri Manon"
"Auguri Kim"



Dicembre '13 - BonTemps

Ho fatto regali di Natale. Erano anni, che non ne facevo. Ho comprato, e rubato, cose per persone importanti della mia vita. E ho un albero. E' il mio primo Natale con un uomo, con Neal, ed abbiamo un albero. Gigantesco, fuori casa, è pieno di luci e l'abbiamo fatto insieme. Lui districava i fili ed io li sistemavo con la magia. Ho appeso le calze in casa, ma a lui non piacciono molto queste tradizioni, per cui la sua l'ho presa cinque volte più grande della mia, e l'ho riempita di cose buone. E' stato gentile ad assecondarmi, per rendermi felice, penso che si meriti una ricompensa. E' il primo Natale in una casa dopo anni, una casa dove c'è qualcuno che mi ama e non sono un'estranea. Ho fatto i biscotti, e mi sono usciti come sempre orribili, ed ho modellato il polpettone, la ricetta è del libro di  Aislyn, a forma di tonno cosi tecnicamente mangiamo pesce, ma lui ha la sua amata carne. E abbiamo fatto l'amore, in ogni punto della casa, perchè gli è ritornato il vizio. Ma finchè sta con me, il vizio mi sta bene. Lui mi fa stare, dannatamente, bene. 
Ho ricevuto anche io dei regali. La collanina, da parte di Aislyn, che ha per pendente uno splendido pavone multicolore, un ipod da Joy...e un libro di poesie, da una cliente del MoonGoddess. Di Neruda. Ce n'è una, che mi ricorda tanto me e Neal. Una che mi fa tremare i polsi, da quanto mi piace. 

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Si, è vero. Noi stiamo così vicino, che la mia mano, sul suo petto, è la sua. Cosi vicino che si chiudono i miei occhi, col suo sonno. Cosi vicino che non sono, non è, ma siamo.
Non ho più mia nonna, non ho una madre, non so chi sia mio padre. Ma ho tanti amici. Ho Aislyn, e Santiago...Melissa, Gwen. Ho un lavoro, e colleghi a cui mi sto affezionando. Ho una casa, un mio posto nel mondo. Ed ho Neal. Questo è il dono più grande di tutti...ho Neal. Ho una  famiglia.
Avendo tutto questo, per me Natale è un pò tutti i giorni.



mercoledì 27 novembre 2013

Novembre 2013 - BonTemps - Aislyn





Aislyn si è addormentata. Kim le sta accanto, nel letto, un sospiro le fa sollevare il petto, mentre alterna lo sguardo tra lei ed il resto della stanza. Due confezioni da un kg di gelato al cioccolato giacciono a terra, svuotate e ripulite fino a farle diventare lucide, circondate da diverse bottiglie di alcolici e da una confusione raccapricciante. Si sono vestite con i completini da stripper e probabilmente chi entrasse in quella stanza adesso penserebbe che sono due prostitute che hanno appena smontato dal turno.  La televisione, a basso volume, manda i titoli di coda di uno stupido film demenziale in stile American Pie. Questo è il suo primo "dormo fuori da un'amica" e di certo se lo sarebbe aspettato un pò diverso. Non a quest'età, non adesso che le notti le passa con Neal...e sopratutto, non per stare vicino a qualcuno col cuore spezzato. La ballerina ha preso sonno più per sfinimento, che per altro. Ha pianto per quasi tutta la sera, spiegando a Kim come stavano le cose tra lei e Declan e raccontandole, sommariamente, dell'incontro con Maedb. E la zingara, di suo, si è limitata a starle vicino. Ad abbracciarla, a passarle i fazzoletti, a dividere con lei il film, le schifezze, il divano prima ed  il letto adesso. Sembra quasi una bambina indifesa, raggomitolata sotto il piumone colorato, e lei non può fare a meno di allungare la mano a farle una carezza sulla guancia. Dopodichè si sistema meglio, sotto le coperte, le gira le spalle e chiude gli occhi. Ci penserà domani, a ripulire.

