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giovedì 27 marzo 2014

"La fine di ogni cosa non è altro che l'inizio di qualcos'altro" (Parte II)



Terèze mi passava tre anni, e si era sposata a diciassette anni. Come quasi tutti i matrimoni della comunità, io avevo visto da lontano l'uscita della sposa dalla propria roulotte. Non era stato niente di romantico, o trionfale. Il vestito si era incastrato, per via della mole, e a furia di strattonarla la roulotte aveva rischiato di ribaltarsi. Lo trovavo grottesco, ma all'epoca ero convintissima che fosse bellissima, una delle spose più belle che avessi mai visto. Qualche anno più tardi avrei mutato parere, ma in quel momento Terèze, coi suoi cinquecento metri di tulle, il trucco marcato e il brillare dei gioielli palesemente finti mi sembrava perfetta. Il marito si chiamava Kurt, e di professione faceva un pò quello che fanno tutti i traveller insomma. Nel tempo libero, tradiva la moglie. Non era una pratica cosi straordinaria, non era il primo uomo del mondo nè sarebbe stato l'ultimo a farlo. Ma c'era qualcosa di particolare, che all'epoca aveva attratto la mia attenzione. Ogni volta che Kurt tornava a casa, e la notte sentivamo lei gridare tutto il suo disappunto per un nuovo tradimento, il giorno dopo Terèze faceva il bucato. Sempre cosi. Me la rivedo ancora, china su una bacinella alla quale attaccava un pezzo in legno, a listoni, contro il quale strofinare i panni. E c'era una tale violenza, in quelle mani arrossate che si immergevano più e più volte a strattonare i vestiti, un tale ribollire d'acqua e detersivi attorno ai polsi sottili, una foga in quei movimenti che mi chiedevo come facesse a non sentirsi distrutta, dopo ogni volta. Era stato Leon, a spiegarmi il sottile meccanismo di tale pratica

"Ma lei vuole distruggersi. Vuole sentire più male di quanto non gliene faccia sentire lui. Per andare avanti, e non pensare. Lo fa per stancarsi"

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Si era stancata anche Kim. Aveva passato il resto della mattina a camminare, su e giù per BonTemps, senza una meta precisa. Aveva evitato con cura le strade affollate, e i posti noti in cui era più probabile incrociare visi conosciuti. Alla fine, passo dopo passo, era arrivata al Lago. E li, la sua anima inquieta, era riuscita a trovare un pò di ristoro. In quel luogo i suoi elementi erano presenti in abbondanza, e se questo di per non bastava a rasserenarla si era procurata persino un'ottima bottiglia di tequila. L'aveva incantata, in modo che ci mettesse più del dovuto a finire. Magicamente, quando il liquido ambrato si abbassava oltre una certa soglia, il vetro tornava a riempirsi . Si era accoccolata lungo il bordo del molo, gambe ciondoloni nel vuoto e sguardo perso oltre il limitare opposto del lago. La cosa che le rodeva di più era che persino li, aveva un ricordo con lui. Con Daniel era stato più semplice, non pensare. Aveva fatto fagotto ed era partita via, verso una nuova città, nuovi visi, nuove avventure. E durante il breve tragitto - casa di Daniel,  stazione dei bus - non aveva accusato nessuna particolare fitta. Nessuna delle cose su cui posava lo sguardo era in grado di destare, in lei, particolari emozioni o ricordi ben definiti. Con Neal era diverso. L'insegna del locale in cui avevano pranzato settimane fa, un pacchetto di sigarette della stessa marca che utilizzava l'uomo, il rombare di una moto simile alla sua. Non aveva tregua. Tutto glielo ricordava, e ogni volta il ricordo era accompagnato dalle immagini del giorno prima, in cucina. Più cercava di allontanare la mente da quelle frasi, più se le ritrovava davanti. E allora la Strega sospirava, portava la bottiglia alla bocca e mandava giù un altro sorso. Offa rifletteva, tristemente, lo stato d'animo della padrona. Si era plasmata in una nebbiolina bassa e densa, sottile, e scivolava tristemente lungo la superficie del lago. "Come ci siamo ridotte" pensava Kim guardando la propria immagine riflessa, a spezzoni, nell'acqua e osservando in contemporanea la bizzarra forma che l'Aura aveva acquisito. L'arrivo di Rahsan, delle sue paure, dei suoi modi docili da cucciola smarrita erano riuscite a smorzare, in parte, il filone poco entusiasta dei suoi pensieri. Ma alla fine, era pur sempre dovuta rincasare. E il pensiero di una nuova notte, di nuovi incubi, la metteva di pessimo umore.


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E invece, a casa non c'erano mostri ad aspettarla. Nè acrobatiche scopate di Neal con donne diverse. C'era silenzio, e quiete, il piacevole tepore di un ambiente riscaldato e l'odore familiare e intimo di loro due, insieme. C'era la penombra tipica di quando le stanze non sono popolate da nessuno. E c'era la doccia, caldissima e bollente, pronta li ad attenderla. Kim si era lavata via di dosso la stanchezza e il sudore accumulati dal suo pomeriggio da nomade, e si era infilata la felpa di Neal che usava come pigiama. Tra sè e sè sorrideva, compiaciuta del fatto che nonostante la vita "sedentaria" degli ultimi mesi ricordava ancora come si faceva, a vagare senza meta e senza casa. Era stato allora che lo aveva notato. Un bigliettino bianco, fermo sul proprio cuscino. Scivolando sul letto, aveva preso posto dal suo lato, ed iniziato a leggere. Non era stata, una lettura semplice. Ogni rigo era una lotta continua per ricacciare indietro le lacrime, e deglutiva via amarezza e dispiacere, tenerezza e affetto. Alla fine aveva tirato su col naso parecchie volte, e si era messa a scrivere anche lei una risposta.

