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venerdì 14 novembre 2014

Genitori e figli




Se c'era una cosa che Kim aveva appreso in fretta, nonostante fosse al mondo relativamente da poco tempo, era che quando Ivan entrava sbraitando era più prudente stare zitta e dare nell'occhio il meno possibile. Quell'uomo non le piaceva, e se lui non le aveva mai dimostrato apertamente affetto o apprezzamento la bambina, di suo, si rivelava particolarmente diffidente e per niente entusiasta nei suoi confronti. Ogni volta che la prendeva in braccio piagnucolava e cercava di sgusciare via e ritornare tra le braccia accoglienti di Luminitza. La nascita di una femmina non era stata accolta con entusiasmo dallo zingaro, e gli atteggiamenti della piccola non aiutavano a fargliela benvolere. Più lei cresceva, inoltre, più spiccavano caratteristiche somatiche che non appartenevano alla moglie o al suo ramo familiare. C'era qualcosa di nordico, in lei, nel taglio e nel colore degli occhi cosi come nell'espressione del viso. Ivan non aveva perso tempo e. intenzionato ad avere un maschio, si era da subito messo d'impegno con la moglie per cercare di metterla incinta, di nuovo. Era passato oltre un anno e di nuovi concepimenti non c'era traccia. Mese dopo mese, un insieme di piccoli dettagli aveva instillato nell'anima ignorante e gretta dell'uomo un sospetto sottile quanto fastidioso. Un tarlo continuava a ticchettare, nella sua mente, ma non sapeva bene definire cosa lo mettesse in agitazione. Nessuno seppe mai come gli venne in testa di fare un test della fertilità. Forse parlando con qualche altro zingaro, o magari prendendo spunto da un film visto in televisione. Fatto sta che quel giorno le grida dei coniugi erano particolarmente alte, interrotte solo dal brillare tumultuoso dei tuoni e dal rumore di cocci gettati a terra, alla rinfusa. All'interno il plico dell'ospedale giaceva in terra, dimenticato nel caos che l'accesa discussione aveva degenerato. Kim stava in piedi, nella sua culla, aggrappata alle sbarre di legno teneva gli occhioni fissi sulla madre. Non piangeva nè frignava, abbiamo detto, ma la guardava con aria supplicante comprendendone il dolore. Luminitza era riversa a terra, il peso del corpo sostenuto con la mano destra mentra la sinistra si tamponava il viso. Sul mento gocciolava il sangue che l'ultimo pugno di Ivan aveva fatto schizzare via dal naso. Lo stesso sangue che, dalle nocche dell'uomo che stava in piedi di fronte a lei, cadeva in terra sul pavimento a ricongiungersi con l'altro. Aveva alzato il piede, per sferrarle un poderoso calcio lungo lo stomaco, continuando e inveire contro di lei. Un gemito aveva accolto l'impatto. E Luminitza si era stesa a terra, dolorante. Raccolse le forze quanto bastava per piegare il collo e vedere il volto di Kim per quella che comprendeva sarebbe stata l'ultima volta. E poi, sfrontata, la testa si era girata di scatto per fronteggiare - per quanto possibile da quella posizione - il marito.

"Si, Si, si, SI! Ti ho tradito! L'ho fatto, e molte volte. Perchè ero stanca di accoppiarmi con un'animale, con un grosso ubriacone sfaticato che non sa fare altro che grugnire  come il peggiore dei porci. E mi è piaciuto, e lo rifarei. E lei non è figlia tua, perchè non sei neppure buono a mettere incinte le donne. Non hai onore, non hai ricchezza...non vali un cazzo, Ivan Cocek!"

Aveva urlato, ponendo in quello sfogo tutto il dolore e la rabbia accumulata nel corso degli anni. Ivan, non abituato a sentirla rispondere, si era per un pò fermato ad osservarlo stupito e ottuso. L'attimo dopo aveva abbassato la mano a raccogliere tra le dita il collo sottile ed elegante della zingara. L'aveva sollevata in aria come se pesasse nulla e a niente era valso lo scalciare di lei. L'urlo gli era morto in bocca, mentre lui rendeva la presa più stretta, fissando la vita scivolare via dagli occhi di lei. D'istinto, nel sentirsi soffocare, aveva portato le mani attorno alla gola conficcandogli le unghie nelle carne. Ma, ahimè, non era bastato. E quelle stesse braccia ricadevano, adesso, inerti ai fianchi della donna. Se la pazzia aveva, nell'attimo stesso dell'omicidio, preso il sopravvento era con estrema lucidità che aveva lasciato ricadere a terra il corpo inerte della moglie, preso tutti i soldi presenti in casa, dato un ultimo sguardo alla bambina e - in un guizzo finale di cattiveria - chiuso persino la luce prima di sparire nella bufera. Forse neppure il cielo, a giudicare dall'enorme quantità d'acqua che riversava sulla terra, approvava quanto appena avvenuto. E Kim? Al buio, rimaneva aggrappata alle sbarre della propria culla, non riuscendo a comprendere cosa fosse successo alla madre. Un lampo, di tanto in tanto, illuminava il corpo della donna facendo poi ripiombare nel buio la stanza. Il cuore le batteva talmente forte, nel petto, da superare in fragore persino la pioggia

"Mama?"

Aveva quel modo particolare, di chiamare la madre, non riuscendo a pronunciare a dovere la doppia emme della parola mamma. A mano a mano che i minuti passavano, senza che risposta giungesse, ansia e paura prendevano piede nel cuore della bambina. Che, ora si, cominciava a singhiozzare. Il pianto si levò alto e forte, riecheggiando nelle tenebre in cui era piombato il camper. Kim scuoteva forte le manine, attorno alla culla, infastidita da quella prigione che la teneva lontana dalla madre, continuando a invocarne il nome. Un terrore cosi forte da manifestare i primi segni di ciò che sarebbe diventata, un giorno. Spinta da un'energia invisibile, puramente magica, la culla si era ribaltata in avanti. E lei aveva gattonato fuori, sul pavimento, raggiungendo Luminitza.Quando la nonna era arrivata, qualche ora più tardi, aveva trovato la bambina distesa accanto al corpo materno. Non piangeva più e continuava senza sosta a carezzare il viso della donna, incurante del sangue che le impiastricciava le manine, neanche volesse rassicurarla che andava tutto bene, e che tutto si sarebbe sistemato. 



Selene ha detto la sua prima parola. Ed è stata "Papà". Niente tentennamenti o imprecisioni, l'ha detto proprio bene, con un sorriso sbrodolante amore e dolcezza, pieno di assoluta fiducia nei confronti di quella manona che andava a stringerla. Un momento davvero toccante, dunque. Se non fosse che poi Neal è andato in giro a vantarsene per una settimana, rimediando una serie impressionante di giri di birra gratis dagli amici del Lou Pine's e beccandosi una fitta sequela di insulti da parte mia ogni qual volta mi prendeva per il culo sottolineando come non fossi al centro dei suoi pensieri. Contro ogni previsione, inoltre, Davon non pare più handicappato. Adesso dorme molto di meno, e pare tutto impegnato a curiosare in giro per caso. Mette in bocca qualsiasi cosa gli capiti a tiro, e quando il sapore non lo convince allora tenta di romperlo. E poi lo riassaggia. Mi pare logico. Certe volte, però, i risultati ottenuti non lo entusiasmano. Come quando ha messo in bocca quell'uovo, e poi l'ha buttato sul tavolo, assaggiandone il contenuto. Sono entrambi piuttosto forti, piuttosto pesanti, e piuttosto belli. E fanno strage di cuori qua e la per il mondo. Tra le loro ultime conquiste anche Juniper. Una biondina davvero simpatica che hanno rimorchiato (mio dio, che cosa figa, hanno si e no un anno e già rimorchiano i miei figli) al supermercato. Ci siamo tenute in contatto, in questi ultimi giorni, ed è passata in negozio per portarmi dei regali per i bambini e raccontarmi di quanto, ultimamente, si senta stressata. Ci credo, è diventata lupa. Dev'essere l'autunno, a scatenare simili cambiamenti. Ricordo che Neal divenne lupo proprio in questo periodo dell'anno. Rompeva tutto, gli ho dovuto comprare i piatti di metallo, perchè non calibrava bene la forza. E ogni piccolo rumore gli dava al culo. E aveva sempre voglia di scopare. In realtà, ora che ci penso, non è che sia cambiato molto rispetto ai primi tempi. No, scherzi a parte, quando vuole sa essere estremamente delicato. Lo vedo quando si approccia ai bambini, con cautela, quasi temesse di poterli acciaccare con un respiro un pò più forte degli altri. Sono certissima che potrebbe farlo. L'autunno, inoltre, ha portato tutta una serie di novità. Il MoonGoddess ora è di proprietà di Chalice, Joy si è trasferita, e devo ammettere che mi manca molto. C'è un nuovo stregone interessante, in città. Seth. Ci siamo visti una volta sola e mi sembrava piuttosto talentuoso, sebbene ancora molto spaventato. Vedremo come si evolveranno i nostri rapporti, in futuro. 