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Ho conosciuto Aislyn una domenica mattina. Era il periodo in cui stavo da Maya, poco dopo la morte di Vince, ed ero scesa in città a prendere qualcosa...adesso non ricordo cosa, ma stavo tornando alla tenuta in taxi. Lei si è infilata in auto, e ha chiesto all'autista di correre dietro a dei tizi che le avevano scippato la borsa. Ci siamo lanciati, allegramente, all'inseguimento e poco dopo eravamo sedute su un gradino a farci un goccio di tequila ed a parlare di cibo. Lei è bravissima, a cucinare, e a quanto pare le riesce senza neanche troppa fatica. Insomma, non proprio come me che ho qualche difficoltà nel preparare i dolci. Ma non è colpa mia se lo zucchero pare impazzire quando ci metto mano. Comunque...ci siamo riviste un paio di volte. Per delle lezioni di cucina e chiacchiere tra ragazze. Ecco, questa è una cosa del tutto nuova, per me. Le altre zingare non mi volevano, nei loro giochi, e forse l'essere cresciuta con Leon in generale mi ha portato a stringere, più facilmente, amicizia con gli uomini che con le donne. In genere le ragazze ti guardano con diffidenza o sprezzo, i ragazzi sono meno fissati su dettagli come i vestiti o il trucco. Pensano a cosa più concrete. Tipo quanto alcol sei in grado di reggere. Aislyn, comunque, non è tipo schizzinoso...nè eccessivamente delicato. Abbiamo davvero tante cose, in comune, cosi tante che delle volte un pò mi metto paura. Forse è proprio tutta la solitudine e la tristezza del nostro passato a renderci cosi piacevole lo stare insieme, nel presente. Che poi, ogni qualvolta si sta assieme, io finisca sempre col culo per terra questo è un altro paio di maniche. Non sa  cosa io sia, non gliel'ho ancora detto...e forse è un bene, visto il periodo di merda che sta attraversando, insomma.

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"Kim, a te è mai capitato qualcosa di strano? Di veramente strano?"
"Sinceramente? Delle volte mi chiedo se mi sia mai capitato qualcosa di normale"

Riassumendo...c'era sto tizio, Declan, che prima le ha detto che l'ha cercata per mari e monti e che vorrebbe dividere il resto della sua esistenza, con lei, e poi...spariva. Non si faceva vivo per giorni, non rispondeva ai messaggi, lei lo chiamava e lui non compariva. Cose cosi. E già solo per questo io gli avrei staccato le palle per usarle come orecchini...perchè, voglio dire, io non sono tipo da ammorbare con i messaggini e cazzatine simili. Però questo "ti voglio ti voglio ti voglio" accompagnato da una latitanza subitanea a me sa  tanto di presa per il culo. E, francamente, che un uomo venga e faccia i suoi porci comodi con me credendo di darmela a bere non esiste proprio. E poi ha iniziato a farle storie...per il lavoro che fa, per questa sua idea di vendicare la morte del figlio tramite suo padre. Anche questo, mi da al cazzo, perchè penso che se uno ti ama lo fa per quella che sei, non per quella che potresti essere o diverrai. Se già questo non bastasse, c'è anche il fatto che  non gli ha neppure scritto per sapere com'è andata la visita medica. Tutti questi elementi me lo fanno odiare, sul serio. Roba che lo sgonfierei a pugni, solo per la soddisfazione di sentirmi crocchiare le nocche sotto la sua testa di cazzo.