"Vorrei tanto disattivare quella parte di cervello che mi rimanda immagini di te e lei, che mi assilla in continuazione. Non faccio altro che pensare che non è giusto. Che è colpa mia, che non ti ho fatto per bene l'incantesimo, che non ho ucciso il demone, che ti ho fatto andare via di casa. Se non avessi detto e fatto quelle cose orribili al gazebo, tu non saresti andato via. Mi tempesto la testa di se e di ma, che mi fanno solo male. Cristo se me ne fanno... Ogni volta che chiudo gli occhi ti vedo scopare con lei, e mi dici cose orribili. Non pensavo potessi sentirmi così male all'idea che qualcun'altra ti guardi mentre godi, che prenda il tuo odore, che abbia il tuo sapore addosso. Non so descriverti la sensazione di smarrimento che avverto. E di impotenza. Di frustrazione perché non ho nulla da fare se non accettare che ormai è fatta, me la devo tenere. Ed hai ragione quando dici che ieri ero fuori di me, oggi vedo già le cose in maniera un po' diversa. Ma appena provo a pensare alle cose in maniera logica e distaccata, ricomincio a stare male. Mi sento uno stupido cane che si morde la coda, un cane che non ha neanche la forza di sorridere decentemente.
E' vero, tu mi lasci libera. Non mi sento costretta e i lato positivi dello stare con te sono davvero tantissimi. Spero che sia solo una fase, spero che nei prossimi giorni, col passare del tempo, io ritrovi la serenità giusta per metabolizzare bene e ingoiare. Cercherò di non essere fastidiosa nel frattempo.
Mi sono commossa, prima, nel pensare a quanto tu ricordi. Del gelato, del tatuaggio. Nel sapere che mi tieni d'occhio nel sonno, nel leggere che sono io la tua scelta, giorno dopo giorno.
Vale anche per me. Perché anche se sto uno schifo e non riesco a trovare pace, anche se sto in confusione e non riesco a togliermi via di dosso la delusione e la tristezza...io ti appartengo.  Mi serve altro tempo, ed altre carezze. Altri baci. Di Astrid non voglio parlare al momento, perché ogni volta che scrivi qualcosa di lei ho le fitte allo stomaco di gelosia . Evitiamo. Al momento non ce la faccio. Però hai ragione, siamo diversi. Forse è proprio questo il punto, si cui mi devo concentrare.

Svegliami quando torni. Così mi abbracci"

E poi, semplicemente, si era addormentata. Stringendo al petto il suo messaggio, abbandonandosi alla spossatezza del cuore, prima ancora che alle sue membra.



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Kim aveva riaperto gli occhi nel carro della nonna. Inutile parlare della sua gioia, nell'accorgersi che dormiva nel letto di Baba, e che lei le stava accanto. Si erano abbracciate, e coccolate per un tempo che a lei era sembrato lunghissimo. Le aveva persino preparato i dolci che le piacevano tanto, con sopra la cannella e lo zucchero. E mentre lei si saziava, era stata la nonna a intavolare il discorso, a chiederle di Neal. La nipote aveva abbassato gli occhi

"Non so se riesco a perdonarlo..."
"Ma il suo non è stato un tradimento, Kim. C'era un demone, ad obbligarlo a fare certe cose. Non poteva fare altrimenti, cosi come tu non potevi fare a meno di arrabbiarti con lui per ogni frase che ti diceva. Frasi che un tempo non avresti neanche considerato, o ti avrebbero fatto ridere"
"Ho capito, ma non si è neanche dispiaciuto!"
"Di cosa?"
"Di averlo fatto. Gli è piaciuto, capisci?"
"Avresti preferito che gli fosse dispiaciuto? Che avesse sofferto durante? Preferivi che la persona che ami passasse le pene dell'inferno? Ti avrebbe fatto sentire meglio?"
"No, ma..."

Baba si era alzata in piedi, e aveva preso a camminare in su e in giù lungo il letto. Il discorso si era animato.

"E dimmi, tu ti sei dispiaciuta per aver ucciso quella Strega?"
"..beh ma quella era un'estranea"
"Certo. Anche per Astrid sei un'estranea. Eppure stai male uguale, per quello che ha fatto Neal. Non credi che quella donna abbia qualcuno che, adesso, sta male per quello che hai fatto tu?"
"Ma non avevo scelta!"
"Ecco, vedi? Neppure Neal aveva scelta. Anzi..."