Neal se ne stava seduto su una roccia, all'interno della grotta in cui aveva trovato riparo, incurante della polvere rossastra che gli si aggrappava sui vestiti, sfoggiando l'espressione imbronciata di chi è consapevole di aver subito una grave ingiustizia e vuole renderlo ben presente al mondo. Aveva dodici anni, ed i muscoli erano ancora un miraggio cosi come la barba nonostante, stando alle cronache del tempo, provasse ogni mattina a farsi la barba con il padre e controllasse minuziosamente petto e ascelle nella speranza di avvistare un virilissimo segno di peluria da qualche parte. Al momento, però, a turbare i propri pensieri non era la virilità quanto il fatto che qualcosa, in lui, doveva essere andato storto. Anzi, no. Il problema non erano lui...ma i genitori. Com'era di fatti possibili che entrambi i gemelli, di un paio d'anni più piccoli, si fossero trasformati in lupi...e lui no? La prima muta era avvenuta ormai da una settimana. Inizialmente Neal era contento e si aspettava che anche lui, di li a poco, avrebbe manifestato certi segni. L'attesa, però, si era rivelata vana. A questo punto, invece che disperarsi, lui si era incazzato. Ben deciso a non fargliela passare liscia, se n'era andato via di casa dopo aver fatto fagotto e lasciato, in cucina, la seguente lettera

Cari genitori, anzi EX genitori.
Mi pare CHIARO che dal momento che io sono il più bello dei vostri figli avete pensato bene di premiare Dak e Ben facendoli diventare lupi cosi potevano essere un pò fighi quanto me. A me però non pare giusto. Meritavo anche io un simile regalo, e dovreste vergognarvi per non avermi affatto considerato. Sarei stato un lupo fighissimo e fortissimo, ma siccome voi siete cattivi e a me non ci pensate avere preferito dare a loro questa possibilità. Sono molto arrabbiato con voi. Arrabbiatissimo. Beh, cari EX genitori, sapete cosa vi dico? Che se a me non pensa nessuno vorrà dire che a me ci penserò io. Non ho bisogno di voi nè dei miei fratelli nè delle mie stupide cose

Ps il Nintendo me lo porto, perchè era un regalo di compleanno e quello non conta.
Firmato
Neal il Solitario
Il vostro ex figlio

Quando Norwood e Cassandra erano rientrati, oltre alla dichiarazione piena di errori grammaticali, avevano anche trovato i letti di Ben e Dakota ricoperti da uno spesso strato di letame.  Dopo qualche ora, una cucciola di lupo aveva fatto la sua comparsa. Neal aveva accolto la sua sorella gridandogli contro 

"Va via, ho detto! Non voglio vedere nessuno!" E per rimarcare il concetto si era persino sprecato a lanciarle un sasso contro, badando bene di mancarla. 
La Resistenza, era durata per tre giorni interi. Lo stomaco gli brontolava terribilmente, a quel punto, e si era reso conto che portare dietro il Nintendo e non avere una scorta extra di batterie non era stata una furbata. Inconsapevole di essere sorvegliato a vista, dai genitori, il mattino dopo aver passato l'ennesima notte al freddo si era risvegliato con di fronte la sagoma imponente di un lupo nero. 
Aveva battuto le palpebre, incerto. Cassandra, nella sua forma animale, non si era però preoccupata di badare troppo ai convenevoli chinandosi a lappargli la faccia in un gesto materno, colmo di affetto. E Neal, inizialmente scettico, si era ritrovato a ridere per il solletico di quelle carezze. Accertatasi che il suo cucciolo stesse bene, la lupa aveva fatto qualche passo, muovendo il capo per esortarlo a seguirla. Si tornava a casa.
Di fronte alla porta, com'era prevedibile, c'era Norwood. Braccia conserte, sguardo tutt'altro che rincuorante, attendeva l'arrivo del primogenito diviso tra l'impulso di spaccargli la testa con un pugno e l'orgoglio di saperlo cosi coraggioso e resistente, sebbene umano.
Si erano fronteggiati, occhi negli occhi, e il mannaro aveva parlato per primo 

"La prossima volta che combini la casa in quel modo te la faccio ripulire con la lingua. E dal momento che tu hai fatto il danno, tocca a te rimediare. Troverai tutta la merda che hai lasciato sul tuo letto. E ti conviene darci dentro se stasera vuoi usarlo per dormirci. Di cos'è un lupo e di cosa rende un uomo un vero lupo ne parliamo quando avrai la testa di un uomo, e non di un ragazzino frignone e capriccioso. Puoi andare" aveva concluso cosi il suo terribile discorso. Neal si era limitato a stringere i pugni, e a sostenerne lo sguardo, avviandosi solo quando congedato.

"Ah, Neal..." Norwood ne aveva richiamato di nuovo l'attenzione, attendendo che lui si fermasse e girasse prima di stendere il braccio e aprire la mano "Il tuo Nintendo, prego".
Questo perchè, secondo il mannaro, una punizione andava fatta bene, altrimenti era inutile farla. 


Arizona - Settembre 2033

Il rumore del pestello del mortaio è solo uno dei tanti di contorno all'attività febbrile che sta avendo luogo in quel piccolo e curato laboratorio. Davon, diciassette anni, è chino sul proprio lavoro e di tanto in tanto si ferma a controllare sul Grimorio che ha aperto davanti se sta procedendo bene. Il tono muscolare non eccessivamente sviluppato è l'unica cosa che non ha in comune col padre, data la spiccata somiglianza. Magia a parte, ovviamente. La sua aura è un rincorrersi incessante di piccole fiammelle. Scivolano addosso a lui, in un moto continuo, e di tanto in tanto si spargono sul tavolo curioso e allegre. Sul piano di cottura diverse pentole sono attualmente impiegate nella cottura di tipologie differenti di preparati. Kim è li accanto, seduta su una sedia a dondolo, e sta sferruzzando qualcosa a maglia. La sua aura rimane accanto a quella del figlio, in una veglia continua che si interrompe solo quando è il ragazzo a richiamarne l'attenzione

"Dovrei aver finito, mamma"
"Arrivo"
"No, aspetta. Non devi sforzarti"
"Non osare dirlo, sai? Non sono mica vecchia" borbotta la Strega, accantonando il lavoro e rialzandosi. Poggia entrambe le mani sui braccioli e si issa su con una certa fatica. Il vestito in tessuto colorato che indossa evidenzia le curve di un corpo da neo quarantenne. E mette in risalto quanto, se non vecchia, sia inevitabilmente incinta. Molto incinta. Il pancione viene accarezzato da diverse collanine lunghe, e lei lo sostiene con la mano sinistra mentre si avvicina al tavolo. Esamina, con attenzione, il preparato messo su dal ragazzo. Davon, dal canto suo, trattiene un pò il fiato durante l'osservazione in attesa del giudizio materno. Che si condensa in uno sciogliersi dello sguardo serio, e in un sorriso che non nasconde nè l'orgoglio nè la tenerezza per quel suo primogenito

"E' perfetto. Adesso puoi metterlo a..."