Non capisco, davvero, come lei abbia potuto permettergli di comportarsi cosi. E vogliamo parlare di sua cugina? Se ho capito bene, è la stessa tizia che è amica di Neal ed è amica di Haley. Che Neal ha ospitato a casa per la notte perchè non si sentiva bene, e che ho conosciuto la mattina dopo.  A quanto pare è innamorata di Declan. E già questo mi darebbe fastidio, perchè davvero non comprendo come si possa invaghirsi dell'uomo di una propria parente...ma vabbè. Capita. L'amore è cieco. Succede. Non succede, però, che sapendo di Aislyn e Declan le vada a dire cose come che dovrebbe lasciarlo perchè evidentemente non è vero amore se sta tanto male. No, ma dico...scherziamo? Pensa davvero che uno sia cosi scemo da non capire che porta acqua al suo mulino? Casualmente, lei è innamorata di lui...e, casualmente, le dice di lasciarlo?! Per il bene di Aislyn...o per il suo, bene? 
Davvero, benedetta ragazza, non so come faccia a non prendere entrambi testa con testa ed a farne poltiglia. Forse sono io, che reagisco male, che esagero. Ma se capitasse a me, una cosa simile, farei un casino di proporzioni ciclopiche...altro che pianto, sarebbero gli altri a piangere, e di dolore. Che cazzo di discorsi

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Piove. Ancora. E Kim e Aislyn stanno smantellando il capanno degli attrezzi. Finchè alla seconda non viene voglia di ballare sotto la pioggia. Finchè la prima, mentre viene trascinata nel vortice delle danze, non scivola e cade a terra. La cosa degenera in una lotta a colpi di fango. La tranquillità del bosco, durante il temporale pomeridiano, viene spezzata dalle grida e dalle risate delle ragazze. 
Qualche ora dopo, Kim riemerge dalla doccia. Apre il proprio Grimorio, ed annota qualcosa a bordo pagina

"Amicizia è quando il tuo sorriso si specchia nella bocca di un altro. E' quando ci si capisce con uno sguardo, e si divide l'ultima cucchiaiata di gelato. Ti è amico chi ti copre le spalle, con una coperta  o con un braccio, e ti è vicino per ridere, per piangere. Amici lo si diventa, non lo si nasce...ma probabilmente è qualcosa che neppure la morte riesce a compromettere. Non del tutto, non quando è un sentimento sincero. Amicizia è trovare la forza di vivere i propri problemi senza dimenticarsi di quelli degli  altri. Aislyn è amicizia, allo stato puro"


sabato 9 novembre 2013

Novembre 2013 - BonTemps

Ieri Heikki mi ha portato al  Sushi Bar. E' la prima volta, in tutta la mia vita, che mangio in un ristorante. Ed ho fatto disastri, ovviamente. Sorvoliamo. Mi ha chiesto come mi immaginavo la mia vita. Ho accorciato, abbreviato, sintetizzato. Perchè ho cambiato idea tante, ma davvero tante, volte.

Settembre 2008 - San Diego

Da quanto, stava a terra? Girata su un fiano, nuda, il corpo costellato di lividi ed escoriazioni, la schiena spaccata a frustrate ed una sola, leggera, coperta a nascondere agli occhi della notte lo scempio in cui lei versava. La tempia sinistra aveva smesso di pulsare, ma respirare era doloroso. Il sangue raggrumato sotto al naso tirava la pelle, strappava ad ogni respiro. E la sete era tremenda, una parte di sè avrebbe dato qualsiasi cosa per una sola, fottuta, goccia d'acqua sulle labbra riarse. Ma lei non ne aveva. Aveva quella coperta, il portafoglio che Leon le aveva allungato e un maglione gettato li ai suoi piedi. E basta. Nient'altro. 
Baba non c'era più, il carrozzone non c'era più, e persino la sua voglia di vivere se n'era andata via.
Da quanto, stava ferma? Non se lo ricordava. Desiderava solo che finisse tutto presto, tutto in fretta, che il corpo la smettesse di gridare, che tanto lei dentro era vuota e dell'involucro se ne sbatteva.