La donna si era seduta al bordo del letto, afferrandole una mano

"Poteva continuare ad agire indisturbato. Poteva fare finta di niente, e tu non ti saresti accorta che l'incantesimo non andava. E vedersi con lei durante tutti questi mesi. Invece è tornato a casa, e si è fatto rifare l'incanto. Per te"
"..."
"E poteva essere innamorato di lei, e andarci a letto comunque. Perchè l'incantesimo non lo vincolava a te, lo vincolava alle donne verso le quali sente qualcosa. E questo dovrebbe farti capire quanto davvero lui ti ami, piccola mia. Quando ha avuto modo di scegliere, ha scelto di stare con te"
"...hai sentito il modo in cui me l'ha detto?"
"Si"
"...e ti pare normale?  Io stavo a pezzi, e lui l'ha gettata li come se fosse la cazzata del secolo"
"Perchè per lui è una sciocchezza. Perchè non voleva farlo davvero. E' come il tuo scoppio di potere. Daresti peso, a uno scoppio di potere?"
"Si, cioè no. Ma a lui non interessava che io stessi male"
"Non è vero, questo. Poteva stare zitto, e non dirti niente. Poteva evitare di affrontarti, e tu non lo saresti mai venuta a sapere. Ha preferito dirtelo, e nonostante le apparenze per lui non è stato semplice"
"..."
"Non è abituato, Kim. All'idea che i suoi comportamenti possano fare male a qualcuno che ama. Lo disorienta. Non è stato semplice, per lui, nonostante le apparenze. Temeva di perderti, giorno dopo giorno. Ma lui è fatto cosi, reagisce cosi. Piuttosto che disperarsi, ha preferito godere del tempo che gli restava con te. Perchè aveva già deciso che te lo avrebbe detto, perchè a te non vuole nascondere niente. E non è da lui, avere sensi di colpa, eppure con te li ha avuti. Solo che, probabilmente, non sa neppure lui che si chiamano in questo modo"

Kim rimane un pò in silenzio, mordicchiandosi le labbra e guardando la nonna negli occhi

"E il fatto che non le abbia detto di me?"
"Lui è fatto cosi. Lo sai. Quanto ci ha messo a dirti che ti amava? E, nonostante tutto, continuava a ripetere di non dirlo, di "farlo" e basta. E' riservato, è schivo...è un lupo, Kim. Non puoi fargliene una colpa"

La ragazza era ripiombata nel silenzio, e abbassato gli occhi agli intrecci delle loro mani

"Forse sbaglio io. Forse sono io che sono troppo espansiva. Che parlo di lui con tale entusiasmo e...non lo so. So che mi sono sentita una stupida, nel sapere che non gli aveva detto di me"
"Pensaci, piccola, pensaci bene. Perchè questo lato di lui non cambierà mai"

Aveva risollevato gli occhi in quelli della nonna, e aggrottato le sopracciglia

"Che intendi?"
"Lui sarà sempre cosi. Vedrà sempre la magia a suo piacimento, se la luna è buona la considererà degna di rispetto, se è storta ne parlerà malissimo. Avrà sempre difficoltà a parlare di te con la gente, sarà sempre più riservato del solito e poco incline a parlare di ciò che sente. E quando ci saranno problemi, difficoltà, tenderà sempre a prendere le cose in maniera brusca, di petto, e a minimizzare. Ha i suoi tempi di reazione, e i suoi modi. Li ha sempre avuti, e li avrà sempre. Sei sicura che facciano davvero per te?"
"..."
"Si è tatuato il tuo nome sull'anulare. Perchè sei sua, e ti vuole. E ci è voluto un demone, per farlo venire meno al giuramento che ti ha fatto. E se davvero avesse voluto altro, nella vita, avrebbe potuto ottenerlo. Io ti conosco, e so che col tempo accetterai questa brutta storia, e metterai da parte la gelosia. Ma vuoi davvero stare con un uomo cosi? Un uomo che si sente minacciato, dall'idea che tu voglia cercare un padre, che ringhia quando ti vede sorridere in un certo modo ad altri, che ti fa i dispetti quando pensa che tu abbia torto marcio. Orgoglioso, arrogante e prepotente. Neal è cosi, e per quanto ti ami non riuscirà a cambiare. E' questo che devi capire, se vuoi davvero stare con lui. Il resto, sono solo parentesi brevi in un lasso di tempo che potrebbe durare un'intera vita"

Non sa cosa dire, non sa cosa fare. Baba si sdraia sul letto, accanto a lei, cullandola tra le proprie braccia

"Dormi ora, e riposa. Veglierò io sul tuo sonno, stanotte. Non ci saranno incubi. Domani avrai tutto il tempo per pensare"

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Kim ha dormito serena. Neal è uscito, ma tornerà a breve, e dopo la colazione lei si è messa a sistemare quegli angoli di casa ancora sottosopra. E' in quel momento che trova la videocamera, infilata in un cassetto del soggiorno. Chissà perchè, le viene in mente di accenderla. E li, davanti ai suoi occhi, l'audio che a tratti salta e orribili righe a rovinare l'immagine, c'è tutta la rabbia del mannaro. La furia con cui prende a pezzi la casa, perchè non sa dove cercarla. E, poco dopo, c'è tutta la sua disperazione. Mentre dice che la ucciderà, e poi la farà risorgere per fargli il polpettone, Neal strofina la mano sul viso. Piange. Non un pianto da femminuccia, ovviamente, più un'umida e breve comparsa agli occhi. Ma Kim lo nota, ed anche bene. Arrossisce, spegne la telecamera e la rinchiude nel cassetto. Poi infila la mano nello scollo della maglia, a recuperare la collanina d'ambra e quella a forma di libellula, e le bacia entrambe.
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martedì 25 febbraio 2014

Febbraio sta finendo...