Un tonfo, in lontananza, e grida di differenti tonalità pongono fine alle effusioni tra madre e figlio

"Cos'è stato?"  chiede Davon, mentre Kim già scivola oltre la stanza per dirigersi verso l'ingresso
"Ci risiamo" sospira Kim, svoltando l'angolo e fermandosi all'altezza delle scale. Neal e Selene se ne stanno urlando di tutti i tipi, a qualche centimetro l'uno dall'altro. Lei indossa una minigonna piuttosto corta, piena di monetine all'altezza dell'orlo, e un giubotto di pelle nero sopra una canotta scura. Lui, sebbene presenti qua e la qualche filo bianco tra barba e capelli, è il classico burbero e minaccioso lupo di sempre

"Non osare uscire mai più in queste condizioni!" è l'ultima cosa che le urla.
"Si può sapere che succede?" la voce di Kim spezza il duetto di voci.
"Mamma papà mi ha umiliato, di fronte a tutti i miei amici. E' venuto a..prendermi e si è messo a..."
"Tua figlia...no, dico, l'hai vista?! E' col culo di fuori! E per di più faceva la scema con uno smidollato.."
"Non parlare cosi di Rick! E' il mio ragazzo?"
"CHE COSA?! Da quando hai un ragazzo? E che cazzo di nome è Rick?! Nessuno chiama i figli cosi!"
"Papà"
"Neal..."
"Niente papà. Va a levarti quella gonna, e fila in camera tua. Sei in punizione"
"Ma non è giusto!"
"Niente è giusto nella vita, prima lo impari meglio è"

Selene ringhia, non tradendo affatto la propria natura. Poi gira sui tacchi, correndo su per le scale. In cima, si volta, e tira un pugno al pomello di legno che sormonta il culmine della scala, rompendolo di netto, prima di procedere verso la sua stanza seguita a ruota dal fratello.

"SELENE, TORNA SUBIT..."
"Neal, basta, lasciala andare"
"Ma ti rendi conto!?"
"No, tu non ti rendi conto. E' normale che faccia cosi. Ha diciassette anni, non puoi pretendere che non esca"

Kim è scesa lungo le scale, piazzandoglisi di fronte per evitare che salga su a sculacciare la bambina. Che bambina più non è

"Hai rotto un fottio di porte i primi mesi da lupo, hai già dimenticato? Andiamo in cucina, ti preparo un panino" cerca di calmarlo, poggiandogli le mani sulle braccia e guardandolo negli occhi
"E poi..il modo di vestire. Non ti ricordi più?"
"Cosa?"
"Quella gonna, era la mia" L'ha detto con un tono intenerito e commosso, da madre orgogliosa della bellezza della figlia.
"Dunque, siccome la gonna era tua, ti pare normale che mia figlia vada in giro vestita da zoccola?"
Neal si pente subito dopo aver detto quella cattiveria. Si pente quando vede il sorriso di Kim svanire e la faccia alterarsi. Quando sente le mani staccarsi dalle braccia e il tono di lei farsi duro

"Ah ecco. Dunque io sarei andata in giro vestita da zoccola?"
"Kim, non ti alterare. Il dottore ha detto che fa male al bambino"
"No, tu fai male a me ed ai miei nervi"
"Ehi, è ancora valida l'offerta del panino? Sai, ho una fame..."

No, non è valida. Kim gli ha girato le spalle, risalendo verso le scale. Lasciandolo li fermo, mentre una nuvola nera si condensa sopra la sua testa. Una scarica di pioggia e grandine si abbatte sul patrono di casa Saunders. E mentre la Strega richiude la porta della camera della figlia si sente tuonare un.

"MOLTO MATURO, KIMBERLY, DAVVERO MOLTO MATURO".

---

E' sera. Selene è stata coccolata dalla madre, viziata dal fratello. Al momento lei e Davon sono a giocare ai videogiochi in salotto. Kim, invece, ha finito di mettere a letto i gemelli. I piccoli, di cinque anni, si sono appisolati abbracciati nella culla che era stata di Davon e Selene durante l'infanzia. Al momento lei si trova nel letto, un libro aperto davanti al pancione, fasciato dalla seta color crema della camicia da notte. Accanto a lei, sul comodino, una ciotola formato maxi ricolma di popcorn dalla quale mangia con appetito. Quando sente Neal rincasare si affretta a chiudere libro e luce, ed a mettersi girata sul fianco dando l'impressione che stia li a dormire da ore. Lui ha una serie di tappe, prima di passare in camera da letto, lo sente camminare lungo il piano inferiore, dirigersi in soggiorno. Un piccolo incantesimo agitato in punta di dita le consente di ascoltare meglio i discorsi che vengono fatti al piano superiore

"Selene, spegni quel coso. Dobbiamo parlare"
"...Si, papà."
"Domani c'è Luna piena, quindi per i prossimi tre giorni saremo occupati. Dopodichè..."
"...dopodichè?"
"..."
"..."
"...porta quel culo moscio a casa. Lo voglio conoscere"
"Oh certo, cosi mi lascia in tronco"
"...No, facciamo che...ci parla pure tua madre. Con lui. In senso. Sta con noi"
"...Davvero lo vuoi conoscere?"
"Si. Però facciamo che le gonne cosi corte le metti solo più in la"
"Ok"
"Verso i quaranta"
"Papà!"
"Trenta"
"..."
"Vieni a darmi un bacio"

Si sente Selene correre, ed emettere i suoni tipici di una cucciola in festa, prima di un sonoro schiocco. Poi Neal si rivolge a Davon

"Che hai fatto tu oggi?"
"Mi sono visto con il figlio di Lapu, abbiamo giocato a basket. E poi mamma mi ha insegnato due nuove pozioni"
"Ah si?"
"Si, una in particolare è fighissima. Ti fa contorcere tra atroci tormenti"
"Mh. Immagino di sapere chi le abbia ispirato una simile chicca"

Le labbra di Kim tremolano, trattenendo a stento un sorriso. Ascolta Neal dare la buonanotte ai ragazzi, salire sopra e fermarsi nella camera dei piccoli. Da un bacio ad entrambi, ma è alla femminuccia che rivolge qualche coccola in più, e che pare essersi svegliata qualche istante

"Facciamo un patto con papà, Katniss, vuoi? Tu rimani sempre piccola, e non indossi mai quella cosa orribile chiamata minigonna. E papà ti compra tutte le bambole che vuoi. Anche quelle rosa. Non trovi sia conveniente? Io dico proprio di si...Non sbadigliare, è un discorso serio"

Quando Neal entra in camera, Kim chiude gli occhi, ma non può spegnere il sorriso che le incurva le labbra. Lo ascolta spogliarsi, e farlo piano. Finchè la voce roca e bassa dell'uomo non scivola dentro la stanza

"Era la gonna che hai messo il giorno che siamo andati al lago, e abbiamo fatto pace. Mi piaceva il modo in cui le monetine riflettevano la luce, quando ci giocavo con le dita. E' stato il giorno che mi hai detto che non mi avresti perdonato, perchè non avevo nulla da farmi perdonare. Quello in cui, dopo parecchi mesi, sono tornato a respirare e ho smesso di trattenere il fiato all'idea che tu potessi andartene"

Riapre le palpebre, ma ancora non si gira. Lo sente scivolare nel letto, accanto a lei, la mano appropriarsi del suo posto preferito sul pancione, la bocca perdersi lungo una scia di baci sul suo collo.

"Selene ti somiglia tanto, ed io sono geloso. Almeno quanto lo ero di te. Lo sono di te. Ed ogni tanto parlo troppo. Certo, però, se voi donne Saunders aveste la decenza di coprirvi..."

A questo punto lei ride, e gira il viso a guardarlo. Nella penombra, gli occhi della strega scintillano piano.

"Se avessi avuto la decenza di coprirmi non avremmo quattro figli, al momento"
"Cinque, prego. Ti ho messo incinta cinque volte, e se continui a sbattermi in faccia quel tuo culo da zingara non escludo che possa finire col metterti incinta una sesta volta"

Le proteste di lui si spengono sulla bocca della moglie. E mentre la bacia afferra un sacchetto, dietro la propria schiena, e va a spostarlo dal lato di Kim

"Sai di popcorn. Lo sapevo che ti sarebbero venute le voglie, ma sappiamo entrambi cosa vorresti realmente adesso"
"Uhm...il tuo pisello?"
"No, amore, le ciambelle."
"Ah. Oh! Me le hai prese?"
"Si"
"Oddio, anche quelle col cioccolato?"
"Si"
"Le hai assaggiate?"
"No"
"Neal..."
"Quasi"
"Oddio, che buone"
"...dicevi sul serio prima?"
"A proposito di che?"
"A proposito del fatto che ti va il mio pisello"
"Mhmh"
"Adesso?"
"Dopo la ciambella"
"Stupida strega golosa"
"Zitto, sciocco lupo linguacciuto. E se proprio devi tenere quella spelonca aperta infilaci questa"

Un pezzo di ciambella sparisce, dentro le fauci di Neal, allo stesso modo in cui sparisce la stizza e lo scazzo di poco prima. Tra il rumore di dolci, e qualcos'altro di dolce, consumato di li a poco.

sabato 12 luglio 2014

Per ogni giù, c'è sempre un su.