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In quel momento, come immaginavo la mia vita? Io non avevo più la forza di immaginare niente, neanche il modo in cui sarei morta. Non c'era un motivo valido, per restare a sognare, a lottare, a sperare. Si erano portati via tutto, quella notte, ed assieme al passato mi avevano strappato via quel briciolo di speranza che avevo comunque conservato dopo la morte di Baba.
Io non lo so, se si è trattato di un sogno o dell'apparizione di un fantasma, perchè all'epoca non avevo idea che i fantasmi esistessero. So che d'un tratto il buio del bosco dove mi avevano lasciato era diventato meno scuro, e l'aria meno fredda. Prima la voce, e poi il viso, la nonna era di nuovo li china su di  me. Niente cose da film, niente luminescenza, polvere glitterata intorno o trasparenza. Era la nonna in carne ed ossa, e mi accarezzava il viso.

"Alzati, Kim, devi alzarti e andare via da qui"
"Perchè? Lasciami stare qui. Voglio venire con te"
"Non è questo il momento, nè il modo bambina. Alzati"
"Io non ho più niente, per cui valga la pena alzarsi"
"Ciò che non hai ora, puoi prendertelo domani. Cosa ti ho insegnato?"
"Avevi detto che non sarei mai stata sola"
"Ed è vero, bambina. Non farti ingannare da ciò che sembra, ciò che appare. Non sarai sola"
"Lo sono adesso"
"No, Kim, adesso hai solo paura. Paura che a vivere cosi non ne valga la pena. Ma lo so che sei coraggiosa, non farti spaventare"
Kim non aveva risposto, e la nonna aveva continuato.
"Devi alzarti. Devi andare verso la strada, e farti aiutare. E devi farlo per te. Altrimenti gli altri avranno vinto, capisci? Tu non hai bisogno di loro, non hai bisogno di me. Vedrai cose meravigliose, conoscerai gente che ti amerà davvero, per quella che sei. Hai tutto un mondo da pensare, masticare, rincorrere. Non lasciare che dentro di te quello che possiedi muoia, per sempre. Coraggio!"

Mentre camminavo lungo la statale, con addosso solo il maglione e la coperta, la schiena che doleva da impazzire e un occhio pesto e gonfio alla ricerca di una forma di vita amichevole...cosa immaginavo?
Immaginavo che alla fine avrei mollato. Che sarei caduta a terra, e mi avrebbero trovata morta. Messa in un obitorio, esaminata, spedita in una fossa comune, tra i morti senza un nome, senza un'identità. E più ci pensavo più stavo male, più mi veniva da vomitare al pensiero che il mio corpo fosse anonimo, senza un nome. Forse è per questo che quando il vecchio Bob e la signora Mary mi trovarono, il mattino dopo, non facevo che ripetere, quasi delirando "Kim...sono...Kim...mi chiamo..."




Novembre 2013 - BonTemps 

L'altro giorno, casa di Neal, era molto più affollata del solito. Un affollamento strano, tra l'altro. Dunque, in ordine...c'era Haley. Che è stata con lui, tanti anni fa. Ma non stata nel senso di starci, stata nel senso che erano scopamici. Che cazzo siano, gli scopamici, me l'ha spiegato meglio Aislyn...comunque, c'era Haley. Che Neal ogni tanto mi ha nominato e che mi ha squadrato con attenzione. Una bella ragazza, molto sorridente, molto "corretta". Sembrava quasi che temesse una mia scenata da un momento all'altro, come se io potessi fare storie perchè lei stava li, con Neal a giocare ai videogames ed  a sbafare nutella.
Io, le donne, proprio non le capisco.
E comunque, poi c'era Roman. Che, praticamente, sarebbe il miglior amico di Haley, tanto protettivo da prendere a pugni Neal ai tempi in cui loro due si scopav...frequentavano, e che ora è anche amico di  Neal.
Roman che, per inciso, ho conosciuto  a New Orleans anni fa. Accento assurdo, tanti braccialetti, corpo decisamente promettente e tante, ma tante, birre. One shoot, one night. Ma alla fine ci siamo anche scambiati un bracciale, alla fine di lui ho un bel ricordo. Ricordo che forse lui ripasserebbe, se non fosse che...