Stava rimettendo a posto una borsa quando un biglietto, sottile, è scivolato via dalla tasca esterna fermandosi sul pavimento. Chinandosi nel raccoglierlo Kim aveva letto, sulla superficie chiara del cartoncino spesso, il nome di Daniel. Assieme ad altre credenziali che poco la riguardavano. Si era seduta sul bordo del letto, mentre Offa faceva la spola tra l'interno della camera e l'esterno, data la finestra schiusa. Il pensiero della strega era corso, irrimediabilmente, a qualche settimana prima.

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Maya e Kim avevano trascorso un'intera mattinata, alla Biblioteca di Shreveport. In realtà, la Biblioteca a cui si fa riferimento in questo racconto non è quella comunale, trattandosi della personale collezione di tomi magici di un'amica della Negromante. Stanche, e frustrate per non aver cavato un ragno dal buco in merito alla triste tematica dei Vizi demoniaci, si erano concesse una sosta al primo bar utile. La precettrice stava finendo di ripulire il proprio piatto di waffle quando una mano si era posata, delicatamente, a sfiorarle la spalla. Daniel se ne stava li, occhi più azzurri del solito, giacca e cravatta di ordinanza ed espressione stupita. Non quanto quella di Kim, che dopo aver battuto gli occhi per qualche istante di troppo, incredula, si era alzata in piedi. Le presentazioni di rito, con Maya, erano durate poco. La Negromante si era allontanata con la scusa di andare a pagare, intuendo che fosse il caso di lasciarli soli. Dopo un iniziale, malcelato, imbarazzo era stato l'uomo a prendere discorso

"Sei molto cambiata. E  ti trovo bene, nel complesso"
"In realtà sono sempre stata cosi. Solo, vestita meglio. Ti trovo bene anch'io...che ci fai da queste parti?"
"La mia azienda sta gestendo la compravendita di alcuni terreni per aprire qui una nuova filiale. Io sono stato mandato ad esaminare la zona e..."
"Ok, ho afferrato. Lavoro. Sei qui per lavoro"
"Tu?"
"Io cosa?"
"Perchè sei qui?"
"Per mangiare un paio di waffles"
"..."
"Vivo qua vicino"
"Tipo...che al momento sei accampata in zona?"
"Tipo che ora ho una casa. E un lavoro"
"Che lavoro fai?"
"La veggente"
"Dovevo immaginarlo"

Lui aveva sorriso, ma le labbra di Kim avevano ricambiato meno calorosamente. Era rimasto avvenente e sicuro di sè, con quell'aria da predatore ben impressa nei tratti maschili e gli occhi taglienti, da rapace. Eppure, lei non avvertiva più la scossa che, invece, provava un tempo ad ogni sua occhiata. Lo sguardo dell'uomo si era abbassato sul corpo della donna, fino a soffermarsi sulla mano. Un solo anello. All'anulare sinistro.

"Ti sei sposata?" Stentava quasi a crederci. E il fatto che mettesse in dubbio che una ragazza come lei potesse sposarsi, e mettere su famiglia la irritava. Offa lo odiava. Affezionata a Neal, vorticava attorno a quell'uomo avviluppandone il collo come se volesse strangolarlo. Ma Kim rimaneva calma, per lo meno esternamente.

"No. Ma ho un compagno"
"E' una cosa seria?"
"Tu che dici?" Con fare vezzoso aveva mosso le dita della manina, facendo risplendere la pietra dell'anello. E poi si era alzata in piedi, sentendosi afferrare al polso. Aveva girato il viso a guardarlo, senza scomporsi
"Te ne sei andata senza dire una parola"
"Perchè non c'era più niente da dire, ho visto come baciavi l'altra. Cosa volevi? Una sfuriata?"
"Volevo che tu avessi una vita migliore"
"Volevi quella che tu reputavi essere una compagna migliore"
"Ce l'hai ancora con me?"
"No. Non più. E' passato tanto tempo, e sono cambiate tante cose"
"Tu, però, sei sempre bellissima"

Si era alzato in piedi, e la superava di parecchio, cosi aveva chinato il viso per parlarle

"Passa con me questa notte. Un' ultima notte. O dammi almeno un bacio, per salutarci come si deve" aveva sussurrato, con in mente l'idea che forse un bacio ne avrebbe tirato un altro, con sè. Kim aveva preso qualche minuto per pensare bene alla risposta, scrutandolo in silenzio. E poi aveva schiuso le labbra, sussurrando a sua volta.

"Queste cose, Daniel, capitano solo nei film. Io me ne sono andata da te anni fa. Tu te ne eri già andato, da me, qualche settimana prima. E se pensi che per una scopata o una pomiciata farei del male alla persona con cui divido la mia vita...bada bene, Daniel, la vita. Non un loft o una cena al cinese. Ma la vita. Dicevo, se pensi questo...allora non fai altro che rendermi più felice della mia scelta di averti girato il culo. Adesso lasciami il polso, perchè è ora che io torni a casa, e mi spiacerebbe farlo con la tua mano attaccata li"

Se ne era andata, lasciandolo li in piedi al tavolo, solo come l'aveva trovato. Lui le aveva allungato un biglietto, nel caso lei cambiasse idea, che la Strega aveva  abbandonato in borsa. Dopo aver preso Maya a braccetto, con Offa che svolazzava felice intorno, si era pregustata con calma il momento in cui Neal sarebbe rincasato e lei gli sarebbe corso incontro, finendo con il saltargli addosso, in un rituale che ormai sapeva di casa, di coppia, di vita insieme.