Ho cercato la parola "piacevole" sul dizionario, per essere certa del significato che l'uso comune gli attribuisce. E, sempre secondo il dizionario, si definisce cosi qualcosa che provoca piacere di varia natura o che comunque stimola un senso di benessere. Si, decisamente, la serata di qualche giorno fa è stata piacevole. Nonostante la casa di Gwendolyn fosse piena zeppa di orride piantacce - maledette Rahsan e Melissa e il loro terroso senso dell'addobbo - e nonostante a un certo punto ho davvero creduto che Neal stesse per rompere il braccio a Melissa in quell'assurdo braccio di ferro. E tralasciando il fatto che, Jeanne, a tratti si rabbuiava, specie quando io e Mel le abbiamo passato entrambe contemporaneamente da bere e, scherzosamente, abbiamo fatto una battutina sui riti. Santiago è ancora molto lontano, nella Coven tutto è incerto, ma ieri sera ho respirato aria di casa. Quando ci sono i compleanni non posso fare a meno di pensare a quelli festeggiati con la nonna e, inevitabilmente, mi viene da sorridere. Lo decidevamo noi, il giorno, ed io festeggiavo quando mi pareva. Gwendolyn sembrava commossa...e felice. E Neal ha portato l'alcol, talmente tanto che alla fine brindavamo ognuno con la propria bottiglia. Jeanne gli sta simpatica, lo si vede dal modo in cui la punzecchiava. Ma penso che Melissa e il suo "caratterino" siano ciò che gli va più a genio. Unica pecca...il mio stomaco. Il giorno dopo ho rimesso anche l'anima, eppure non ho bevuto troppo. Tanto. Insomma, al solito. Ho fatto di peggio. Inizio a pensare di avere qualche merdoso virus, di quelli che ti regalano scagazza per dieci giorni. Ma ho paura che Neal si ripresenti con qualcuna delle sue tisane all'aglio, mefistofeliche. Per cui mi terrò il dissesto di budella e amen...passerà. Ne sono passate tante. Spero solo che in futuro ci siano più serate del genere, spensierate e rilassate. Voglio dire, sono pronta a sopportare un pò di diarrea per questo.

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Settembre 2008 - San Diego

Baba era morta da un giorno. E Kim stava sdraiata sul letto, a fissare il vuoto. Il tramonto era passato da un pezzo, e l'interno del carrozzone si tingeva di un nero che sembrava abbinarsi bene all'umore dell'appena ventenne zingarella. Si sentiva incredibilmente sola, adesso. Ora che la nonna era morta, che era stata seppellita, non gli restava che quel carrozzone e la propria carcassa a farle compagnia. Sapeva che d'ora in avanti, quando avrebbe aperto la porta, non ci sarebbe stato il suo sorriso ad accoglierla. Che quelle mani sempre piacevolmente calde non le avrebbero più riservato carezze, e che avrebbe dovuto fare a meno del suo profumo, del battito del suo cuore che ne aveva cullato i sogni da bambina. Con la morte di sua nonna qualcosa di tremendamente importante era finito, ed iniziava per lei un salto nel vuoto da un'altezza considerevole. D'ora in avanti non ci sarebbero stati consigli, rimproveri, divieti, concessioni. D'ora in avanti c'era solo lei, la propria intraprendenza, tutto ciò che le era stato insegnato ed un sano quanto radicato spirito di sopravvivenza. Era immersa in quel denso e freddo torpore che avvolge le persone dopo un lutto, quando gli uomini erano entrati. Prima ancora che potesse rendersene conto l'avevano afferrata e trascinata fuori. A nulla erano valse le urla, le proteste. Kim sembrava una gattina selvatica, a cui avessero bloccato le zampe. Soffiava, rizzava il pelo, miagolava disperata...ma era assolutamente impotente. Una volta fuori, c'era Gaspar ad attenderla, e un circolo di uomini a fare da schermo al resto del campo. Lei era nel mezzo, e si dibatteva selvaggiamente, mentre il capo continuava a parlare

"La morte di tua nonna è stata una liberazione. Non vogliamo figlie del demonio, tra di noi, e se l'abbiamo tollerata in questi anni è stato solo perchè..."
"TU! Avevi paura di lei!"
"...solo perchè era anziana. Tutto qui. Ma non è il tuo caso. Sei giovane e potrai andare dove ti pare. Senza, ovviamente, il carrozzone. Che resta a noi"

Kim era impallidita. La sua casa, la sua splendida piccola casa. Il suo mondo fatto di ricordi felici, di risate, di coccole, di affetto. Aveva scosso la testa, in segno negativo, incapace di parlare, convinta che fosse semplicemente un incubo, che davvero non le stavano togliendo anche l'ultima cosa cara che le era rimasta. A dispetto delle sue convinzioni, però, gli uomini avevano cominciato ad entrare all'interno dell'abitazione mobile. Sentiva il rumore di vetri rotti, cassetti che venivano aperti, cose gettate all'aria, sporcati da un contorno di risate maschili, imprecazioni, commenti. A quel punto, l'ultimo barlume di ragione nella testa della ragazza si era dissolto. E aveva puntato gli occhi azzurri su Gaspar, schiudendo con sdegno la bocca

"Io ti maledico Gaspar Joyce. Che il marchio della Scimmia ti brilli sulla fronte, ti spunti la sua coda, e tu ne abbia la risata. Ti maledico, scimmia, figlia di scimmie, procreatrice di scimmie!"

E nel concludere la frase aveva raccolto la saliva in bocca, arcuato la schiena sfruttando il fatto che due uomini la tenessero tra le braccia per prendere maggior slancio, come fosse lei stessa una fionda, e finendo col colpire il viso di Gaspar col proprio sputo. Lei non era ancora una Strega, i suoi poteri rimanevano ben celati in quel corpicino fragile e delicato. Ma i romanichal erano un popolo molto, molto, molto superstizioso. Nelle credenze comuni, la Scimmia era un animale immondo, grande portatore di sfortuna, e neppure l'uomo più coraggioso usava pronunciarne il nome. Lo sputo, inoltre, sanciva qualsiasi tipo di maledizione. Dunque, le parole di Kim, non erano affatto leggere e sottovalutate, non in una comunità dove l'ignoranza e la ristrettezza mentale dilagavano. Gaspar era rimasto a fissarla, in parte terrorizzato, in parte arrabbiato. Poi si era allontanato, ripulendosi col dorso della mano il viso, e quando era tornato dalla ragazza stringeva, tra le mani, un frustino da cavallo. Se si concentrava, a distanza di anni, lei ricordava ancora il sibilare della frusta nell'aria, e il dolore lancinante che ogni impatto le causava sulla schiena. Se quello era un gruppo, una famiglia, lei era felice di essere rimasta da sola


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Da dove comincio? Da Melissa che mi dice che io non so cosa sia una famiglia, da Reverie che ripete davanti a lei e Santiago che mi ucciderebbe se non fossi un membro della Coven? Da Santiago,  che attribuisce tutte le mie preoccupazioni riguardo quella vecchia a scazzi tra donne mestruate? Non c'è un inizio, in realtà, perchè non c'è neppure una fine. E' tutto un guazzabuglio confuso di cose inspiegabili. Come si può difendere qualcuno che conosci da appena un mese inculando chi  ti è stato vicino durante battaglie importanti, nei momenti del bisogno prima ancora che in quelli allegri? Che logica c'è nel voler aver accanto qualcuno che ammazza chi gli sta sul culo, minaccia random, oppure giustifica lo stupro come l'inevitabile conseguenza in cui imbatte un uomo tremendamente sexy?

Non ho dormito. Ho provato a dare un senso a tutto questo, più e più volte. A pensare che dev'esserci un motivo se Santiago ha agito cosi, che non può essere vero, che davvero non possono essere tutti impazziti come se - improvvisamente -si fossero messi d'accordo. Magari in un'altra vita, un'altra dimensione. Poi, però, ho capito che non c'era da capire. Probabilmente Reverie, a giudicare da tutti quei vezzeggiativi, da come calcava spesso quanto fosse amica di Santiago, e da come la sua aura gli si strusciava addosso, è stata una sua trombamica. O lo è ancora. Qualcosa del genere, insomma.
E Melissa...Melissa. A lei ha offerto un posto di lavoro, e a quanto pare vede del buono in quell'inutile coglione che ha provato a farsi Rahsan dopo lo scoppio del potere. Ha delirato, al granaio, e quando le ho chiesto se lei avrebbe dato modo a un pazzo armato di accetta di farle vedere quanto fosse brava ad utilizzarla ha detto che se il pazzo era lui...si. L'avrebbe fatto. 