Che io sto bene cosi, non voglio minestre riscaldate, non voglio piatti nuovi. Ho la mia bistecca, bisbetica e silenziosa ma terribilmente al sangue, ed è tutto ciò che desidero mangiare da qui a finchè avrò appetito. Amo davvero tante cose, di Neal.  Ma credo che quella sera abbia amato, più di tutto, il modo in cui ha fatto capire che c'è qualcosa tra noi due, senza entrare in dettagli che non riguardano gli altri. Qualcosa che lo porterebbe a mettere Roman su una sedia a rotelle, se ci provasse ancora. Qualcosa che mi da il diritto di assicurarmi che la sua bocca non torni quasi vergine. Dio ce ne scampi.
E poi è stato un fuggi - fuggi. Non sono voluti rimanere  a cena, a me sarebbe piaciuto una sfida maschi contro femmine al giochino degli zombie...ma niente.
Ci siamo consolati, facendo la doccia insieme.

Come immagino, la mia vita, mentre Neal mi insapona? Mentre ride, e l'acqua gli scivola sulla gola, spruzza gocce trasparenti sul pettorale largo, increspa la barba di microscopici riflessi? Mentre mi spinge contro le piastrelle fredde, e mi morde la gola, mi stringe a sè? Come penso possa essere, la mia vita, quando dopo a letto passa le ore a far filtrare le dita tra i miei capelli, con una delicatezza che non ti aspetteresti in lui? Quando si giustifica, nel caso il cappotto non mi piaccia, perchè non ha mai comprato niente per una donna? Quando mi guarda dormire, ma io non dormo perchè in realtà fino a un minuto prima stavo guardando lui?

Siamo due aquiloni, io azzurro e lui rosso. Ci siamo messi a giocare nel cielo, sospinti da venti allegri, ed alla fine i nostri fili si sono intrecciati. Non abbiamo nessun padrone, nessun bambino capriccioso a romperci i coglioni. Non verremo riposti in un armadio puzzolente, continueremo a viaggiare liberi. Insieme, saliremo a prenderci l'ultimo raggio di sole prima del tramonto, insieme faremo a pugni con le nuvole, insieme continueremo a vivere di libertà e di gioco e di risate. Senza che nessuno possa definirci, senza chiedere il permesso, orgogliosi di ciò che siamo da soli, contenti tanto da esserne imbarazzati da ciò che siamo insieme.



Cosi. Io, la mia vita, la immagino cosi. La voglio, cosi.

sabato 2 novembre 2013

Novembre 2013 - BonTemps




Ore 04:00

E' la pioggia, a svegliarmi. Nella penombra della stanza giro il viso e allungo la mano a cercare Neal, ad assicurarmi che non mi sia immaginata tutto, come facevo col cibo nei momenti di fame. I primi tempi da sola, ero perennemente a stomaco vuoto...e sognavo di riempirmi, di mangiare piatti deliziosi, a piene mani, finchè non ero sazia. Ma, al mio risveglio, non c'era più niente. Solo la fame, solo la strada, solo io.
Stavolta no. Lui è qui, o meglio io sono qui.

Me ne sono andata questo pomeriggio, dopo quel messaggio del cazzo sul fatto che se facevo "cosi" si sentiva tampinato. Io? Tampinare qualcuno!? Ma figuriamoci. Gli ho lasciato più o meno un chilo di paella in cucina, il cellulare sul tavolo e un breve e conciso biglietto su cosa dovesse farci "Strangolatici". E poi sono andata in stazione, per dormire li. Joe, il barbone sdentato e brillo, è stato contento di vedermi...ci credo, visto il modo sfacciatamente disonesto con cui bara a carte con me.

La gente sfilava via, i treni arrivavano e ripartivano, e noi giocavamo sebbene il mio pensiero fosse altrove, lontano. Per inciso, il pensiero in questione si è materializzato li in serata, mi ha ridato il cellulare e mi si è seduto accanto. Ed ha parlato.