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Kim si alza in piedi, accostandosi alla finestra finchè non sente le gambe premere contro il muro. Solleva in aria il biglietto, usando la telecinesi. E, sfruttando il potere del vento, tagliuzza il cartoncino in minuscoli pezzi, che un refolo d'aria fredda va a spargere lontano, finendo col trascinarli via chissà dove. Non aveva bisogno di ripensarci su, per capire che Daniel non era la sua felicità.

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Ho ripreso ad andare a lavoro, e a parte qualche increscioso episodio con la maleducazione di un nuovo commosso, direi che va tutto piuttosto bene. I Vizi sono ancora qui, assieme ai nostri litigi. Ma ormai abbiamo capito come fare, per evitare di ammazzarci a vicenda. Ci sappiamo gestire, insomma. Il letto è un campo di battaglia, ci sono borchie e catenine un pò ovunque. Neal si è messo d'impegno, a strapparmi di dosso i vestiti, e a breve mi toccherà ripulire. Di tanto in tanto, la gelosia si affaccia in quei suoi occhi minacciosi, e gli fa piegare le labbra in un adorabile broncio. Di tanto in tanto, sente il bisogno di rivendicarmi come sua, e ancora più spesso di sentirsi dire quanto io gli appartenga. Penso faccia parte della sua natura lupesca, in pratica. Una natura che l'ha reso ancora più muscoloso. Di nuovo. Domani approfitterò del suo dormicchiare per misurargli l'ampiezza delle braccia e delle spalle. Probabilmente mi toccherà ripulire la mia bava da terra. E' buffo vedere quanto all'inizio odiasse certe mie mise, e quanto invece ora lo stuzzichi vedermi in qualche look esotico, zingareggiante. Fa anche questo parte della sua natura, quello di uomo ipercritico e borbottante. Ha una bella gatta da pelare, con questa faccenda del branco rivale. Spero torni da me tutto intero. Spero che il suo gruppo sia abbastanza forte da mettere fine al problema una volta per tutte. Oggi ho preso un depliant, passando da un'agenzia di viaggi, sull'Italia. A noi non interessano alberghi di lusso o esperienze culturali d'impatto, basterebbe solo partire. Ci sono cosi tanti progetti, che se ci penso con calma credo che una vita sola non basterà a fare tutto. Progetti, tantissimi progetti. E questo sciocco lupo, quando mi stringe la notte, ogni tanto fa una carezzina al basso ventre. Ed io sento un groppo in gola, che non riesco a ingoiare nemmeno con un suo bacio. Progetti. Cazzo, quanto vorrei che i vizi non ci fossero.

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Kim ha portato a casa uno di questi volantini. In realtà è finito nella borsa della spesa non sa neppure lei come, e nello svuotarla è scivolato sul ripiano della cucina. Neal trova il volantino in cucina, da' un occhio al numero a tanti zeri, e poi bada al resto. Quando Kim passera' di nuovo da quelle parti, trova il volantino appiccicato con una gomma da masticare ad un foglio stampato da una pagina internet sul cannibalismo

"<fa una foto al collage di Neal sul frigorifero> 
Che diamine è tutto ciò?"

"C'e' davvero bisogno che te lo spieghi, amore?"

"O_O si.Spiegami perchè hai portato un volantino del fangtasia dove fanno una serata "mostrami le tette" e ci hai appiccicato sopra una pagina sul cannibalismo. Vuoi andare a sbranare tette? >.> Non capisco."

"Io? Tu piuttosto spiegami per quale motivo hai lasciato il volantino su un concorso sulle tette al fantgasia sulla penisola in modo che io vedessi. Tu non mostri le tue tette a nessuno sciocca strega, le tue tette sono private."

"Io non ho lasciato niente...sarà una di quelle cose che mettono nella busta della spesa, per pubblicità. Non me ne sono mica accorta.  L'altro giorno ce n'era uno che invitava gli uomini a farsi il controllo della prostata, ma non mi pare che tu sia andato a farti infilare un dito nel culo, no?  Sei carino quando sei geloso :3 io sono una sciocca strega e tu un lupastro geloso...adesso mi sfilo via la maglia e resto tutto il giorno con le tette, privatamente, al vento per te :3 ti va? frrr <3"

"Allora non hai intenzione di fare quella roba..con le tette di fuori..stupidi biglietti e stupidi supermercati. Non andremo piu' a fare la spesa in quel posto. Parola mia. Beh..mi sono convinto a mandarti a lavoro vestita quel modo..ma questo non voleva dire che potevi andare in uno streap club a mostrare le tette per aver in cambio degli inutili gingilli, tu sei mia cazzo. Hum..si, facciamo che stai senza maglia ed io ti lecco un po' fin quando non mi sposti la testa."