Che dire? Se metti tanti psicopatici in un'unico posto non hai una Coven. Hai un manicomio. Ed io, con gente del genere, non voglio avere niente a che fare. Ho lasciato il gruppo, senza alcun rimpianto se non quello di aver aspettato mesi nel ritorno del Messia-Santiago, credendo ciecamente nel suo raziocinio. A sapere, che era già tutto deciso, tutto prestabilito, tutto architettato, avrei semplicemente fatto prima questo passo.
Jeanne e Joy se ne sono andate via, con me, ognuna per le proprie ragioni. Chi semina vento raccoglie tempesta, e se loro seminano teste di minchia, si ritroveranno con un gruppo di cazzoni in mano. Dunque...eccoli accontentati.

Di nuovo, mi sento sola. E delusa, e tradita, e sfiduciata nel concetto di gruppo. Di nuovo, mi sento schifata da persone che credevo a me vicine, e che si sono rivelate false, volta gabbana, bandiere esposte al volere del vento. Domani starò meglio, lo so già. Domani è un giorno diverso, ed io sono abituata ai cambiamenti. Ma oggi...oggi non posso fare a meno che sentirmi sola. Ho sempre Neal, Aria...i miei amici. Ma questo è un tipo di solitudine diversa. E' il tipo di vuoto che ti crea l'idea di non rivedere più Maya, il granaio, di non sedermi più su quel divano a stupideggiare. Tanti angolini di quel posto sono pregni di ricordi. Gli allenamenti con Heikki, le chiacchierate con Rebecca, la prima pozione insegnata da Santiago. L'attacco di Enoch, la cerimonia d'iniziazione. Rivedo ogni momento, come un mosaico fatto di minuscole e colorate tesserine. Finchè non arriva il vandalo di turno, che afferra il primo martello utile, e rompe l'armonia dell'insieme. Del mosaico, non resta che la polvere.
Cosa fa, un'Elementale d'Aria, di fronte a un mucchietto di polvere vecchia e maleodorante? Soffia. Soffia forte. Finchè ogni minima traccia non è andata via, altrove, disseminata in un posto lontano.
Rimboccati le maniche, Kim. E' ora di ricominciare. Se solo questa stupida nausea volesse andare via...



- - -


"E' tutta questa notte che sento una cosa strana su di te. Mentre dormivi ti ho annusata piu e piu' volte, non saprei dire cosa..Hai il mio odore. Ok, hai quasi sempre il mio odore ma questa volta e' diverso. L'odore non profiene dalla tua pelle, esternamente. Come quando ti tocco, e' come se tu avessi oltre al profumo della tua carne, anche il mio. E' una cosa davvero molto, molto strana."


"E'...un modo carino, per dirmi che sto per morire? Boh...io non sento niente. Forse dipende dal fatto che ieri, sotto la doccia, ci hai dato dentro nel venire, no? Buh. Devo...preoccuparmi?"

"Non e' la prima volta che ti vengo dentro in un certo modo, e poi non parlo dell'odore del mio sperma dentro le tue gambe. Parlo della mia traccia olfattiva dentro la tua traccia olfattiva, non so come spiegarti. E' come..se il profumo del cioccolato non fosse piu corrispondente solo al cioccolato ma diventasse cioccolato e vaniglia senza che vi sia traccia di vaniglia. Piu o meno.. Comunque non e' il mio naso che fa' le bizze, sta mattina ti ho annusata di nuovo. Ad ogni modo non puo' essere nulla di male..si tratta di odori e si tratta del mio odore, non c'e' da preoccuparsi. E' che non era mai capitato, magari sta sera gia non c'e' piu"

"Forse a furia di tenere la vaniglia appiccicata al cioccolato si sono impregnati. Tu non hai il mio odore, dentro? Cioè, è una cosa che hai notato solo su di me, non anche su di te? Si, magari..magari tutti quei cazzo di fiori ieri hanno fatto qualcosa ai nostri odori. Li ha fatti Melissa, magari erano stregati e ci hanno confuso la pelle. Non lo so. Io comunque sto bene, a parte i postumi da sbornia."

"No, io ho solo il mio odore addosso..in realta' tutti hanno solo il proprio odore. In piu sul proprio odore possono avere di deposito quello di qualsiasi altra cosa, ma ognuno ha un solo ed unico odore..distinguibile da tutto il resto del mondo. E' questo quello che mi confonde. E' impossibile averne due. Tu hai il tuo ed il mio. Si tratta della tua pelle, non c'entrano nulla i fiori. L'aroma che traspira dalla tua pelle e' il tuo. Comunque non so' che dirti..magari il mio naso  che fa' le bizze."

- - -
Kim ha intenzione di starsene sdraiata tutto il giorno a crogiolarsi al sole estivo,ed al momento se ne sta in piedi, in cucina, vicino alla penisola. La gamba destra sostiene il peso del corpo, la sinistra è lievemente piegata, e lei è intenta a farsi una limonata. No, non parliamo di effusioni di bocca, quanto del rimescolare dello zenzero dentro un bicchiere colmo di succo di limone con un cucchiaino. Si è di nuovo svegliata con un fastidioso senso di nausea, e comincia ad essere certa di aver preso un bel virus intestinale alla cena da Gwendolyn.

"Stupidi compleanni. Ecco perchè non lo festeggio" -  Ieri ha rimesso parecchie volte, ma aveva attribuito la cosa ad un attacco di nervi per la vicenda del granaio. Non ha detto nulla a Neal, che però non avrà faticato a sentire odore di bile nel bagno, nonostante le pulizie di lei

"Neal, hai visto le mie sigarette?!"

Non le trova da ieri sera, eppure era certa che il pacchetto fosse pieno e di averlo lasciato in questa stanza. Non urla, perchè sa che lui può sentirla tranquillamente anche se al momento si trova in giardino a parlare col padre, al telefono. «In questa cazzo di casa le mie cose sembrano avere i piedi» brontola, mentre l'altra mano si sposta a carezzarsi lo stomaco. Dalla finestra che da  proprio verso quello squarcio di terreno li di fuori per lei è possibile vederlo, seduto su una sdraio a tracannare la prima bottiglia di birra della giornata e a parlare al telefono con il padre anche se d'un tratto ha cambiato letteralmente espressione. E' saltato in piedi con la bocca aperta, neanche qualcuno gli stesse dicendo che ha appena vinto alla lotteria. Poi ha iniziato a fare avanti ed indietro piu e piu volte blaterando al telefono.Blocca finalmente da quell' andirivieni in giardino e poi fa un enorme sorrisone buttando successivamente tutta la bottiglia di Birra in gola, neanche ci si volesse affogare. Attacca il telefono e lo getta sulla sdraio, neanche volesse assicurarsi che stia zitto, non per niente si ritrova a fissarlo e passarsi le mani sulla faccia piu e piu volte. In tutto ciò lui Kim la sente, l'ascolta sempre. La sente blaterare di compleanni ma soprattutto di sigarette. Corre in casa con l' aria stralunata di chi non ci sta capendo nulla, sniffa l' odore del tabacco e senza troppi preamboli stritola il pacchetto fra le mani e lo butta nel cesto "No non le ho viste.." la osserva aspirando nuovamente il suo odore, il loro odore, poi ci si avvicina non sapendo bene come fare o cosa dire. 
"Hey..ciao.."
"Bene. Mi dai le tue? Pomeriggio le vado a comprare"  L'odore dell'uomo lo precede, mentre le si affianca, e quando solleva lo sguardo da lui al giornale se lo ritrova stralunato e...salutante. Batte le palpebre
"Ciao, come stai? Ci siamo visti meno di dieci minuti fa, ma...ehi, quanto tempo"
Lo prende in giro, per quel saluto, poco prima che lui tenti di prenderla per le mani e di metterla seduta 