"Vieni a casa con me?"
"No, perchè non voglio soffocarti. Ci vediamo quando ci va, ma a casa tua non dormo più. Per cui, se vuoi che io venga a cenare li...bene. Se vuoi che venga a farci altro, bene anche...ma quando abbiamo finito, mi devi riaccompagnare qui"
"Non hai capito proprio un cazzo, il punto e’ che non dovrebbe neanche piu sorprendermi!" dopodichè si è girato verso Joe "Ha una coppia di fanti, un tre di denari ed un asso di bastoni che gli ficcherei volentierissimo in culo"

Quanto mi sta sul cazzo, quando fa cosi. Quando fa il despota, quando mi sfotte, quando mi fa ripicche da bambino. Abbiamo litigato, ci siamo fronteggiati e se fosse stato un altro ci saremmo presi a pugni, se fossi stata un'altra tutto quello che mi ha detto mi sarebbe scivolato via, addosso.
Che mi importa, se pensa che lo tampino?
Se pensa che faccio la detective con lei?
 Se anche un giorno dovesse innamorarsi, di lei, che mi importa?
Mi importa. Cazzo.
Non sono abituata a sentirmi cosi disperata all'idea che un uomo con cui scopo vada con altre. Il punto è che lui non è solo un uomo che mi scopo. E' il primo a cui penso se sto per morire...cosa che, francamente, ultimamente è accaduta piuttosto spesso. E' la persona che viene a prendermi dai Nash, mi compra le ciambelle per consolarmi, mi porta in braccio a letto perchè mi sono addormentata in auto e mi spoglia, mi mette la sua felpa come pigiama.
Tutto questo è terribilmente spaventoso.
Tutto questo è fottutamente nuovo.
Tutto questo è, sorprendentemente, bellissimo.

Che poi, noi due, siamo come certi temporali estivi. Tuoni, fulmini e tempeste...per pochissimo, dopodichè torna il sereno. Parliamo meglio con i gesti, coi silenzi, che con queste cazzo di parole. Un minuto prima gridavamo nella sala d'attesa, ci insultavamo faccia contro faccia. Un minuto dopo mi spingeva contro il muro, fuori dalla stazione, e cercava la mia bocca con la stessa urgenza con cui io volevo la sua. Le parole non servono, davvero, ci basta sentirci cosi, ci basta guardarci. Anche se, delle volte, ciò che dice sa spezzare il fiato, e fa venire le gambe molli, e  riduce in pappa il cuore. Mi ritrovo a dire svenevolezze da liceale di cui mi vergogno, profondamente, solo dopo. Quando ormai sono state pronunciate, per intenderci.

"Secondo me e’ meglio se ci sbrighiamo si sta sollevando il vento..e ne sta venendo giu’ quanto Dio ne manda.."
"Sciocco...sono io, il tuo vento"

Com'è che funziona, un rapporto? Com'è che inizia, una storia? Non lo so. So che mi piace da matti cucinare per lui. Mi rende felice, e ho l'ansia di fare bella figura, ma è un'ansia quasi piacevole, adrenalinica. E mi piace cenare con lui, senza stronzate in giro per il tavolo, solo i piatti, il vino e le posate. Gli ho detto di Maya, dell'offerta di rimanere da lei. Gli ho chiesto il suo parere, e cosa ne pensava. Ma sono stata furba, stavolta, e l'ho abbracciato. Non volevo si incazzasse di nuovo, sbraitasse ancora, e gli ho raccontato tutto carezzandolo, guardandolo negli occhi. Finchè, alla fine, non è successo.