"Non lo avevo neppure letto, a dir la verità. Stavo dando un'occhiata adesso. Amore, non esagerare, è solo pubblicità mica la fanno loro questa gara <3 Quando fai cosi mi viene solo voglia di baciarti :3 mi piace che ti guardi le tue cose. Niente streap club...d'altronde, com'è che avevi detto? Il mercato dell'eros è in netto calo, le linee erotiche non sono questo granchè, e il lavoro da ballerina rende meno della commessa...lo sappiamo da mesi. Da prima che fossi ufficialmente tua :3 gnam, ti mordo di baci. Dio si. Mi sa che oggi mi sdraio sulla penisola, alla faccia del volantino <3 Chissà, magari in un futuro non troppo lontano parteciperò alla gara per il pancione più bello :3"

"Non ti spaventa piu' l'idea di avere figli con me, vero?"

"Posso essere sincera, con te. Quindi...Se non ci fossero i vizi, mi farei mettere incinta anche oggi."

Dall'altra parte, tutto tace. E' Kim a scrivere di nuovo.

"Sei felice? :3"

":3...si, giusto un pochino"

"Fammi un esempio di questo pochino"

"Beh...pochino tipo...che forse il benzinaio ha capito che aspettiamo gia dei bambini. (// benzinaio sta a 6 km )"




domenica 27 ottobre 2013

Ottobre 2013 - BonTemps




Rubare con addosso la febbre non è il massimo. Non le è neanche quando hai il ciclo. Nè quando hai il raffreddore. Quando ci sono -5 gradi, quando ce ne sono 40. Rubare è stancante quando non mangi da giorni, e lo è quando hai mangiato troppo. Insomma non viene sempre, la voglia di rubare, e in genere lo faccio quando sono proprio costretta. Se trovo qualcuno a cui leggere la mano, o le carte, e riesco a racimolare qualcosa allora rubare non mi interessa. Alcuni potrebbero pensare che, in fondo, è rubare anche quello. In realtà no, non lo è...vendo alla gente ciò che vorrebbero sentirsi dire, e il tutto ad un prezzo ragionevole. Nel linguaggio comune questa si chiama compravendita, non furto. Comunque sia, qualche giorno dopo lo scoppio del potere ho avuto la febbre. Sono rimasta "ferma" per qualche giorno, ed alla fine avevo fame da morire. Niente elemosine, non mi piacciono, non finchè avrò la forza di procurarmi da me il pane. Capita, quindi, che io il pane me lo procuri sul campo. E quando dico campo, intendo proprio un orto...oppure, sfrutto i cassonetti. La gente non sa più il significato della parola fame e butta un mucchio di roba ancora passabile, perfettamente commestibile. Come la mattina in cui ho conosciuto Neal. Avevo recuperato un mezzo hamburger pulito proprio dalla cima di un cestino dei rifiuti, giù al parco, e stavo per addentarlo quando la sua voce mi ha interrotto

"So che non sono affari miei ma, dentro ci sono i cetriolini. A nessuno piacciono i cetriolini.Sono lessi"
"Uhm...direi che questo non ne ha. Forse chi l'ha ordinato amava i cetriolini e l'ha mangiato per primo»
"Non dire sciocchezze, nessuno ama i cetriolini"

Ci siamo seduti vicini, lui con la bocca sporca di tacos, io che tra le mani stringevo il mio hamburger quasi nuovo e abbiamo iniziato a parlare. Parlare con la gente, attaccare bottone, non mi dispiace perchè è un modo per sentire meno la solitudine dei miei giorni. Ma devo ammettere che, nel fare questo, Neal sembra essere persino più bravo di me...parla un sacco!
Siamo diventati soci, perchè lui fa un pò ciò che faccio io ma regolarmente, ed  è meglio organizzato. Ha provato a spiegarmi due tre cose ma non ci ho capito subito granchè... e continuo a pensare che, dopotutto, io non gli sia poi cosi necessaria per il suo giro d'affari.
Ma lui sembra abituato a fare le cose al contrario, a fare prima ciò che gli piace e poi ciò che deve,  e in questo rapporto non c'è niente che possa definire "in regola".

Non è un rapporto romantico.

Il primo bacio sapeva di disinfettante, sangue e cioccolato. Me l'ha dato a tradimento seduti dentro un tunnel di cemento, mentre ancora masticavo un Mars, poco dopo avergli medicato le deliziose ferite da pestaggio che aveva addosso. Io mi sono incazzata, perchè odio che siano gli altri a prendere l'iniziativa, e quindi poi l'ho baciato io. Mi pare corretto, insomma.

"Ah..il motivo.. oltre al fatto che me lo dovevi e non lo hai fatto, a me piace fottutamente tanto il cioccolato".

Il primo ballo è stato in uno streapclub, tra spogliarelliste e vecchi bavosi, mentre sfilavo portafogli ad ubriachi strafatti e lui mi faceva da palo. E quando dico "palo" intendo proprio che gli ballavo addosso, intorno, nascondendo ciò che sfilavo dalle tasche altrui nelle sue. Forse mi ci strusciavo contro un pò più del necessario. Ma è perchè mi piace, come sta il mio corpo contro il suo, mi piace cercarne il contatto. Non solo il contatto. Vabbè, ci siamo capiti.

"L’ho gia detto che amo il mio lavoro? L’ho fatto ?"