"Mettiti a sedere, non dovresti affaticarti..ci penso io stai buona tu.." inizia gia con le premure, anche se ora parrebbero tanto insensate. " Evita lo sgabello potresti cadere..mangiamo in sala.."  Lei ha provato a fare una debole protesta, dal momento in cui l'ha afferrata dalle braccia facendola sedere, lanciando un'occhiata scettica alle  proprie gambe. Gambe chilometriche, che anche da seduta arrivano ampiamente a toccare il suolo, azzerando la possibilità che lei cada da li facendosi male. Neal si umetta le labbra e poi si gira verso la zona cucina iniziando a prendere un pò di roba, tra cui i piatti ma sarà un pò l'emozione o l'enfasi del momento riesce perfino a spaccarli fra le dita facendo rovinosamente cadere i cocci. " Cazzo"  borbotta, poi ritorna a parlare ad alta voce " Nulla..questi stupidi piatti sono cosi..fragili..ora sistemo io rimani li eh "Kim sposta, su di lui, uno sguardo preoccupato. Che si accentua nel sentire il rumore di piatti rotti. Offa allunga due tentacoli. Con uno scherma gli occhi di Kim, con l'altro si picchia addosso come in un facepalm "Tesoro..."  lei tenta di intavolarci un dialogo, osservandolo con una lieve apprensione "Guarda che se Trotto Arrapato ha perso non fa niente eh...ci rifaremo. Di quanto siamo sotto?" Crede che sia quello, a renderlo cosi nervoso e confuso, una scommessa ai cavalli andata male. Neal, nel frattempo, inizia totalmente a sclerare, ma sempre cercando di camuffare un po’ l’agitazione perche nel suo mondo giocoso lui sta’ facendo quello che fa’ al solito eh. " Si si, sono contento per il trotto arrapato, chissa quanti figli avra’ con tutta quella foga.." da’ le spalle a Kim, e si morde la lingua per costringersi ad un silenzio orripilante, perche e’ ovvio che la sua testa al momento sia proiettata solamente verso certi tipi di discorso. Si posa con ambo le mani sul lavandino, schiena curvata e sguardo fisso sul porcaio che ha lasciato a colazione all’interno, cercando di fare un po’ di training autogeno. Grandi respiri e rilascio d’aria dalle labbra e questo per piu’ volte. "Bambolina lascia stare trotto arrapato va’ tutto bene, non ansiarti. I soldi vanno e vengono , l’importante e’ che ora ti rilassi.." A questo punto le salta un'altra idea in mente. Forse quelle premure sono dovute ad altro. Al fatto che sia stata depressa, nei giorni precedenti. Si affretta, dunque, a rassicurarlo "Mi sono ripresa, sai? Non sono più triste" la bocca va a sorridergli, compiaciuti di quel suo modo di trattarla "Però dovrei essere triste un pò più spesso" adocchia, nel suo trafficare, del cibo oltre alle suppellettili. "Non devi essere triste, ci sono io con te ad aiutarti..imparero’ a fare la spesa ed a cucinare.." Lei lo guarda, schiudendo la bocca in una "o"di sgomento. "Imparerai a fare la spesa e a cucinare" Ripete, interdetta. Qualcosa non va, è evidente. D'improvviso, il cuore comincia ad accelerare "Neal? Che hai fatto?" Una scena simile di caos, anche se meno buffa, l'ha vissuta quando le ha parlato del tradimento. Il cuore vacilla, per un attimo, all'idea di nuove corna sulla sua testolina. Un'idea che viene scacciata con forza, dal pensiero di quanto siano felici ultimamente.  A proposito di cucinare... Le sue omelette stanno andando a fuoco in pratica, si sono carbonizzate. E poi parla tanto male delle doti culinarie della moglie. Le rigira di corsa e poi le mette sul piatto buttandoci un po’ di formaggio e delle salcicce trafugate dal frigorifero, continuando a parlare."Poi ti accompagno io ovunque, con la macchina..la bicicletta e’ pericolosa". 

Kim fissa, con orrore, quella cosa carbonizzata che lui vorrebbe farle trangugiare. Lo stomaco si fa sentire, di nuovo, lei ci porta una mano sopra "No, Neal, ti prego. Io oggi non mangio. Niente burritos, niente tacos...ho preso il succo di limone, con lo zenzero, va bene cosi" E poi si trova ad ammettere, riluttante "Sai, mi sa che ho preso di nuovo quel virus intestinale. E il dottore diceva di evitare di mangiare certe cose" Neal si ritrova a voltarsi con il viso verso di lei, corruga la fronte e ritorna poi sul piatto appena cucinato. Piatto che trasporta fin sopra il bidone della spazzatura, che viene fatto aprire con il pedale prima di buttare tutto all'interno. Richiude le labbra, e lo fissa "Sei sicuro che fuori non ti abbia punto un insetto?"» Chiede, cominciando a sospettare che lui sia vittima uno shock anafilattico in corso. Neal, nel frattempo, parla ancora di cibo "Va bene non mangiamo..queste cose cancerogene…mangiamo cose salutari..tipo..» tipo? Non sa’ bene quali cose siano salutari. Ma il formaggio gli pare una buona idea, infatti prende il tagliere, il coltello e la forma portandolo sul tavolo vicino a lei. "Almeno mangia un po di questo..e’ fatto con il latte, il latte..» oddio il latte. "Delle mucche. Oddio che cosa orribile, prendono il latte delle mamme mucche. Amore, non mangeremo piu formaggio" pausa "Dopo questo pranzo. Ho fame". Quando lui parte con quella filosofia sul latte lei scosta le chiappe dallo sgabello "No ok, ora chiamo Moonie" Evidentemente, vuole ricoverarlo. Non fa in tempo a recuperare il cellulare, però, si sente acciuffare dal collo e carezzare delicatamente, prima di vederlo chinarsi e darle un bacio. Uno di quelli dolci, stranamente delicati che pian piano si dilungano in qualcosa di sentito, sensuale, ricercando la lingua dell’altra con lappate lente. " Amore è sempre bello rivederti, sei bellissinma. Ti amo..tu non sai quanto" 

Kim si spinge verso di lui, sentendo sciogliere l'ansia da dosso, le mani che risalgono lungo le spalle dell'uomo, si intrecciano dietro il suo collo. Si scosta a guardarlo, facendo naso naso con lui, colpita da quel contatto "Marito, calmati. Qualsiasi cosa è successo, la risolviamo, ok?" Richiama a sè il proprio potere, quel tanto che basta per inumidirsi i palmi delle mani. L'acqua si forma sull'epidermide morbida della Precettrice, e lei sposta le mani a carezzargli il viso e il collo, con dolcezza, rinfrescandolo "Se hai perso soldi, li recuperiamo. Se hai perso la casa, vivremo dove ci capita. Se hai scopato con un'altra, te la uccido davanti prima di farti morire con atroci tormenti" bisbiglia, calma, quasi snocciolasse la lista della spesa, con un sorriso lieve sulla bocca. Gli occhi chiari rimangono fissi su quelli della moglie, lasciando quel corpo poderoso alla merce’ delle cure dell’altra " Non c’e’ niente da risolvere..davvero nulla " sente il potere dell’altra rinfrescargli la pelle, lasciandosi qualche istante a godere di quel tocco umido sulla pelle bollente. Emette perfino un mugugno compiaciuto mentre scivola con il viso contro quello della strega, in una carezza ruvida e sorniona, docile cosi solamente con lei. "Non dire sciocchezze..io non perdo mai soldi, la casa e’ nostra e rimarra’ nostra e non hai bisogno di uccidere proprio nessuno..." le da’ tre baci lungo la linea del collo, lenti e succhiati prima di tornare a guardarla in viso. Kim fa un pò più seria, dopo, fissando gli occhi nei suoi "Dunque? Che c'è?"

E lui è felice, maledettamente felice, e poi e’ preoccupato stupidamente preoccupato ed e’evidente che in tutto questo sia anche agitato. Non ha neanche pensato di andare li e dirlo a Kim tanto e’ preso dai propri pensieri, perche gia si vede con un figlio e si sta facendo tutti i filmini del caso, perche questo figlio non e’ nulla di improvviso e di non voluto, anzi sono mesi che ne avevano gia discusso, il suo arrivo oltre ad essere una notizia bella e’ qualcosa che lo fa’ andare su di giri. "Stavo solo cucinando..."  risponde a quella domanda sul cosa lui avrebbe o meno fatto, perche effettivamente gli pare la risposta piu sensata dal momento che oltre a quello non ha fatto davvero un bel niente. " Per te." aggiunge poco dopo quella piccola postilla, qualcosa di estremamente strano dato che lui non si mette ai fornelli neanche a spararlo. L' ha fatto giusto un paio di volte e per occasioni speciali, ed ovviamente sempre per lei. Nel sentirne il contatto con le labbra sembra essersi un poco tranquillizzato, tant’e’ che lo prolunga quel tanto da lasciarsi andare in un sospiro piacevole quando le due labbra schioccano poco prima di scivolare via l’une dalle altre.  " Beh.." come dirlo? Solitamente sono le madri a dire ai padri che sono incinte, mica il contrario. "Io e mio padre..crediamo che tu.." ok meglio non mettere di mezzo il padre, non e’ carino in quel momento no? Si umetta le labbra grattandosi un poco la barba all’altezza della mascella. " Diciamo..amore..aspettiamo un bambino.." plurale? " cioe’ tu aspetti un bambino ma io sono il padre, per cui..."