"Però...se tu mi vuoi, posso abitare qui, con te. Finchè non ho la roulotte, chiaro. Tengo pulito, non rompo quasi niente e cucino. Le cose che so fare. Ma posso imparare altro, Aislyn mi darà lezioni...Ma se non vuoi va bene lo stesso...troveremo una soluzione. Senti, pur di stare con te io da Maya andrei a piedi, per studiare, va bene? Però non voglio obbligarti, lo so che è casa tua, non vuoi gente, non vuoi casino, è solo finchè non ho la roulotte...Mi...mi tieni, con te?"
"Tu non sei il mio vento, sei la mia aria. Dovresti starmi vicino"
"Dovrei, si"

La pioggia batte ancora sul vetro, ticchetta piano. La notte dell'attacco ad Enoch mi sono svegliata di colpo, e c'era Neal accanto a me. E l'ho svegliato per farci l'amore, perchè avevo bisogno di sentire che ero viva, di sentirlo dentro e sapere che era andato tutto bene. Che era tutto finito...e che stava iniziando altro. Stanotte non ho voglia, di svegliarlo, voglio stare qui a guardarlo dormire. Vorrei incantarmi gli occhi affinchè il sonno non li facesse chiudere mai, e possa rimanere cosi per tutta la notte. A riempirmi lo sguardo dei suoi lineamenti, del modo in cui respira, in cui di tanto in tanto aggrotta la fronte come infastidito.
Sciocco uomo collerico, scommetto che stai facendo a cazzotti anche li, nei tuoi sogni.
Questo letto è un campo di battaglia. Non siamo abituati, a dormire con qualcuno, ed allora un pò ci allontaniamo scalciando...un pò, però, ci cerchiamo. Ci arraffiamo nel sonno, finchè non siamo di nuovo abbracciati, finchè le labbra non si incrociano di nuovo in un bacio tenero, delicato.
Certi baci, invece, diventano talmente umidi e spinti che ci svegliano. Bocca contro bocca, ci guardiamo negli occhi. Anche li, non serve parlare, le nostre mani fanno già da sole ciò che serve.

...Delle volte, penso che le mie mutande si sfilino in automatico appena mi guarda in un certo modo. Sul serio.

Io non so cosa sarò domani, cosa saremo domani, cosa siamo oggi. Ma so che qualsiasi cosa sia, è meraviglioso. So che nessuno mi hai mai fatto sentire cosi voluta, amata,  scopata, protetta...felice.
La mia felicità ha i capelli biondi, e gli occhi azzurri.
La mia felicità ha scarpe che stenderebbero un Negromante per la puzza.
La mia felicità mi azzanna quando litighiamo, e mi morde quando viene a letto con me.
La mia felicità è talmente tanta che delle volte ho paura che il cuore trabocchi.
Neal è tutta la mia felicità.

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ore 06:00

Il temporale s'è fatto più forte, più violento. Nel sonno, Kim geme e si stringe al cuscino, dopo l'ennesimo tuono. Non è sveglia, ma non dorme neanche benissimo, è in quel limbo grigio che sta a metà tra l'uno e l'altro stato. I ricordi proiettano nei suoi sogni frammenti dell'inverno trascorso a Parigi, del freddo di quelle nottate. Piove fuori, e piove anche nella sua mente, lei si inzuppa sempre di più, ha freddo e si sente sola e smarrita. Finchè non avverte la mano di Neal, sul proprio ventre, aprirsi come un fiore e tirarla a sè. La trascina nel letto, finchè la sua schiena non incontra il petto di lui. Kim tiene ancora gli occhi chiusi, confusa, geme di nuovo, agitata. Lui le bacia il collo, il punto tenero di pelle appena sotto l'orecchio, la tempia senza nessuna fretta, con delicatezza. Poi le gira il viso, verso il proprio, e a quel punto lei schiude appena gli occhi, mentre il profumo di  Neal le inonda le radici, le risveglia i sensi. La bacia sulle labbra ancora più piano, teneramente, e nel frattempo parla

"Shhhh....va tutto bene. E' solo la pioggia. Va tutto bene. Dormi ora. Ci sono io"

Si, ha ragione.
Quella la fuori è solo pioggia, questo qui dentro è, solamente, amore.