Il primo bagno si è concluso con lui che mi mandava a fanculo, che mi metteva a forza in bocca la sigaretta e mi tirava contro l'accappatoio, perchè facevo la "sostenuta". E' stato la mattina dopo l'omicidio di Vince, e lui era incazzato come una biscia perchè non ero affabile e cordiale come al solito..ma questa è solo la sua versione ufficiale, mi sa che a farlo impazzire è stata un pò l'ansia.

"Senti finiscila, mi fai incazzare. Te ne vai a fanculo a fare chissa cosa, mi dici che potresti lasciarci la pelle, nonostante tutto non fai come ti dico, rischi di morire, te ne torni qua splendida e splendente con il tuo fottuto senso dell'humor di merda... io ti spoglio, ti do' la mia vasca e ti sto ,PENSA TU, perfino a sentire e tu fai la sostenuta? » 

Non gli piace che gli si disubbidisca, non gli piace preoccuparsi di qualcuno di diverso da lui. Anche se poi con me lo fa, esibendosi in premure a cui non sono abituata e che mi fanno sentire strana, ed è una sensazione bella. A lui il gelato alla vaniglia non piace, piace a me, eppure il congelatore ne è pieno. E se va ad uno di quei matrimoni eleganti se ne torna con una cinquantina di tartine coi gamberi. Mi ha messo a disposizione la sua casa, il suo whiskey, e tutta una serie di modi burberi che però nascondono gesti bellissimi. Ogni tanto, si scorda di fare lo stronzo, e sorride in un modo che...



Vabbè...alla fine è successo che mi sto innamorando. Credo sia iniziato quando ho dormito nel suo letto e lui non c'era, è tornato in mattinata. Ho sentito la porta aprirsi, e i suoi passi dirigersi verso la porta. In realtà temevo mi svegliasse con frasi a effetto tipo "Donna, c'è qui per te un uccello pronto a cinguettare". Ma no...lui non è cosi. Si è spogliato, e mi ha sistemato addosso la coperta che era scivolata fino alla vita. Mi ha rimboccato le coperte. Stupido ragazzo che fa ste cose e mi fa sentire ancora più stupida di quanto non sia lui.

So che sto sbagliando tutto, la collanina di Baba che batte nell'incavo dei miei seni quando cammino è come un monito sottile. Mi sussurra che non sono fatta per lui, che sbotterà come Daniel e mi tirerà un calcio in culo quando sarà stanco. Forse non proprio come Daniel, ma probabilmente lui non ha voglia di un legame fisso, quasi quanto io non ho voglia di cercarmi altra compagnia. E non si possono cambiare le persone è...sbagliato, è contro natura. Sono sempre stata convinta che le promesse d'amore, le fedine, i matrimoni, i fidanzamenti fossero tutte cazzate. Piacevoli, stancanti, costose cazzate. Il gesto più bello che puoi fare verso qualcuno non è sposarlo, ma è scegliere lui ogni giorno. Alzarti col pensiero che, anche quel giorno, tu hai scelto di avere lui nella tua testa, nel tuo letto, nel cuore, nei polmoni. Non sei costretto, lo vuoi.
Anche se questo qualcuno usa le tue gonne a fiori per lucidare la moto convinto che sia uno straccio.
Anche se questo qualcuno lancia i telecomandi contro la tv perchè trasmettono"Sabrina vita da strega".
Anche se questo qualcuno non sente quello che provi tu...
...Ecco, a quest'ultima opzione sono talmente abituata ormai che non ci faccio neanche più caso. E' un pò il motivo ricorrente della mia vita. Io sento cose, per gli altri, che loro non sentono.

Cazzo quant'è smielosa, questa pagina.
Comunque...Vince è morto, e forse io ed Enoch siamo parenti. Direi che il fatto che Neal abbia lasciato cadere il discorso della lettera è un pensiero del tutto trascurabile, al momento.


martedì 22 ottobre 2013

Novembre 2010 - New York - Daniel




Daniel l'ho incontrato in una mattina di pioggia. Scendeva lieve come neve, e si infiltrava nei vestiti dritta sino alle ossa, tanto che mi sembrava di avere liquido persino il midollo. Io ero io, ovviamente, che domande. Lui era perfetto. Era il classico uomo d'affari sempre ben vestito, ben pettinato, ben profumato. Teneva in mano la borsa, una di quelle da ufficio per intenderci, e nell'altra l'ombrello ma probabilmente gli era del tutto inutile, probabilmente anche l'acqua si sarebbe ritirata davanti a lui per timore di gualcirlo. Ecco, la cosa che non ricordo è chi dei due attaccò per primo bottone...ma penso che probabilmente fui io. Insomma, dopo un pò gli stavo leggendo la mano, sotto il suo ombrello. E lui alternava quegli occhi di un azzurro felino, ultraterreno, dal suo palmo curato al mio viso. Mi pagò, si allontanò, ed  io tornai alla mia routine ed alla mia pioggia. Il giorno dopo tornò ancora, e si fece leggere nuovamente la mano "Perchè mi hai portato fortuna, ieri" disse. Torno anche quello dopo, e quello ancora, finchè non gli feci notare che sarebbe stato meno costoso, per lui, offrirmi il pranzo. Rimediai il pranzo, la cena, e lui rimediò compagnia sotto le lenzuola. Diciamo che la sua mano era molto meno interessante da leggere, rispetto al resto del suo corpo. So che sembra strano, immaginarci insieme, e che probabilmente la gente si chiederà come passassimo il tempo insieme fuori dalle lenzuola. In realtà in comune non avevamo proprio niente, e forse era proprio questo il bello. La novità dello scoprirsi, il fascino del diverso, l'idea di rompere la monotonia della vita di sempre con una nota nuova, frizzante.