- - - 

Per cui siamo incinti. Sono incinta. C'è un cucciolo in arrivo.
E improvvisamente, un raggio di sole arrivò d'improvviso a spazzare via il grigiore dei miei pensieri, luce densa che spunta a riempire il vuoto creato da altri. Si, è vero. Probabilmente non sapevo ancora bene cosa fosse, una famiglia. Ma adesso...adesso lo so. 




giovedì 24 aprile 2014

Come sei bella, amica mia, come sei bella!




Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.


NashVille - Settembre 1996

Leon aveva bussato alla porta del carrozzone, ma era stata Baba ad aprirgli. Il bambino si era subito premurato di levarsi il cappello, davanti alla donna anziana, chiedendo se Kim fosse li dentro. 

"Si che è qui. Ma non è dell'umore adatto per giocare, oggi"
"Perchè?"
"Perchè, Leon? Che non lo sai come la tua gente, tuo padre per primo, la trattano? Non sai cosa è successo?"

Il bambino era rimasto zitto ed aveva abbassato la testa. Sapeva benissimo come la trattavano, e sapeva anche cos'era accaduto. Si festeggiava un matrimonio, quel giorno, nella carovana e quando Kim si era avvicinata alla roulotte della sposa per poterla ammirare la famiglia l'aveva scacciata gridandole dietro che portava sfortuna.  Lei era corsa a nascondersi tra le coperte colorate del proprio carrozzone, rifiutandosi di piangere come anche di starsene li a rimirare il giorno. Il bambino salì piano i gradini della roulotte e fece segno a Baba di chinarsi, per sussurrarle qualcosa all'orecchio.

Il giorno dopo, aveva portato Kim a fare un giro per i vigneti della piantagione vicina. Si era caricato in spalla uno zainetto, e ad un certo punto si era fermato

"Sai, Kim, ho pensato una cosa"
"Che cosa?"
"Che se vuoi, potrei sposarti io"
"...Eh?"
"Si...ti va?"
"Ma Leon, siamo piccoli!!!"
"Lo so, quando siamo grandi ti sposo davvero"
"Ma noi siamo amici!"
"Senti, femmina, fai un sacco di storie. Io l'ho fatto solo perchè ieri ti hanno cacciato e volevo che facessi la sposa pure tu"

Lei, a quel punto, aveva sorriso. Gli occhi azzurri si erano soffermati a lungo in quelli neri del bambino, e poi aveva sentenziato - <"Se è solo un gioco, allora si può fare"> - battendo le manine, felice ed eccitata. Lui si era inginocchiato, e le aveva infilato al dito l'anello di plastica che sigilla i tappi delle bottigliette da mezzo litro d'acqua. Poi l'aveva portata sotto un albero, drappeggiandole sulle testa un vaporoso tulle che aveva chiesto in prestito alla nonna di lei, e si era persino sprecato a raccogliere qualche fiorellino per farne un mazzetto. Leon aveva fatto da prete e da sposo, e alla fine della cerimonia si era chinato a darle un bacino sulla bocca, che Kim aveva pensato bene di ripulire con il dorso della propria mano. Poi erano andati da Baba, che secondo gli accordi presi dal bambino aveva fatto trovare loro una bella torta, di quelle che piacevano a lei, con mele e cioccolato. Alla piccola sembrava che mai nessuna sposa fosse più bella, e mai nessun matrimonio fosse cosi ben riuscito.



Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell'incenso.

New Haven - Giugno 1987

La sera prima, Stellan le avevo detto di andare via con lui. Di trasferirsi nel suo appartamento finchè non avesse finito lo stage, e di partire poi insieme per la Svezia. Luminitza ci aveva pensato su tutta la notte, ed alla fine aveva deciso. Avrebbe lasciato Ivan e si sarebbe ricostruita una vita lontano dal dolore che il marito le aveva regalato sino ad allora. Insieme, loro due avrebbero affrontato ogni prova che il destino riservava loro, e finalmente per lei il mondo avrebbe cominciato a girare nel verso giusto, e le canzoni nella sua testa a suonare solo parole di felicità. Era, dunque, con cuore estremamente leggero e felice che si avviava al solito incontro con il ragazzo. Ma di certo non si aspettava che, nell'aprire la porta del proprio appartamento, lui avrebbe l'avrebbe accolta con l'espressione addolorata e tesa di chi reca con sè pessime notizie. L'aveva abbracciata rimanendo a lungo stretto a quel corpicino, più basso del proprio di una ventina buona di centimetri, senza dire una parola. Era stata lei a parlare.

"Che è successo?"
"Io..."

Il telefono aveva suonato, e lui si era scostato dalla zingara facendole segno di attendere, e rifugiandosi nell'altra stanza. Lo sentiva, comunque, gridare attraverso i muri sottili dell'abitazione. La voce virile impastava parole in svedese, che lei ovviamente non comprendeva. Si era, però, avvicinata all'altro capo del telefono ed aveva alzata la cornetta e si sentiva, chiaramente, una voce femminile strillare tra le lacrime. Lei, ancora, non riusciva a realizzare. Solo dopo, la conversazione era cambiata. Ed  a parlare, adesso, era un uomo. E in inglese.

"Ma insomma Stellan, si può sapere..."
"Tutto questo è assurdo Thomas, dovresti farlo capire ai tuoi zii che..."
"Ma mettiti nei loro panni! E' una zingara, e sei ricco. Pensano che voglia rubarti soldi e..."
"Ma cosa diamine stai dicendo?! Lei è..."
"E la tua carriera? Sei destinato a grandi cose, davvero vuoi una moglie ladra e ignorante?"
"Non osare"
"Non ti parleranno più, lo sai. Sarai diseredato"

Luminitza iniziava, penosamente, a mettere posto ai propri pensieri in quella litania che aveva già sentito altre volte, in altre occasioni. Quella doveva essere la madre. E quello dall'altra parte il cugino americano che era ospite da loro per una sorta di ricerca. Loro erano ricchi, erano colti, erano potenti. E lei non era niente, se non un ostacolo. Aveva riabbassato la cornetta e riflettuto parecchio su cosa fare, e cosa dire. Quanto fosse in diritto di rovinare la vita dell'unico uomo che davvero l'aveva amata, strappandolo al suo futuro, alla sua famiglia. Quando la telefonata si era conclusa e Stellan era tornato nella stanza, nel voltarsi lei gli aveva rivolto il più affascinante dei propri sorrisi, e si era avvicinata a posare sulle labbra del ragazzo il più dolce dei suoi baci. Tutto questo poco prima di dirgli che la sua vita era li, e che aveva scelto di restare con il marito.

Mentre ritornava all'accampamento, Luminitza non piangeva. Teneva solo il volto chino, preoccupato e triste, tenendo ben nascosti dentro di sè i sentimenti che sentiva scalpitare nel cuore in quel momento. Si era accorta solo successivamente del vociare, abbastanza vicino, di persone in festa che facevano un gran baccano, ed aveva sollevato il viso, incuriosita. Una giovane sposa usciva, fiera e radiosa, dal sagrato di una chiesa tenendo sotto braccio il marito, entrambi accolti da una nutrita schiera di amici e parenti. A lei, in quel momento, era sembrato di morire. Aveva infilato la mano nella borsa, per recuperare un astuccio che,  nel riprendere a camminare, aveva avuto cura di gettare nel vicino secchio dell'immondizia. All'interno, uno stick pregno di urine, indicava che il test di gravidanza era positivo. Lei era incinta. Ma Stellan, questo, non l'avrebbe mai saputo.


Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.