"Questi segni, sulla schiena...come te li sei fatti?"
"Li ho fatti da me, per bellezza. Mi piacciono gli intrecci"

Di bugie gliene ho raccontate tante, davvero. E probabilmente anche lui, non si è risparmiato in termini di cazzate. Però non faceva che ripetermi quanto ero bella, quanto gli piacessi, quanto fossi divertente. Voleva che smettessi di leggere la mano, che indossassi abiti "decenti", che prendessi in mano la mia vita. Io annuivo, sorridevo, mi piaceva fare la bambolina, e avere un paio di braccia che ti stringono...e i libri. Cristo, casa sua era piena zeppa di libri nuovi, meravigliosi, ed erano li tutti per me. Quando lui usciva io passavo il tempo a leggere, divoravo pagine su pagine, con l'ingordigia di chi non sa quando tutta quella fortuna cesserà. La fortuna, nella fattispecie, cessò più o meno due settimane dopo. Tornò a casa ed era diverso, era come se baciarmi gli pesasse, guardarmi lo infastidisse. Finchè la sera, scazzato, non affrontò il discorso dicendo che c'erano cose di me inconciliabili con la sua vita, che la sua famiglia lo avrebbe allontanato, i suoi amici deriso.

"E quindi?"
"E quindi non va bene, Kim. Non vai bene"

Li per li, fece malissimo. Era come se qualcuno avesse preso un coltello e, di punto in bianco, avesse deciso di sbucciarmi il cuore. Bruciava, tirava da impazzire. Ma sono brava, a fingere, la mia gente lo è da sempre. E dissi l'unica cosa di cui mi sono mai, realmente, pentita. L'unica per cui mi taglierei la lingua e la getterei nel fuoco

"Posso cambiare, se vuoi. Un pò"

No, non volevo cambiare. Non volevo diventare diversa, rinnegare ciò che ero, compiacere tutto il suo mondo per fare un favore lui. Ma non volevo neanche perderlo. E a lui dovetti fare una sottospecie di tenerezza, pietà o chissà cosa, perchè mi strinse a sè e mi bacio, prima di farmi scivolare giù, sul pavimento. Fu l'ultima volta, tra noi due. La mattina seguente decisi di fargli una sorpresa, e di raggiungerlo per pranzo a lavoro. Lo aspettai fuori, naturalmente, all'angolo della strada. Lui era già uscito, con un gruppo di colleghi, rideva beatamente e teneva ferma la mano sul culo di una ragazza. Una bella ragazza, per carità, la fissai molto bene per capire cos'avesse lei di diverso. Era elegante, probabilmente lavorava con lui visto che in mano teneva una carpetta con lo stesso logo che avevo visto nei documenti della sua scrivania. E poi lui si girò a guardarla, e dopo averle sorriso si chinò in avanti, per darle un bacio.

Non feci niente, davvero. Nè scenate, nè drammi. Girai le spalle alla scena, tornai a casa sua, raccolsi le mie cose (quelle che avevo con me già da prima, non quelle che mi aveva regalato in quei giorni) e andai via. Via dall'appartamento, via da New York, via dal suo odore. Semplice e pulito, senza un biglietto, senza isterie, cosi come ero venuta mi ero dileguata.

Delle volte, ripensando a lui, ripensando a quel periodo mi chiedo se io ero innamorata o meno. Non lo so, sinceramente, ma probabilmente Daniel è stato la cosa più vicina all'amore che io abbia mai provato. Scappare, forse, è stato da vigliacchi...ma davvero, che senso ha restare quando l'altro è già andato via? Meglio andare oltre, spostarsi, cercare un nuovo spicchio di felicità. E magari legarsi di meno, credere di meno, soffrire, di meno.

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"Un biglietto per Boston, grazie" Kim si era appena seduta sulla corriera, dopo aver caricato i propri bagagli. Aveva ancora il visetto accaldato, il corpo stretto nei soliti stracci e l'espressione serena, tranquilla, imperturbabile. Il suo lato era quello del finestrino, ed accanto a lei si era seduto un ragazzino con in mano una barretta di cioccolato e le cuffie nelle orecchie. Fu solo quando il mezzo scivolò, silenziosamente, dal parcheggio alla carreggiata che lui si accorse di qualcosa.
"Signorina..." richiamò Kim, tirandole appena il gomito e facendole voltare il viso "...sta bene?"
Lei si è resa conto solo adesso, che stava piangendo, ora che nel girarsi le lacrime erano gocciolate giù lungo il collo. Si asciugò le guance col dorso della destra, ma quelle maledette cadevano ancora
"Si. Tutto ok. Non preoccuparti" si era nuovamente  girata verso il finestrino, ma il bambino l'aveva richiamata ancora. Stavolta le aveva allungato la barretta, sorridendo
"Stia tranquilla ok? Qualunque cosa sia...passerà. Dia un morso qui, avanti"

Kim aveva riso. E dato un morso. Da allora le barrette di cioccolato erano diventate un elemento onnipresente dentro la sua borsa.