Phoenix - Aprile 2014

Kim ha i capelli divisi da una riga centrale e raccolti in due lunghe trecce. Indossa un due pezzi in daino, con frange che adornano la scollatura del top e parte della lunga gonna, assieme a monili dai colori vivaci e splendenti che danno alla donna un’aria importante e cerimoniosa. Ai piedi è stata costretta a indossare dei mocassini piuttosto morbidi ed alcuni segni tipici le sono stati applicati sulla parte superiore del corpo attraverso “tempere” naturali. Neal invece è stato rivestito in pelli di cervo, mentre un ‘pettorale’ rigido e robusto con strane decorazioni corona il tutto, assieme ad aculei d’istrice, piume d’aquila e denti d’orso come pendenti, quasi fossero trofei da mostrare di importanza notevole. Segni sulle spalle e sulla parte superiore del colpo sono stati applicati anche a lui, meno fini e dal tratto più evidente rispetto a quelli di Kim, che si è appena ricongiunta al suo compagno una volta terminata la pratica ed uscita dall’Hogan. Solo dopo poco si rende conto che, li fuori, c'è anche la famiglia di Neal. Ed anche loro vestiti piuttosto stranamente. E tutti le sorridono, tra l'altro.



"Bambolina io e te somigliamo a degli indiani almeno quanto i tuoi muffin somigliano a dei Muffin ma..non c’e’ male. Non c’e’ male davvero. Ho avuto o no una bella idea? Sapevo che alla fine ti sarebbe piaciuto.."

"Si. Ascolta...mi spieghi perchè tu stai a torso nudo ed io ho questa..questa coltre di fiamme e fuoco!? E poi perchè se la cerimonia è per il mio nome indiano ti sei vestito come Balla coi Lupi? Tu hai già un nome"

 "Per proteggerti dal caldo, hai presente quei babbei sopra i cammelli in africa? Mica se ne vanno in giro nudi nonostante il caldo, li fanno sempre vedere abbardati a triplo strato, mi ricordano molto il mio armadio prima che tu venissi a casa. Un ammasso di strati aggomitolati a casaccio..Quanto cazzo si sta bene con questo pettorale invece.. dovrei andarmene in giro cosi anche a Bontemps, di ossa ne ho quante ne vuoi e per il resto c’e la pelliccia di cervo che conceresti per entrambi. Zero costi e tutto divertimento"

"Mh. Giusto per sapere...cos'è che stiamo qui riuniti a fare, oggi?" 

"Beh ci stiamo per sposare.. mi sembrava una cosa carina. Sai quella stronzata della dichiarazione in ginocchio e tutto il resto magari la facciamo dopo ora abbiamo una cerimonia da portare avanti"

"Ah ok, ci stiamo per...CHE CAZZO DICI!?"

Il potere era esploso. Ma niente feriti, niente morti. Solo un'allegra pioggerellina. Ma d'altronde, nozze bagnate, nozze fortunate. Di sicuro è stata una cerimonia particolare, sentita e intensa. Col padre di Neal che distribuiva ceffoni ai figli, intenti a farsi battutine, e Dakota che si prendeva cura di Kim traducendole cosa avveniva, passo dopo passo. Cassandra rimaneva dietro, commossa, aggiungendo anche lei qualcosa al discorso. I polsi di entrambi gli sposi sono stati uniti da un nastro, e durante la cerimonia Nastas, lo Stregone, ha pronunciato le parole secondo l'antico rituale 

"Ora che le vostre mani sono legate dal nastro, possiamo procedere a proclamare l’unione dei vostri spiriti attraverso la Natura. Salutiamo la Madre Terra. I corpi d'acqua, i fiumi, i grandi laghi, i torrenti tutti i corpi d'acqua, i nostri pozzi e le nostre sorgenti. Il Creatore ha creato anch'essi. Ha dato vita a quelle acque e dirige l'acqua perché lavori mano nella mano con tutta l'altra Vita che ha posto su questa Terra. Così quando noi beviamo l'acqua ogni giorno, la freschezza di quell'acqua e la estinzione della nostra sete ci portano alla mente la comunanza cui partecipiamo, e così vorrei chiedere che la nostra gente mentre beve quest'acqua oggi, lasci che le menti si uniscano come fossero una sola mente, offrendo il nostro saluto e la sua benedizione"

"Ai Quattro Venti. Essi soffiano notte e giorno. Fanno muovere l'aria e in questo modo sostengono la vita. Sono stati creati dal Creatore perché fossero condivisi da tutta la vita. A questi venti che non sono mai mancati che sono anch'essi ora ostacolati dall'umanità, che non sono più così sani, proprio come noi, che siamo divenuti molto malati; che ancora si sforzano di vivere e compiere i loro doveri. Così chiedo che tutta la gente diriga la propria attenzione allo Spirito e al Potere dei Venti che non si sono mai scostati dalle istruzioni del Creatore di fare il loro dovere a beneficio di tutta al vita. Porgiamo un saluto ai Venti e la loro benedizione. » 

"Alla nostra donna Luna, che il Creatore ha posto nel Cielo e che è il capo di tutta la Vita. Il Creatore ha posto nelle sue mani il dovere di guardare che le famiglie degli esseri umani continuino. Quando i nostri bambini nascono e noi li sentiamo piangere per la prima volta, ciò significa che Donna Luna è ancora forte e ancora condivide il suo potere con noi. Le maree dell'oceano salgono e calano, i giardini della Terra producono cibo E così siamo in grado di vivere. Lasciamo dunque che le nostre menti siano Una sola e porgiamo il saluto e il ringraziamento alla luna, la donna capo della Terra che sostiene e da vigore alla prorompenza del lupo, simbolo di potere. Animale feroce ma allo stesso tempo dedito alla protezione della propria famiglia, venerato come una guida e un maestro considerato come un fratello. Che possa proteggere questo nuovo sacro vincolo sotto la benedizione del Grande spirito. »

Poi aveva fatto fumare a entrambi dal Calumet, e prima che sciogliessero loro il nastro Neal si era alzanto in piedi aiutando Kim a fare altrettanto e sollevando l’incrocio delle loro mani in aria, come festeggiamento. Si era sporto verso il suo viso andando a cercare un bacio, non uno di quelli casti e leggeri da cerimonia in Chiesa, ma un bacio sentito, profondo e calcante che ne vuole per piu di un attimo nella ricerca di un intimita’ che gia gli uomini vanno a festeggiare con qualche urlo di gioia.

Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.


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Non riesco a smettere di sorridere. E  il cuore mi fa cosi male. Si può morire, di gioia? Credo di si. Non riesco a concettualizzare bene come sia successo. Che la sera prima mi dicesse che non si sentiva pronto, per le nozze, e il giorno dopo mi sposasse. So che abbiamo fatto il rito, ed io ero sconvolta, tanto che a momenti colpivo tutti con una palla d'acqua. Stupido marito, che rischia di farmi uccidere le persone. Marito. Ho un marito. Un marito che mi dorme nudo accanto, dentro all'Hogan che ci hanno dato in prestito. Che ha festeggiato con me e la sua famiglia, dopo la cerimonia. Mi ha preso in braccio, per farmi entrare qui dentro, e a un certo punto piangevo e ridevo insieme. E rideva pure lui. Non ci siamo detti nulla. Ci guardavamo con in gola il groppo di chi ha troppe cose da dire, e non vuole farlo con le parole. E poi ci siamo spogliati, e cercati, e mangiati. A terra, tra gli splendidi tappeti che le donne di qui intrecciano, vicino al braciere col fuoco. Ci siamo toccati a lungo, e baciati come se dall'incontro delle nostre bocche dipendesse la nostra stessa vita. E nel sonno, adesso, lui si muove e mugola, mi cerca tirandomi di nuovo a sè. E mi chiama Numees. Ho perso la cognizione del tempo, so solo che se è questo il Paradiso allora io sono morta, e voglio restarci per sempre. E' mio marito. Lui è mio marito. E continuiamo a sorriderci e darci i bacini come due deficienti. Folli, impulsivi, irascibili. E ora anche ebeti. Perdutamente. Innamorati, perdutamente. Ashkill continua a stringermi, ed io continuo a pensare che se preme cosi tanto io piangerò i polmoni dagli occhi. Eppure, allo stesso tempo, io non desidero che smetta. Tra il crepitare del fuoco, il suo sospirare, e lo strusciare dei nostri corpi, io ho finalmente compreso che il matrimonio non è il male, e che è solo un rito come un altro, per suggellare qualcosa che di fatto eravamo anche prima. Di fatto, saremo sempre. 
Una famiglia.


Il tuo palato è come vino squisito,

che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te